Ordini professionali e incompatibilità. L’audizione di Cantone alla Camera

Volevamo sapere se ben 4 senatori, che siedono tutti nella Commissione Sanità, possano rivestire contemporaneamente anche la carica di Presidente di ordine professionale.
I 4, nel corso di questa legislatura, hanno fatto di tutto per sfuggire alle norme sulla trasparenza e sull’anti corruzione oltre a quelle sulla incompatibilità di incarichi secondo il decreto legislativo 39/2013, tanto che nel “decreto del fare” sono riusciti a far mettere un emendamento ad castam per evitare di essere disarcionati dalle loro poltrone dorate di presidenti di ordini, almeno per il corrente mandato.
Nonostante la chiara azione di disturbo dell’on. Sisto, le risposte che ha dato il Dott. Cantone, da questo punto di vista, sono state chiare e nette: gli ordini professionali, in quanto enti pubblici non economici, devono sottostare a tutte le norme che riguardano la trasparenza e l’anti corruzione. Ma c’è di più: Cantone ha anche affermato, come già da noi più volte ribadito, che i Presidenti degli Ordini e dei Collegi professionali non solo hanno precisi poteri gestionali ma molto di più! E ciò li rende assolutamente incompatibili con il ruolo di Senatori.
Dopo queste dichiarazioni rese alla Camera da Cantone, la palla passa alla Giunta delle elezioni del Senato che non ne potrà non tenere conto.
Il Movimento 5 stelle vigilerà in maniera che al Senato non si perpetui ancora questo enorme ed ormai non più sopportabile conflitto di interessi.

 

Incompatibilità: La risposta a Quotidiano Sanità

In merito all’articolo pubblicato su Quotidiano sanità e relativo alla incompatibilità dei Presidenti di ordini/Senatori occorre fare alcune precisazioni per non diffondere informazioni non veritiere o poco chiare, eventualmente influenzate (forse) da “interessi” che devono essere anch’essi gestiti in maniera trasparente (l’editore di Quotidiano sanità è il medesimo che cura il sito istituzionale e la rivista dell’Ordine dei farmacisti di cui è direttore responsabile proprio il senatore Mandelli) .

Occorre dunque precisare quanto segue:

  1. l’art. 19 del d. lgs 39/2013  prevede la decadenza dall’incarico decorso il  termine  perentorio  di quindici giorni dalla contestazione  all’interessato  da  parte  del responsabile dell’anticorruzione nominato nell’ente.
  2. Il responsabile dell’anticorruzione che non rileva l’incompatibilità ne risponde personalmente anche in termini di danno all’immagine dell’ente ed è sottoposto in tal senso alla vigilanza dell’ANAC e della Corte dei Conti (che sui farmacisti ne ha escluso la competenza solo riguardo al controllo ma non alla giurisdizione);
  3. Il responsabile dell’anticorruzione deve essere per tali motivi indipendente dagli organi d’indirizzo dell’ente e risulta che il responsabile dell’anticorruzione degli infermieri e dei farmacisti sia stato nominato proprio tra gli eletti del Comitato Centrale (infermieri e farmacisti!);
  4. Per amministratore di ente s’intende, a norma del decreto 39/20013, gli  incarichi  di  Presidente  con deleghe gestionali dirette, amministratore delegato  e  assimilabili, di altro organo di  indirizzo  delle  attività  dell’entecomunque denominato, negli enti pubblici e negli enti di  diritto  privato  incontrollo pubblico.
  5. Il Consiglio nazionale degli ordini in questione è presieduto da Presidente ed è a tutti gli effetti organo d’indirizzo dell’ente ed il Comitato Centrale unitamente al Presidente hanno poteri gestionali innegabili desumibili dalle leggi istitutive e dai regolamenti degli ordini. Per comprendere se sussistano questi poteri gestionali basta porsi semplici domande e verificare ad esempio chi ha deliberato e firmato il contratto tra l’editore di Quotidiano sanità e la Federazione dei farmacisti; chi propone ed approva i bilanci degli ordini; chi delibera le spese o chi firma i mandati di pagamento; chi ha la rappresentanza legale dell’ente e resiste in giudizio ecc. A titolo di esempio basta guardare da chi è firmata questa delibera di spesa pubblicata sul sito dell’IPASVI o verificare chi ha poteri di spesa nell’IPASVI  (se il dirigente o il Comitato Centrale presieduto dal presidente) al seguente link.

Comunque sia appare a tratti deprimente e a tratti addirittura comico questo avvinghiarsi disperatamente ai cavilli di legge o decorrenza. Ripeto e ribadisco che l conflitto d’interesse, l’indipendenza e l’imparzialità sono prima di tutto connotazioni culturali e di stile che ciascun professionista e ciascun cittadino deve praticare al di là di una norma di legge!

La lobby degli ordini professionali la fa da padrone anche su Cantone. Che delusione Cantone!

Con la delibera n. 1 del 9 gennaio 2015 Cantone getta un secchio d’acqua gelida sulle speranze che questo paese possa essere diverso.

Il 22 ottobre 2014 chiedemmo a Cantone  di rispondere ad un serie di quesiti in merito all’applicazione della normativa anticorruzione agli ordini professionali, riassunti nelle 10 domande pubblicate sul blog  .

A queste l’ANAC rispose con la  delibera n. 145 del 2014  chiarendo come tutti gli Ordini ed i Collegi professionali siano soggetti all’applicazione delle norme previste sia dalla legge anticorruzione (190 del 2012) che dal decreto legislativo in materia di trasparenza (33 del 2013),  attenendosi ai divieti in tema di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi previsti dal decreto legislativo 39 del 2013.  Tuttavia non ritenne “opportuno entrare nel merito dei singoli casi” da noi denunciati (..)

Subito dopo rispondemmo con una lettera nella quale manifestavamo il nostro apprezzamento per la celeritá della risposta ma ribadimmo sui singoli casi dei parlamentari incompatibili che “nella lettera da noi inviata all’ANAC abbiamo fatto riferimento ad alcuni soggetti, che siedono anche in Parlamento, rispetto ai quali valutiamo esistano gli estremi dell’incompatibilità-inconferibilità di incarichi. La decisione di fare nomi e cognomi non è stata casuale, ma poggia sul principio in base al quale l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha il compito di esprimere le proprie valutazioni anche rispetto ai singoli casi.

Sui singoli casi non ricevemmo ulteriormente risposta alcuna.

Mentre una solerte risposta sul singolo caso è stata data con la sua delibera n. 1 del 9 gennaio 2015  alla nota del presidente dell’Ordine dei Farmacisti nonché senatore della Repubblica circa eventuali profili d’incompatibilità ai sensi del d. lgs 39/2013, nota acquisita dall’ANAC il 7 gennaio 2015 (è stata fornita risposta in soli 2 giorni!).

Le leggi italiane sono spesso liberamente e arbitrariamente interpretabili,  e spesso volutamente non chiare, ma il comma 1 dell’art. 11 del d. lgs 39/2013, come di rado accade, è di una chiarezza stupefacente: “Gli incarichi amministrativi di  vertice  nelle  amministrazioni statali, regionali e locali e gli incarichi di amministratore di ente pubblico di livello nazionale, regionale e locale, sono incompatibili con la carica di Presidente del  Consiglio  dei  ministri,  Ministro, Vice Ministro, sottosegretario di Stato e  commissario  straordinario del Governo di cui all’articolo 11 della legge  23  agosto  1988,  n. 400, o di parlamentare.” L’art 1 del medesimo d. lgs 39/2013  chiarisce alla lettera  l)  che per «incarichi di amministratore di enti pubblici  e  di  enti privati in controllo  pubblico»,  s’intendono gli  incarichi  di  Presidente  con deleghe gestionali dirette, amministratore delegato  e  assimilabili, di altro organo di  indirizzo  delle  attività  dell’ente,  comunque denominato, negli enti pubblici e negli enti di  diritto  privato  in controllo pubblico.

I Presidenti degli ordini professionali in questione hanno poteri gestionali diretti, hanno la rappresentanza legale, hanno potere di spesa, sottoscrivono contratti, fanno delibere a contrarre, firmano mandati di pagamento e firmano reversali d’incasso. Appare opportuno che il dr. Cantone legga con attenzione la legge istitutiva dell’ordine dei farmacisti, dei medici e degli infermieri, ovvero il Dlgs CpS 233/46 e il DPR 221/1950. Così come nell’ambito del potere che gli appartiene sarebbe stato opportuno verificare sui loro siti istituzionali se avessero tali poteri e acquisire agli atti tutta la documentazione utile ad esprimere un parere forse più ponderato.

Appare ovvia la conclusione della sua delibera, peraltro scoordinata dalle premesse e dai considerata, laddove dice che le incompatibilità di senatori  e deputati devono essere accertate dalle giunte delle rispettive camere di appartenenza. E’ chiaro che l’incompatibilità del Senatore è accertata dalla giunta del Senato, ma non già e non solo in base al d.lgs 39/2013 quanto piuttosto in base alla L. 60 del 1953 ed altre. Ed in tal senso su impulso del M5S il Presidente del Senato ha già investito la Giunta.

Ma l’incompatibilità del presidente di un Ordine che, ancorché eletto, assuma anche la carica di AMMINISTRATORE di un ente pubblico e che sia anche parlamentare da chi dovrebbe essere accertata se non dal responsabile dell’anticorruzione presente nell’Ordine e che agisce sulla base del d. lgs 39/2013 e sulla base delle delibere emanate dall’ANAC ovvero da Lei dr. Cantone? Lei dovrebbe vigilare sugli esatti e compiuti adempimenti dei responsabili della prevenzione della corruzione, che in questa maniera non potranno mai rilevare e contestare l’incompatibilità del presidente-amministratore di ente pubblico nonché parlamentare.

La riforma delle professioni sanitarie in discussione al Senato, il DDL Lorenzin neanche accenna a risolvere  questo problema di commistione tra indirizzo politico e gestione   così come non risolve il problema dei revisori dei conti eletti tra gli stessi iscritti all’Albo (medici o infermieri che fanno esercizio abusivo della professione di revisore dei conti).  Ancora compare la figura del tesoriere o del segretario che sono assolutamente in contrasto con la gestione amministrativa che discende dal d. lgs 165/2001. Questa controriforma vuole mantenere gli ordini provinciali nonostante non abbiano la capacità e la struttura adeguata per agire come un ente pubblico e garantire proprio la separazione tra gestione amministrativa e indirizzo politico. La maggior parte degli ordini provinciali non hanno dipendenti amministrativi e praticamente esistono solo le poltrone degli eletti (che evidentemente gestiscono totalmente  anche gli affari amministrativi ed economici, nonostante siano medici o infermieri);

E’ stata data indicazione agli ordini provinciali di nominare il responsabile dell’anticorruzione tra i componenti degli organi d’indirizzo politico-amministrativo, consapevoli che è fuori da ogni logica e norma di legge (controllati e controllori appassionatamente insieme) e al di fuori della obbligatoria separazione tra poteri gestionali e poteri politici.

La Federazione nazionale dei Farmacisti cui è indirizzata la sua delibera del 9 gennaio,  nonostante abbia un direttore generale che guadagna oltre € 200.000,00 l’anno, ha nominato come responsabile dell’anticorruzione un componente dell’indirizzo politico-amministrativo!

Questa storia è nata anche su impulso di una povera infermiera colpita da un procedimento disciplinare sollecitato dalla presidente/senatrice che oltre ad avere poteri gestionali ha anche un potere disciplinare che ha tentato di usare solo perché questa povera infermiera chiedeva più trasparenza e la risoluzione delle incompatibilità.

Questa storia è nata perché riteniamo stupefacente che un parlamentare possa risiedere contemporaneamente in altre 17 poltrone.

Questa storia è nata perché riteniamo che le lobby (alcuni veri e propri massoni) e gli interessi specifici non debbano godere di privilegi speciali contro gli interessi della collettività. Sono stati presentati diversi emendamenti, prefigurando addirittura un abuso d’ufficio, proprio da quei senatori/presidenti e con il precipuo vantaggio di aumentare la durata della loro carica da 3 a 4 anni oppure di derogare proprio alle norme sulla trasparenza e sull’anticorruzione. Vogliono norme ad hoc e lo dichiarano nelle aule del parlamento, ignari che LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI!

Questa è la storia d’Italia che non vuole risolvere la corruzione e non vuole prevenirla, non vuole affrontare il problema del conflitto d’interessi, delle incompatibilità, della prescrizione, del falso in bilancio. Questa è la storia di questo triste paese che vuole la povera gente colpita da procedimenti disciplinari o denunce ma vuole i frodatori liberi di rubare.

Il 14 gennaio si riunisce la giunta delle elezioni del Senato e si riunisce anche la camera di consiglio del TAR di Roma cui l’ordine forense ha fatto ricorso proprio avverso la sua delibera n. 145/2014.

Questa sua nuova delibera rabbuia la serenità di questi prossimi giudicati.

Rabbuia noi e tutti coloro che speravano in lei dr. Cantone. Credevamo che la sua presenza rendesse possibile cambiare questo paese. Siamo sconcertati e sconfortati.

PER APPROFONDIRE

I 4 SENATORI DELL’AVE MARIA

“Uno dei pilastri fondanti del MoVimento Cinque Stelle è l’unicità degli incarichi. Un altro è il limite di due mandati elettivi. Motivo? Non accumulare potere, non accumulare cariche. In Senato sono stati eletti quattro personaggi che siedono su 35 poltrone, controllano 850.000 iscritti e 16 miliardi di euro di patrimonio e non hanno alcuna intenzione di alzarsi. In totale questi signori siedono su scranni importanti da ben 45 anni!
Annalisa Silvestro: Presidente dell’IPASVI dal 2000 e Senatrice dal 2013;
Andrea Mandelli: Presidente dei farmacisti dal 2002 e Senatore dal 2013;
Amedeo Bianco: Presidente dei medici dal 2006 e Senatore dal 2013;
Luigi D’Ambrosio Lettieri: Senatore dal 2008 (oltre che dirigente F.O.F.I dal 2000).
A questo proposito il nostro portavoce capogruppo al Senato Alberto Airola ha scritto una lettera al Presidente del Senato Pietro Grasso affinché questi quattro dell’Ave Maria, in evidente conflitto di interessi, lascino almeno una delle due cariche che indebitamente(*) ricoprono.

Ci tengono a fare i Presidenti (o vice) degli Ordini Professionali cui appartengono?

Lascino allora quello da Senatore.

Abbiamo bisogno di gente onesta! E di moralità!”

Massimo Enrico Baroni portavoce alla Camera del M5S

 

A Piè di pagina il testo della Lettera di Alberto Airola – Movimento 5 Stelle di seguito l’immagine con tutti gli incarichi dei 4 dell’Ave Maria

SENATORI INCOMPATIBILI CON RUOLI UNITI

Roma, 14 novembre 2014

 

Onorevole Presidente,

 

a nome del gruppo parlamentare che presiedo desidero sottoporre alla Sua attenzione la situazione soggettiva di  quattro Senatori della Repubblica, che rivestono attualmente cariche di Presidenza di importanti Ordini Professionali, di carattere locale e nazionale. Si tratta, in particolare, dei Senatori:

 

  • Mandelli Andrea, Presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani; Presidente dell’Ordine dei farmacisti della provincia di Milano/Lodi;
  • D’Ambrosio Lettieri Luigi, Presidente Ordine dei Farmacisti di Bari/Bate Vicepresidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani;
  • Bianco Amedeo, Presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Torino – Presidente Federazione nazionale ordini medici chirurghi e odontoiatri;
  • Silvestro Annalisa, Presidente della Federazione Nazionale Collegi Infermieri.

 

Come noto, l’articolo 2, della Legge 15 febbraio 1953, n. 60, dispone che «i membri del Parlamento non possono ricoprire cariche, né esercitare funzioni di amministratore, presidente, liquidatore, sindaco o revisore, direttore generale o centrale, consulente legale o amministrativo con prestazioni di carattere permanente, in associazioni o enti che gestiscano servizi di qualunque genere per conto dello Stato o della pubblica Amministrazione, o ai quali lo Stato contribuisca in via ordinaria, direttamente o indirettamente».

 

Si richiama altresì anche l’art. 11 comma 1 del d. lgs 39/2013 che dispone “Gli incarichi amministrativi di  vertice  nelle  amministrazioni statali, regionali e locali e gli incarichi di amministratore di ente pubblico di livello nazionale, regionale e locale, sono incompatibili con la carica di Presidente del  Consiglio  dei  ministri,  Ministro, Vice Ministro, sottosegretario di Stato e  commissario  straordinario del Governo di cui all’articolo 11 della legge  23  agosto  1988,  n. 400, o di parlamentare.”, per le cariche eventualmente assunte dopo l’entrata in vigore del d. lgs 39/2013 ovvero il 4 maggio 2013.

_______________________________

Onorevole Senatore

dott. Pietro Grasso

Presidente del Senato della Repubblica

S E D E

Si richiama infine l’art. 3 legge 31 ottobre 1965, n. 1261 “Determinazione della indennità spettante ai membri del Parlamento”  che dispone: “Con  l’indennità’  parlamentare  non  possono  cumularsi  assegni o indennità,  medaglie  o  gettoni  di  presenza comunque derivanti da incarichi di carattere amministrativo, conferiti dallo Stato, da Enti pubblici,   da   banche   di   diritto   pubblico,  da  enti  privati concessionari  di  pubblici  servizi, da enti privati con azionariato statale  e da enti privati aventi rapporti di affari con lo Stato, le Regioni, le Province ed i Comuni.”

Stante, da parte degli Ordini Professionali, non solo la riconosciuta inclusione nell’ambito delle amministrazioni pubbliche – di cui al D.Lgs. 165/2001 – ma anche la loro effettiva gestione di servizi per conto dello Stato ovvero della pubblica amministrazione, appare ragionevole dubitare della compatibilità del mandato parlamentare dei summenzionati Senatori, oltreché del cumulo delle indennità eventualmente percepite

La posizione dei soggetti in questione, in quanto espressione di interessi di intere categorie professionali, appare dunque sconveniente al di là dei profili di carattere strettamente normativo.

E’, quindi, utile sottolineare come le attività da essi svolte siano gravemente inopportune per motivi di ordine morale e funzionale, considerato che i parlamentari in questione (rappresentanti del potere legislativo e di controllo) ricoprono, nel medesimo momento e in regime di conflitto di interessi, incarichi apicali in enti soggetti, a vario titolo, al controllo del Governo, dei Ministeri competenti e dell’ANAC presieduta dal dott. Raffaele Cantone.

La prego dunque, Onorevole Presidente, di voler valutare l’opportunità di procedere, con somma urgenza – attraverso l’opportuno coinvolgimento della Giunta per le elezioni e delle immunità parlamentari – ad effettuare gli opportuni accertamenti in relazione ai requisiti richiesti, dalla legislazione vigente, per i suddetti Senatori ed alle cariche da essi ricoperte.

Con i più cordiali saluti,

Per il Gruppo Movimento 5 Stelle

Il Presidente

Alberto Airola

 

 

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