INFERMIERI, PROTESTA DAVANTI A MONTECITORIO

Infermieri, protesta davanti a Montecitorio con Massimo Baroni, Andrea Cecconi e Andrea Bottega (Nursind)

Per la Trasparenza e l’esigibilità dei Diritti. Battaglie contro le cooperative, a favore dell’ assunzione diretta di giovani infermieri e per il rinnovo del contratto.

Il Sindacato Nursind deve mantenersi libero e non colluso coi poteri della casta come ha fatto fino ad ora.

Il Movimento 5 Stelle sarà al suo fianco.

 

MASSIMO BARONI (M5S) con gli Infermieri durante la protesta davanti a Montecitorio

Ciao a tutti, sono un collega di Andrea Cecconi e faccio parte della Commissione Affari Sociali del Movimento 5 Stelle, insieme ad Andrea Bottega, Beppe Grillo e anche ad altre persone del Fatto Quotidiano abbiamo affrontato una battaglia importantissima che è anche una battaglia di sistema.

Perché questi “quattro geni supermegapresidentidirettorigenerali” della Sanità e che siedono anche al Senato stanno occupando tutto il loro tempo per cercare di mantenere la doppia poltrona da Presidente di Ordini di Sanità e per cercare di rimanere Senatori, non fanno altro dalla mattina alla sera.

Questi sono Fuori Legge!!! Perché la legge dice che non possono essere presidenti o vicepresidenti di Ordini e contemporaneamente Parlamentari, lo dice chiaramente, ma stanno cercando di fare di tutto per modificare la legge.

Quindi, signori, io vi dico una cosa, Noi Siamo Soli ma siamo tantissimi perché non possiamo contare su queste persone che pensano solo ai loro affari, vogliono una moneta di scambio, vogliono cercare di farvi entrare di far diventare poi i vari presidenti, i vari direttori dei sindacati per stipendiarli a 300 Mila Euro all’anno a fine carriera. Io non credo che Andrea Bottega (Nursind) finirà mai così, perché si è veramente rotto le scatole.

Qui è una battaglia per i Diritti, voi avete e fate un lavoro incredibile. Probabilmente un lavoro che è un esempio per molti dei nostri figli.

Io sono uno psicologo e mi considero un operatore di base, perché ho lavorato tanto nelle strutture psichiatriche insieme a voi facendo le notti.

Per questo so chi fa’ la sanità sono delle persone che sono li dalla Mattina alla sera a seguire gli atti quotidiani della vita dei pazienti e solo voi potete sapere quanto è importante questa Battaglia sui Diritti, sulla Esigibilità dei Diritti. Su turni massacranti che sono totalmente fuori legge.

Io adesso do la parola ad Andrea Cecconi e Andrea Bottega e vi ringrazio.

Questo è quello che stiamo cercando di fare. Oltre alle proposte siamo qui per cercare di stare vicino a voi. Perché sappiamo che non siete un sindacato che non è colluso coi poteri forti.

 

Qui l’emendamento a mia prima firma che abbiamo presentato in Commissione Affari Sociali come Movimento 5 Stelle

 

Ac 2769

emendamento

aggiungere l’articolo  21 bis con il seguente

  1. Entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente legge l’Aran è autorizzato, ricevuto l’atto di indirizzo del Comitato di settore e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ad aprire un tavolo di contrattazione integrativo per il Comparto sanità e l’area della dirigenza III e IV con l’obiettivo di stabilire i criteri di finanziamento degli istituti della contrattazione aziendale attraverso i risparmi di spesa conseguiti e certificati a seguito dell’impegno del personale dipendente.

 

Baroni, Cecconi, Dall’Osso, Di Vita, Silvia Giordano, Lorefice, Mantero, Cariello, Sorial, Caso

 

Qui l’incontro del 3 Novembre dopo il Presidio degli infermieri a Piazza Montecitorio con Andrea Bottega, Ivan Cavicchi e i commissari della M5S Affari Sociali

 

Di seguito una mia foto durante il presidio del 3 Novembre con gli infermieri e il sindacato della Nursind

baroni massimo infermieri

OSPEDALE DI OLBIA, I BARBATRUCCHI DELL’EX SAN RAFFAELE

 Signor Presidente, questo ordine del giorno vuole garantire la proporzione dei posti letto per mille abitanti come da articolo 15 del decreto Balduzzi per il nuovo ospedale San Raffaele di Olbia. Come è noto, questo ha disposto la riduzione dello standard di posti letto ospedalieri accreditati ed a carico del servizio sanitario regionale ad un livello non superiore a 3,7 posti letto per mille abitanti. Questo dato è comprensivo di zero virgola posti letto per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie. Qui vi spiego un «barbatrucco» o, meglio, lo spiego a lei, signor Presidente. È facilissimo fare i calcoli: i posti letto per post acuti sono il 20 per cento di quelli totali. Le previsioni che si sono affacciate per l’ospedale ex San Raffaele di Olbia sono di 242 posti letto, di cui 100 per post acuti ovvero la deroga che è presente nello sfascia-Italia prevede, oltre il Titolo V della Costituzione, una deroga in cui possiamo avere il 41 per cento dei post acuti in un ospedale.

Tutti questi saranno pagati con un impegno scritto di 55,6 milioni di euro all’anno dalla regione Sardegna, impegno già sottoscritto. Arriviamo alla tasca dei cittadini sardi. L’euro della sanità italiana si chiama DRG, ossia il tariffario che le regioni applicano ad ogni tipo di prestazioni e di cura ospedaliera. È noto che i costi di investimento delle strutture che si occupano delle fasi acute sono molto alti, soprattutto per l’alta specializzazione del personale medico e delle infrastrutture tecnologiche.

Ed è altrettanto noto che, al contrario, le strutture che si occupano di post-acuzie non hanno costi di investimento così alti e il privato accreditato nelle RSA e nelle case di cura rendono gli imprenditori in sanità molto ricchi, soprattutto a causa della lunghezza delle degenze autorizzate ed una bassa specializzazione del personale e delle infrastrutture. La proporzione che si prevede ad Olbia è evidentemente troppo sbilanciata a favore delle post-acuzie ossia i bassi costi e gli alti rendimenti. È il modo migliore per far guadagnare di più l’ospedale senza che quasi nessuno se ne accorga. Qui sorgono alcune considerazioni: se il decreto Balduzzi in piena epoca dispending review ha previsto il 20 per cento scarso di posti letto per post acuti, perché deroghiamo adesso a questa proporzione ? Di conseguenza la regione Sardegna o non sa far di conto o i conti li ha fatti benissimo e ha ritenuto che regalare soldi all’emiro del Qatar servisse a qualcosa o a qualcuno.

Una legge regionale n. 296 del 2006 citata dall’articolo 16 dello sfascia-Italia prevede che la Sardegna debba provvedere autonomamente al proprio fabbisogno sanitario e quindi chi pagherà questo ennesimo regalo ? Con un bell’aumento dell’IRPEF regionale i cittadini sardi. Il Governo Renzi si è fatto ingolosire dalle promesse fatte dalla Quasar Foundation. Queste con il passare del tempo si stanno si stanno sempre più assottigliando. Ma chi l’avrebbe mai immaginato, povero, povero Governo preso in giro da un finanziatore arabo poco fedele Le proporzioni dei posti-letto offerti dal Governo Renzo sono il chiaro sintomo di un attacco sistematico di un esercito di cavalli di Troia per un’arrembante filosofia privatistica, assicurativa e ospedalocentrica anche per prestazioni di cura terziaria, la più sociale e territoriale.

E pensare che la Sardegna è fra le regioni più virtuose per assistenza primaria e può contare su un’assistenza domiciliare indiretta e su un modello di sanità d’iniziativa, che è funzionante. Ancora una volta, ci troviamo di fronte alla distruzione della sanità pubblica: addirittura, all’articolo 16, è prevista, in deroga al decreto Balduzzi, la possibilità di arrivare fino al 6 per cento per l’acquisto di prestazioni sanitarie di assistenza specialistica ambulatoriale e di assistenza ospedaliera fornita da soggetti privati. Anche qui, Balduzzi prevedeva la diminuzione di questo tipo di spesa di una certa percentuale ogni anno, sempre in nome della spending review.

Ora noi vorremmo capire una cosa: ma la scusa della mancanza di soldi viene usata solo quando si deve distruggere il pubblico con l’accetta a favore del privato accreditato oppure ci stiamo avviando a sancire la definitiva sconfitta della sanità pubblica ? Perché devastarla? Con un potenziale da sviluppare grazie ad una programmazione, al monitoraggio della contabilità analitica, come fa il MoVimento 5 Stelle del Lazio alle ASL di Zingaretti; una commissione d’inchiesta sulla corruzione, proposta a prima firma di Giulia Di Vita; l’applicazione della farmacoterapia in monodosi negli ospedali, come da proposta di Giulia Grillo gli obblighi di trasparenza sono obblighi su cui siete indietro di vent’anni rispetto ai vincoli imposti da Bruxelles  in materia di prevenzione alla corruzione. E la trasparenza su questo accordo ne ha assai poco un accordo fatto nelle stanze chiuse di un esotico ufficio del Qatar.

 

video olbia 30 ott 2014

 

Massimo Enrico Baroni 30 Ottobre 2014

M5SOCCORSO. OPERAZIONE SANITÀ TRASPARENTE ASL FROSINONE

M5SOCCORSO. MASSIMO BARONI E DAVIDE BARILLARI: OPERAZIONE SANITÀ TRASPARENTE ASL FROSINONE

Mercoledì 3 settembre 2014. Assieme al Portavoce#M5S alla Regione Lazio Davide Barillari e su segnalazione di cittadini attivi e attivisti del M5S di Ceprano abbiamo effettuato un sopralluogo al locale presidio ospedaliero “Ferrari”, dove abbiamo appurato uno stato di abbandono e degrado di alcune sue parti. Tale Presidio nelle intenzioni di Zingaretti verrà spostato (forse?) a Ceccano, depotenziato come Casa della Salute da parte della ASL di Frosinone.

La mancanza di manutenzione ordinaria ha provocato degenerazione dei muri, dove sono presenti evidenti tracce di muffe, distaccamento degli intonaci, mal funzionamenti degli ascensori. Entrando nel merito, la condizione delle muffe crea delle condizioni igronometriche interne molto instabili con gravi rischi per la salute dei lavoratori e di mantenimento dei macchinari. L’ unico reparto che presenta interventi di cura e di manutenzione ordinaria è quello del livello terra, presso il reparto del centro di fisioterapia; al contrario un intero piano risulta completamente abbandonato e in condizioni inutilizzabili.

Le prestazione ambulatoriali sono molto lente e le prestazioni ecografiche sono incomprensibili con un apparecchio per la mammografia mai usato in 7 anni. Un apparecchio per Ortopanoramica non utilizzato per assenza di personale. Il reparto di Radiografia è compromesso dalla muffa. L’acquisto di un nuova sonda ecografica non compatibile col nuovo ecografo ha comportato uno spreco di 7500 euro.

Assenza di Manutenzione Ordinaria, locali inadeguati, personale sotto organico e macchinari inefficienti e la Asl regionale di Frosinone che fa ? Invece che intervenire e fornire subito strumentazione efficiente per dare servizi ai cittadini, sospende il servizio ginecologico, colpendo i medici che hanno avuto il coraggio di parlare e denunciare che da 3 anni chiedono invano macchinari efficienti.

Assieme agli attivisti della provincia, con Davide Barillari e Luca Frusone esprimiamo solidarietà agli operatori del servizio ginecologico di Ceprano, sospesi quest’oggi dalla Mastrobuono.

Facebook di Massimo Enrico Baroni

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LA SIDS E L’IMPORTANZA DI UNA BANCA DATI

M5S INTERROGAZIONE SIDS. Gli attivisti a 5 stelle di Milano hanno sollecitato le commissioni affari sociali di Camera e Senato su alcune specifiche inerenti la SIDS.

La sindrome della morte improvvisa del lattante, nota anche come sindrome della morte improvvisa infantile o morte inaspettata del lattante (in inglese Sudden Infant Death Syndrome o SIDS) è un fenomeno non ancora del tutto chiarito dalla ricerca scientifica: si manifesta provocando la morte improvvisa ed inaspettata di un lattante apparentemente sano, il decesso resta inspiegato anche dopo l’effettuazione di esami post-mortem; tale sindrome colpisce i bambini nel primo anno di vita ed è a tutt’oggi la prima causa di morte dei bambini nati sani avendo un’incidenza stimata, per similitudine con altri Paesi, che oscilla tra 0,7 e 1 per mille: come riportato sul sito del centro di ricerca «Lino Rossi» per lo studio e la prevenzione della morte inaspettata perinatale e della sindrome della morte improvvisa del lattante «secondo l’OMS la morte fetale nelle ultime settimane di gestazione (o durante il parto), nelle nazioni più sviluppate, ha l’incidenza di un caso ogni 120-150 gravidanze; Il 50-75 per cento di tali morti risulta inspiegabile a causa principalmente della mancanza di un protocollo standard di indagine post-mortem, specie neuropatologico, e di una banca dati anatomo-clinica. L’incidenza della morte fetale inaspettata e inspiegabile (SIUDS) è circa 10 volte superiore a quella della SIDS («morte in culla»), che colpisce un lattante apparentemente sano ogni 750-1000 nati e si pone come la più frequente causa naturale di decesso nel primo anno di vita. Nel complesso la SIUDS e la SIDS rappresentano uno dei maggiori problemi socio-sanitari e scientifici della medicina moderna, ancora irrisolto. Le conseguenze emotive per i famigliari sono devastanti. I costi sociali per le terapie sostegno medico-psicologico sono molto rilevanti, soprattutto se sommati all’immatura perdita di un numero elevato di potenziali individui produttivi»

Nelle scorse settimane assieme ai colleghi della M5S Commissione Affari Sociali e Paola Taverna abbiamo presentato delle interrogazioni e un video esplicativo: La SIDS e l’Importanza di una Banca Dati

Atto Camera – Interrogazione a risposta scritta 4-04504 presentato da Massimo Enrico Baroni

BARONI, GRILLO, SILVIA GIORDANO, LOREFICE, DALL’OSSO, CECCONI, DI VITA e MANTERO. 

— Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

la sindrome della morte improvvisa del lattante, nota anche come sindrome della morte improvvisa infantile o morte inaspettata del lattante (in inglese Sudden Infant Death Syndrome o SIDS) è un fenomeno non ancora del tutto chiarito dalla ricerca scientifica: si manifesta provocando la morte improvvisa ed inaspettata di un lattante apparentemente sano, il decesso resta inspiegato anche dopo l’effettuazione di esami post-mortem;

tale sindrome colpisce i bambini nel primo anno di vita ed è a tutt’oggi la prima causa di morte dei bambini nati sani avendo un’incidenza stimata, per similitudine con altri Paesi, che oscilla tra 0,7 e 1 per mille: come riportato sul sito del centro di ricerca «Lino Rossi» per lo studio e la prevenzione della morte inaspettata perinatale e della sindrome della morte improvvisa del lattante «secondo l’OMS la morte fetale nelle ultime settimane di gestazione (o durante il parto), nelle nazioni più sviluppate, ha l’incidenza di un caso ogni 120-150 gravidanze;

Il 50-75 per cento di tali morti risulta inspiegabile a causa principalmente della mancanza di un protocollo standard di indagine post-mortem, specie neuropatologico, e di una banca dati anatomo-clinica. L’incidenza della morte fetale inaspettata e inspiegabile (SIUDS) è circa 10 volte superiore a quella della SIDS («morte in culla»), che colpisce un lattante apparentemente sano ogni 750-1000 nati e si pone come la più frequente causa naturale di decesso nel primo anno di vita. Nel complesso la SIUDS e la SIDS rappresentano uno dei maggiori problemi socio-sanitari e scientifici della medicina moderna, ancora irrisolto. Le conseguenze emotive per i famigliari sono devastanti. I costi sociali per le terapie sostegno medico-psicologico sono molto rilevanti, soprattutto se sommati all’immatura perdita di un numero elevato di potenziali individui produttivi»;

la legge 2 febbraio 2006, n. 31: «disciplina del riscontro diagnostico sulle vittime della sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS) e di morte improvvisa del feto», prevede al comma dell’articolo 1 che «i lattanti deceduti improvvisamente entro un anno di vita senza causa apparente e i feti deceduti anch’essi senza causa apparente dopo la venticinquesima settimana di gestazione devono essere prontamente sottoposti con il consenso di entrambi i genitori a riscontro diagnostico da effettuarsi nei centri autorizzati secondo i criteri individuati nell’articolo 2, a cui sono inviati gli organi prelevati. Le informazioni relative alla gravidanza, allo sviluppo fetale e al parto e, nel caso di sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS), alle situazioni ambientali e familiari in cui si è verificato il decesso, raccolte con un’indagine familiare, devono essere accuratamente registrate e vagliate, per il completamento diagnostico e per finalità scientifiche, dall’ostetrico-ginecologo, dal neonatologo, dal pediatra curanti e dall’anatomo-patologo sulla base dei protocolli internazionali», disponendo inoltre all’articolo 3, comma 1, che «i risultati delle indagini svolte ai sensi dell’articolo 1 sono comunicati dai centri autorizzati alla prima cattedra dell’istituto di anatomia patologica dell’Università di Milano che, nel rispetto delle regole sul trattamento dei dati personali, provvede ad istituire una banca dati nazionale e a trasmettere i dati così raccolti alla regione competente per territorio, ai medici curanti e ai parenti delle vittime»;

sempre la medesima legge n. 31 del 2006 dispone, al comma 2 dell’articolo 1 che «il riscontro diagnostico di cui al comma 1 è effettuato secondo il protocollo diagnostico predisposto dalla prima cattedra dell’istituto di anatomia patologica dell’Università di Milano. Il suddetto protocollo, per essere applicabile, deve essere approvato dal Ministero della salute», aggiungendo inoltre all’articolo 2 comma 1 che «i criteri per l’autorizzazione dei centri di cui all’articolo 1 sono definiti, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro della salute, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano» ed inoltre al comma 2 dello stesso articolo che «entro centottanta giorni dall’adozione del decreto di cui al comma 1, le regioni provvedono ad individuare, sul loro territorio, i centri scientifici, di carattere universitario od ospedaliero, che svolgono la funzione di centri di riferimento per il riscontro diagnostico dei lattanti deceduti improvvisamente senza causa apparente entro un anno di vita e dei feti deceduti senza causa apparente dopo la venticinquesima settimana di gestazione»;

in seguito alla disattivazione dell’istituto di anatomia patologica dell’università di Milano (citato negli articolo 1 e 3 della legge), il Ministero della salute ha riconosciuto il centro «Lino Rossi» quale centro di riferimento nazionale per l’applicazione della legge n. 31 del 2006, accogliendo nel novembre 2009 la richiesta in tal senso avanzata in data 3 aprile 2009 dal direttore del dipartimento di scienze chirurgiche ricostruttive e diagnostiche dell’università di Milano cui il centro di ricerca «Lino Rossi di Milano» afferiva, designandolo quindi quale destinatario dei fondi previsti dalla legge;

il decreto ministeriale adottato dal Ministero della salute in data 21 dicembre 2007, in ottemperanza a quanto disposto dall’articolo 2 della summenzionata legge, definisce «i criteri per l’individuazione e l’autorizzazione, da parte delle Regioni, dei Centri di riferimento per il riscontro diagnostico sulle vittime della Sids e per la morte improvvisa del feto»;

ciononostante le disposizioni previste dalla legge n. 31 del 2006 risulterebbero ancora inattuate sul territorio nazionale, se si eccettuano alcune sporadiche, seppur significative eccezioni, in particolare considerando quanto disposto dalla provincia di Trento (deliberazione n. CONV7436/555-12 del 26/4/2012) e dall’azienda ospedaliera di Lecco (contratto Univ. Milano 282-2013 del 14/1/14);

in data 9 dicembre 2013 l’assessore alla sanità della regione Lombardia Mantovani, interrogato su tale questione con l’interrogazione consiliare n. 2065 terza commissione – SIDS (sindrome morte improvvisa del lattante), ha fornita una risposta nella quale si afferma che il protocollo diagnostico predisposto dalla prima cattedra dell’istituto di anatomia patologico dell’università di Milano e sottoposto al Ministero della salute è stato bocciato dal Consiglio superiore di sanità e che nel 2010 è stato costituito un nuovo gruppo di lavoro presso la direzione generale della prevenzione sanitaria, al fine di pervenire alla stesura di un nuovo protocollo per la diagnostica della SIDS e della morte fetale inaspettata, gruppo che nel mese di luglio 2012 ha trasmesso il proprio elaborato al Ministero della salute, esaminato dal Consiglio superiore sanità nella seduta del 12 novembre 2013 per il proseguimento dell’iter istituzionale;

sul sito internet del Ministero della salute, è disponibile all’indirizzo il testo del volume «La natimortalità: audit clinico e miglioramento della pratica assistenziale», il quale sarebbe stato distribuito dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali in tutti punti nascita e nelle anatomie patologiche ad essi collegate su tutto il territorio nazionale;

sul medesimo sito del Ministero della salute è inoltre possibile consultare e scaricare alcuni strumenti da lavoro utili nella pratica clinica, fra cui il protocollo autoptico –:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopraesposti;

quali siano le regioni che abbiano provveduto ad individuare sul loro territorio i centri scientifici, di carattere universitario od ospedaliero, che svolgono la funzione di centri di riferimento per il riscontro diagnostico dei lattanti deceduti secondo quanto previsto dall’articolo 2, comma 2, della legge n. 31 del 2006, e se abbiano rispettato i criteri imposti dalla summenzionata legge;

quali azioni intenda intraprendere con urgenza al fine di garantire la piena applicazione di quanto disposto dalla legge n. 31 del 2006 su tutto il territorio nazionale, in particolare con l’istituzione della banca dati nazionale per i casi di morte improvvisa del lattante (SIDS) e di morte improvvisa del feto;

se non ritenga opportuno tenere in considerazione le esperienze dei centri di Trento e Lecco quali modelli di riferimento;

se effettivamente sia stata formulata una valutazione di esito negativo in merito al protocollo diagnostico predisposto dalla prima cattedra dell’istituto di anatomia patologico dell’università di Milano e sottoposto al Ministero della salute, con quale atto, quali siano le motivazioni addotte e se università di Milano sia stata invitata a predisporre una nuova formulazione che tenesse conto delle criticità e delle obiezioni mosse dal Consiglio superiore di sanità;

se sia effettivamente avvenuta la nomina di un nuovo gruppo di lavoro per la predisposizione di un nuovo protocollo in violazione di quanto previsto dagli articoli 1 e 3 della legge n. 31 del 2006, per quali motivazioni e se l’autorità individuata dal comma 2 dell’articolo 1 della summenzionata legge ne sia stata messa al corrente;

se il volume «La natimortalità: audit clinico e miglioramento della pratica assistenziale» sia stato distribuito su tutto il territorio nazionale, se gli esami autoptici utilizzati dai suoi autori siano stati effettuati in conformità con quanto previsto dalla legge n. 31 del 2006 e relativo decreto del 22 dicembre 2007 e, in particolare, se il protocollo autoptico previsto tra gli strumenti di lavoro utili nella pratica clinica (nella sezione materiali operativi on line) sia stato approvato dal Ministero della salute prima della sua divulgazione.

Facebook di Massimo Enrico Baroni

VI MUNICIPIO: M5SOCCORSO. ISPEZIONE AGLI OSPEDALI DI TOR VERGATA E CASILINO

M5SOCCORSO. Ceeerto: c’è da aggiungere che il primario del pronto soccorso dott. Romeo ha una visione totalmente “ospedalocentrica” della sanità prontamente rimproverato durante la visita da uno dei “Mr Sanità” di Roma, il Prof. Simonetti ordinario di Radiologia di Tor Vergata (anche genero di Ciarrapico), collocato politicamente a destra, e Presidente della Ia sezione dell’Istituto Superiore di Sanità.

Non si muove foglia al Policlinico di Tor Vergata che Simonetti non voglia.

C’è il serio sospetto che qualsiasi direttore generale dell’ospedale e/o dell’ASL RMB non potrà mai opporsi a tanta concentrazione di potere, nemmeno decidessero per il bene dei cittadini, se vanno contro gli interessi di Simonetti.

Riusciranno i nuovi direttori generali a lavorare x i cittadini e non per assecondare i poteri forti?

Leggi l’articolo del Giornale Web Roma Today

Un’ispezione a sorpresa per valutare le condizioni dei Pronto soccorso del Policlinico Casilino e del Policlinico di Tor Vergata: venerdì scorso, un gruppo di parlamentari del M5S ha visitato le due strutture, dopo le numerose segnalazioni di associazioni, comitati e cittadini. Il blitz faceva parte di un’operazione coordinata, che ha coinvolto consiglieri regionali, municipali, comunali, deputati e senatori del Movimento 5 Stelle eletti nel Lazio, che si sono recati in alcuni Pronto Soccorso di Roma e provincia. In serata i portavoce sono andati anche al San Camillo. Il gruppo, composto dai portavoce alla Camera Massimo Enrico Baroni e Luca Frusone, dalla portavoce al Senato Paola Taverna e dal portavoce al Consiglio regionale Gianluca Perilli​, ha raccolto, attraverso schede ad hoc, le osservazioni degli utenti e le criticità rilevate nelle due strutture, tra cui i tempi di attesa, la carenza di posti letto e di personale.

282931_448758391856774_1930526181_n-2“Uno dei grossi problemi del Policlinico di Tor Vergata, come degli altri ospedali in condizioni di criticità a Roma e in Provincia, è che non si riesce ad effettuare ‘Medicina di Elezione’, ossia tutti quegli interventi ad alta ed altissima specializzazione medica”, spiega Massimo Enrico Baroni, portavoce del M5S alla Camera dei Deputati. “Nel Pronto soccorso di Tor Vergata, il capo del Dipartimento di Cardiologia e dell’Area Emergenza, Franco Romeo, ci ha precisato l’esistenza di una macchina Tac non utilizzata e che tutte le altre macchine per diagnosi sono sottoutilizzate – prosegue Baroni –. Inoltre ci sono 2 sale emergenza che potrebbero diventare all’urgenza sale operatorie. Come ci ha spiegato il Prof. Romeo, i tempi di attesa sono la maggiore criticità insieme alla carenza di personale: ritiene necessario avere 20 infermieri e un numero maggiore di anestesisti e cardiologi. La struttura inoltre esegue circa 400 interventi su infarto all’anno, mentre al San Camillo gli interventi sono appena 160. Entrambi hanno reparti noti per il loro funzionamento, ma i loro posti letto non sono gestiti in maniera programmatica, perché vengono riempiti da ricoveri di Pronto soccorso.

Il primario del Pronto Soccorso Casilino, Adolfo Pagnanelli, ha affermato che le maggiori criticità sono nei posti letto: a fronte di 18mila accessi, tra Casilino, Tor Vergata e Pertini, esistono solo 900 posti letto. Il Dott. Pagnanelli ha precisato anche l’esistenza di un problema di povertà della famiglia: molte persone non possono farsi carico di un familiare malato e ricorrono al Pronto Soccorso di queste tre strutture e al ricovero anche con codice verde. Quindi l’assenza di programmazione sanitaria e socio sanitaria fa si che il Pronto soccorso diventi un collo di bottiglia di tutti i casi di post acuzia e subacuzia, che non vengono direttamente trattati, malattie croniche che si riacutizzano a fronte di mancanza di presa incarico dei servizi di riabilitazione. L’ovvia conseguenza è l’intasamento dei Pronto Soccorso, che sopperiscono all’assenza di programmi distrettuali e municipali di sanità di iniziativa.

Articolo del Giornale Web Roma Today

 

Video del #M5S soccorso realizzato dalla Televisione Web Tiburno.tv – Blitz del Movimento5stelle nei pronto soccorso del Lazio 

Una serie di visite ispettive nei pronti soccorso del Lazio per verificare le condizioni di criticità segnalate da associazioni, comitati e cittadini sono state condotte il 17 Gennaio 2014 dai consiglieri regionali (Perilli, Barillari e Porello), municipali, comunali, deputati e senatori del Movimento 5 Stelle eletti nei Pronto Soccorso del Lazio. Della delegazione fanno parte i parlamentari Baroni, Taverna, Di Battista, Lombardi, Daga, Bernini, Iannuzzi, Frusone, e Simeoni