Cosa è veramente successo in Emilia-Romagna sul caso 118?

Pieralli2

Incredibili i retroscena della vicenda 118 in Emilia Romagna, Deputati che intervengono alla Camera per tutelare parenti sospesi dall’Ordine dei Medici, senza dichiarare il conflitto di interesse.

Personale infermieristico e medico per anni preso in giro e sfruttato dalla politica e dalla gestione delle AUSL

Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie che miracolosamente, dopo la sua ricostituzione, vìola l’ordine cronologico dei dibattimenti per anticipare il “Caso Bologna”, con il probabile fine di “salvare il salvabile” e gli amici ed i parenti di…..

Ne leggerete delle belle !

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Ben nota la vicenda che ha portato l’ Ordine dei Medici di Bologna a sospendere una decina di medici dirigenti operanti nelle aziende sanitarie Emiliano Romagnole.

Tanti hanno parlato, sparlato, spesso a sproposito, ma  documenti alla mano, chi sa veramente cosa sia accaduto in Emilia-Romagna ?

Quello che vengo a scoprire è un quadro molto più articolato e complesso di quello che è apparso sui media, manipolati sapientemente per creare uno “scontro tra professioni”, da cui uscissero fischiettando i dirigenti e funzionari che avevano sfruttato il personale sanitario, esponendolo a rischi, non riconoscendo i dovuti compensi e incentivi, e di fatto generando iniquità nell’accesso alle cure dei cittadini.

Tutto inizia diversi anni fa quando dirigenti dei dipartimenti di emergenza e dei 118 della regione Emilia-Romagna cominciarono, ognuno nell’ambito della propria provincia, ad elaborare istruzioni operative che consentivano al personale infermieristico di mettere in atto procedure clinico assistenziali sui pazienti soccorsi.

Nulla di problematico, almeno in una fase iniziale, alcune procedure infatti erano e sono oggi previste dall’articolo 10 del DPR 27 marzo 1992. Questo articolo prevede che in condizioni di emergenza-urgenza possono essere delegate fleboclisi e altre procedure a personale infermieristico. Cito testualmente:

“Il personale infermieristico professionale, nello svolgimento del servizio di emergenza, può essere autorizzato a praticare iniezioni per via endovenosa e fleboclisi, nonché a svolgere le altre attività e manovre atte a salvaguardare le funzioni vitali, previste dai protocolli decisi dal medico responsabile del servizio.”

Ma allora dove sta il problema direte voi?

Ecco che emergono alcuni particolari interessanti che la politica del PD ha portato avanti nella regione Emilia-Romagna così come in altre regioni del Nord. Una politica di progressiva “macellazione” dei medici, della formazione medica, con contestuale attribuzione di nuovi compiti, responsabilità e funzioni, rigorosamente non pagati e nemmeno riconosciuti contrattualmente ed economicamente al personale infermieristico. Forse qualche dirigente infermieristico era troppo attento ad ingraziarsi le alte sfere e a svendere i colleghi, più che tutelare il lavoro ed i profili professionali.

Da diversi anni la normativa che regolamenta l’organizzazione del sistema di soccorso territoriale prevede dei parametri organizzativi rispetto al mezzo di soccorso avanzato e al mezzo di soccorso di base o intermedio. Addirittura il sito del ministero della salute, poco prima che venisse “corretto” guarda caso sulla base delle risposte che la regione Emilia-Romagna forniva a diverse interrogazioni alla giunta regionale, prevedeva essenzialmente che fossero ben definiti gli equipaggi dei mezzi di soccorso avanzato.

Il mezzo di soccorso avanzato come tale deve essere chiaramente un mezzo in grado di garantire la massima capacità assistenziale ai pazienti che vengono soccorsi e quindi deve essere un mezzo che nell’équipe preveda tanto la figura medica quanto quella infermieristica, in lavoro di equipe, coordinato e congiunto.

Tutto questo veniva inoltre esplicitamente citato nel sito del Ministero così come da altri documenti tra cui “Monitor”, la rivista di AGENAS numero 27 del  2011 .

La logica della normativa assolutamente condivisibile è che vi debba essere un numero di mezzi avanzati che derivi dal calcolo della popolazione della regione, diviso 60.000 con una correzione che faccia sì che il mezzo di soccorso avanzato non copra un territorio più ampio di 350 km2 al netto dei correttivi geografici montani o di zone particolarmente difficili da raggiungere.

Questa penetrazione è molto importante perché racchiude in sé alcuni principi di garanzia di equità di accesso alle cure e al soccorso:

  • ogni cittadino riceve un soccorso che mediamente deve essere calibrato in otto minuti in ambito urbano e 20 minuti in ambito extraurbano in base alla gravità presunta e quindi vedendo arrivare medico infermiere nel caso di criticità importanti.
  • qualora un mezzo di soccorso avanzato sia impegnato in un’emergenza, un altro mezzo avanzato potrà intervenire da un’area limitrofa con una tempistica ragionevole garantendo quindi un soccorso tempestivo del paziente
  • qualora vi siano incidenti con molti feriti instabili, come per esempio nel caso di traumi della strada, e servissero più mezzi medicalizzati gli stessi possono essere reperibili in una tempistica ragionevole

Quindi il sistema basato su quel parametro è un sistema che rende ragione sia della ridondanza dei mezzi con medico infermiere sia del volume di interventi di soccorso che servono a far mantenere le abilità cliniche agli operatori. Se avessi un’ambulanza ogni 20.000 abitanti chiaramente ogni mezzo farebbe pochi interventi e quindi anche le abilità degli operatori sui pazienti molto critici potrebbero diminuire. Il parametro 1: 60.000 garantisce invece un buon compromesso e se associato a una virtuosa rotazione del personale sanitario può garantire equità di accesso alle cure a tutti cittadini.

In Emilia-Romagna però qualcosa non ha funzionato, ma non ha funzionato nemmeno in altre regioni del nord, come per esempio nel Friuli dove e’ infuocata la polemica sulla rete emergenza urgenza.

Ma in Emilia-Romagna i medici dell’emergenza, hanno deciso quindi di denunciare una inadeguata organizzazione del 118 agli organi deputati al controllo delle attività dei medici e tra questi le procure della Repubblica e gli Ordini dei Medici Chirurghi Odontoiatri delle varie province.

Quello che nessuno ha mai avuto il coraggio di raccontare:

Le procedure incriminate chi le ha lette? Come mai alcune AUSL hanno osservato rigoroso silenzio?

Ebbene, leggendole, molte procedure tradiscono l’evidente intento, non di essere a “salvaguardia” delle funzioni vitali di un paziente critico, ma di essere un vero e proprio strumento per surrogare l’intervento medico su pazienti critici. E come mai questo? Perché’ i mezzi con medico e infermiere, in Emilia Romagna, sono circa 1:90.000 abitanti, e allora i funzionari cercano di fare in modo che l’infermiere non solo agisca a tutela dei pazienti, ma vicari proprio le funzioni del medico che avrebbe potuto o dovuto intervenire su questi pazienti.

Molte procedure poi, nemmeno erano legate alla “salvaguardia” delle funzioni vitali. Gli infermieri, rigorosamente senza alcun riconoscimento, garanzia di legge o di formazione, erano utilizzati per valutare ECG (per evitare di doverne mandare troppi in cardiologica su pazienti con dolore al petto), oppure a prescrivere analgesici prima che i malati fossero visitati, sedavano a tentavano di intubare pazienti con dosi fisse di farmaci indipendentemente dal singolo quadro del paziente.

Le procedure le potete leggere…. Qua allegate…… E anche qui

Per evitare di attivare i pochi mezzi con medico, ed evitare di assumere non solo medici, ma anche infermieri in numero proporzionale ad i MSA (Mezzi di Soccorso Avanzati), ecco che si e’ tentato il colpaccio: faccio fare tutto gratis all’infermiere.

Il DPR 27 marzo ‘92 pero’ non ha mai inteso con l’articolo 10 negare una valutazione medica a un paziente critico ma piuttosto ha inteso garantire che qualora vi fosse uno stato di necessità si potesse prevedere che il personale infermieristico opportunamente addestrato potesse mettere in atto delle manovre nell’attesa di un supporto medico.  Se volessimo contestualizzare all’epoca di stesura della legge nella realtà questa si traduceva nel fatto di poter iniziare le manovre rianimatorie di base o di mettere una flebo che all’epoca era un atto di esclusiva pertinenza medica. Ovviamente l’evoluzione dei servizi sanitari c’e’ stata e quindi molte di queste funzioni si sono evolute, ma non si è mai potuto prevedere uno scavalco dei limiti previsti per l’abilitazione agli esercizi delle varie professioni.

Quali altri impatti ? E’ proprio tutto qua ?

Come si diceva, la regione Emilia-Romagna ha un rapporto di mezzi medicalizzati diverso da quello di 1/60.000, circa 1/90.000 e non poche sono state le segnalazioni di disservizi o problemi di criticità vissute dai cittadini che nei vari territori non vedono garantito il servizio allo stesso modo.

Per esempio: nell’area montana di Modena si è scoperto che diverse postazioni che già erano “irregolari” sul piano organizzativo in quanto prevedevano un medico di guardia medica al posto di un medico di emergenza sono poi state soppresse e sostituite solo con infermieri dotati di procedure standard per tutti i pazienti che venivano soccorsi.

La stessa Regione Emilia Romagna nella DGR 1362 del 2016 aveva previsto che il personale dovesse avere specifici criteri : ““a medici in possesso dell’idoneità all’esercizio dell’attività di emergenza sanitaria territoriali, come previsto all’art. 96 dell’Accordo Collettivo Nazionale per la medicina generale vigente, utilizzando graduatorie aziendali con validità annuale;

Atteso che per consentire la necessaria formazione ed il conseguimento dell’attestato di cui sopra, il cui possesso è requisito indispensabile per lo svolgimento dell’attività di emergenza sanitaria territoriale, sono stati organizzati e svolti, con cadenza regolare, gli specifici corsi in Aziende della Regione Emilia-Romagna, al fine di assicurare la disponibilità di personale medico qualificato per le esigenze del Servizio”

Per la cronaca, e per l’ordine che dovrebbe vigilare, ancora esistono postazioni 118 di Modena ove operano medici di famiglia e guardia medica, e altre di Parma in cui si reclutano medici tramite associazioni ONLUS, tutto questo fuori dal perimetro normativo italiano.

Su Piacenza la situazione è ancora peggiore, si contano complessivamente tre mezzi medicalizzati su tutto il territorio provinciale, montagna compresa e i mezzi infermieristici nelle procedure che potete leggere qui allegate venivano considerati esattamente equivalenti ed equipollenti rispetto i mezzi con composizioni di equipaggio medico-infermiere.

Addirittura veniva previsto che il medico dovesse attenersi alle stesse procedure previste per l’infermiere e che quindi i pazienti dovessero essere trattati in modo standardizzato. Financo l’assessore alla sanità Sergio Venturi della regione Emilia-Romagna rispondendo a questa interrogazione suggeriva l’azienda di Piacenza di evitare di considerare i mezzi infermieristici come equivalenti a quelli medicalizzati e quindi di inviare il mezzo medicalizzato “a pazienti critici”.

A Bologna le procedure apparivano minori in numero e con deleghe inferiori, ma con sostanziali problemi:

  • Gli infermieri sono costretti a eseguire ECG e a valutare autonomamente se inviare il tracciato al cardiologo o meno, davanti a pazienti con dolore toracico o altri quadri che hanno richiesto l’esecuzione dell’esame,
  • In altre procedure addirittura, nonostante i cambiamenti delle raccomandazioni delle Linee guida internazionali, viene imposto, per mancata revisione, che gli infermieri somministrino, per esempio, ossigeno a tutti i pazienti infartuati, contrariamente alle raccomandazioni scientifiche.

L’ Emilia-Romagna è anche la patria dove ha lavorato nell’azienda di Bologna la senatrice Silvestro che oggi si fa tanto portavoce della crescita degli infermieri che in realtà in Emilia-Romagna sono stati sfruttati oltremodo, attribuendo loro compiti e responsabilità contestabili da parte di qualunque assicurazione che dovesse coprire un sinistro e senza mai riconoscere né economicamente né contrattualmente alcuna tutela o garanzia.

In pratica se andiamo a leggere le procedure vediamo che quelle di Piacenza prevedevano veri e propri atti di diagnosi e di terapia e addirittura medici che autorizzavano gli infermieri alla prescrizione e somministrazione di farmaci soggetti a prescrizione medica; talvolta limitativa e specialistica come farmaci stupefacenti anestesiologici.

Leggendo le procedure di Modena emerge chiaramente come la letteratura e il percorso di consenso che è stato svolto per redigere questi atti è decisamente scarso e inadeguato. In alcune procedure addirittura veniva previsto che si attuasse un trattamento o l’altro in funzione di una diagnosi clinica, diagnosi che il personale infermieristico non ha titolo di fare

Ma i cittadini erano consapevoli di essere trattati con farmaci stupefacenti, antiaritmici, antinfiammatori o altro da parte di personale infermieristico?  Perché un conto è l’iniziale gestione di un’emergenza nell’attesa del medico, un altro conto è delegare secondo procedure standard per qualunque tipo di paziente gli stessi trattamenti.

Ogni paziente e’ diverso da un altro, ogni persona un caso, ognuno ha personali terapie che sta assumendo, com’è possibile pensare di poter trattare tutti i pazienti come polli d’allevamento intensivo in batteria? Le Linee Guida Internazionali da cui molte procedure derivano sono LINEE GUIDA, NON PROTOCOLLI. Le Linee guida servono perché ogni medico le adatti poi al singolo caso, alla singola persona che ha davanti. Qui invece, per risparmiare sulla pelle della gente, le emergenze si trattano in modo automatizzato, solo su segni e sintomi. E’ davvero questo ciò che i cittadini italiani vogliono? O piuttosto équipe di professionisti che abbiano mezzi sufficienti ove fare tirocinio, e che abbiano quindi l’expertise adeguata ad applicare le raccomandazioni internazionali, calandole sulla singola persona assistita ?

Le pseudo soluzioni

Come uscire dal caos ?  La regione Emilia-Romagna emette una DGR,  delibera di giunta che crea delle linee guida omogenee per evitare la diversa organizzazione in ogni provincia e di fatto cancella la gran parte dei protocolli esistenti su Modena e su Piacenza e rivede sostanzialmente quelle di Bologna. Di fatto, quindi, si dà ragione agli Ordini dei Medici che avevano contestato la delega di atti medici al personale infermieristico.

Ma non va ancora bene, le linee guida hanno ancora dei problemi, non troppi ma ancora alcuni esistono tanto che la federazione regionale degli ordini dei Medici dell’Emilia Romagna ha emesso un documento comune con il quale comunque esprimeva perplessità rispetto ad alcuni degli algoritmi

Ma chi li aveva elaborati questi algoritmi ? Guarda caso sono stati elaborati da una commissione tecnica all’interno della quale erano presenti buona parte dei dirigenti che sono stati sospesi e che sono stati costretti a rivedere tante delle proprie posizioni.

Insomma: qualcosa di grosso che non andava c’era eccome

 Si consideri inoltre che la regione Emilia-Romagna per almeno una decina d’anni aveva bloccato la formazione dei medici dell’emergenza territoriale proprio perché c’era una visione a direzione “infermiere-centrica” che prevedeva uno spostamento progressivo di attività dal medico all’infermiere e un depauperamento  del patrimonio di medici-infermieri dell’emergenza . 

Era evidente questo atteggiamento, già dal fatto che la direzione regionale del servizio fosse affidata ad un dirigente infermieristico: Marco Vigna, che negli anni pare si sia poco preoccupato di tutte queste questioni per poi passare le redini ad un successore.

Il PD corre ai ripari: l’ Ordine è di sparare contro gli Ordini !

il Collegio IPASVI di Bologna, tramite Pietro Giurdanella, il quale promuove il movimento “noi siamo pronti”, che vuole combattere per l’acquisizione di autonomia professionale nelle procedure infermieristiche avanzate. Leggendo molti dei post e anche dei recenti articoli si capisce che buona parte delle informazioni che vengono presentate al mondo infermieristico sono enormemente manipolate e fuorvianti rispetto alla realtà degli accadimenti e cercano di installare erronee convinzioni nel popolo infermieristico.

Sarebbe interessante iniziare a dire che l’Onorevole Donata Lenzi risulta in un lievissimo conflitto di interessi in quanto il principale sospeso dell’azienda di Bologna, il Dottor Giovanni Gordini risulterebbe con essa imparentato, e pare nemmeno troppo alla lontana.

La regione ovviamente tramite l’On. Donata Lenzi rivendica il fatto che gli ordini non si debbano occupare di programmazione dei servizi sanitari, questione assolutamente reale, senza considerare però il fatto che gli ordini hanno agito su un piano deontologico contestando il fatto che un medico – assunto con concorso proprio in quanto medico – non può emanare atti di delega tipicamente propri della sua professione a figure sanitarie che non abbiano l’abilitazione dello Stato a svolgere tali atti e a svolgere tali funzioni. Insomma si sono dati i superpoteri agli infermieri continuandoli a pagare esattamente come prima! La scusa è sempre quella, i medici non li abbiamo!

 

Ancora più interessante, la regione ha agito facendo modificare il sito del ministero della salute per poi citare la modifica “ad hoc” nelle risposte. Qualcuno se n’è accorto e ha, in tempi non sospetti, pubblicato il “prima” e il “dopo” della pagina del Ministero relativa al 118, confrontandolo con le risposte che la giunta regionale dell’Emilia-Romagna a guida PD forniva agli interroganti.

Infine una lettera del ministero, il quale raramente risponde, è quella che la Regione Emilia-Romagna aveva preparato, preconfezionato in questo continuo balletto tra Venturi Bonaccini Lorenzin e Renzi per cercare di salvare la faccia ed il posteriore.

I cittadini però non sono stupidi ed anche gli infermieri hanno capito che forse, stanno cercando di fregarli, nel silenzio dei (sempre meno) medici dell’emergenza.

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Gruppo INI – Soldi pubblici e sanità privata: Dove sono i soldi?

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Qualcuno mi chiedeva se stesse arrivando la puntata successiva del malaffare sulla Sanità del Lazio.

Visto l’argomento l’attesa è sempre breve rispetto alla morte e alle liste d’attesa alle quali Zingaretti, garante della Salute Pubblica, costringe i malati italiani.

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Liste d’attesa che si liberano come per magia, dato che ogni anno sempre più italiani rinunciano definitivamente a curarsi.

E per i malati cronici?

Parleremo ancora di strutture sanitarie private accreditate, le “clinicarie”, e questa volta di un gruppo che da solo ne conta ben 9 tra Lazio e Abruzzo.

Il gruppo INI ha mille (1000!) posti letto e almeno altrettanti dipendenti.

Gli appassionati del “genere”  si accorgeranno dei comuni segni di riconoscimento con le altre Cliniche trattate fino ad oggi su questo blog, i neofiti non si impressionino è uno schema lineare, definito e di facile comprensione.

Eravamo rimasti agli ingredienti comuni e necessari alla ricetta che garantisce un menù a base di “soldi pubblici”.

Vediamo il menù della Sanità Laziale gestita dal privato e accreditata da Zingaretti:

  1. Regione Lazio; (primo)
  2. ASL di competenza; (secondo)
  3. Sindacati; (contorno)
  4. Crisi Aziendale (supposta).

Chef esperti utilizzano in ricetta la formula “q.b.” (quanto basta) di tutto.
Preparano il piatto e lo gustano comodamente seduti sotto il tendone dell’AIOP Lazio.

Questa volta ci occuperemo della “prova del cuoco” della famiglia Faroni che gestisce il gruppo INI e di Jessica Faroni Presidente Regionale dell’AIOP Lazio. L’Associazione Italiana Ospedalità Privata che rappresenta, su tutto il territorio nazionale, 500 Case di Cura con oltre 53.000 posti letto di cui 45.000 accreditati con il Servizio Sanitario Nazionale.

Le Strutture sanitarie che abbiamo imparato a conoscere, Villa Armonia [2], Gli Annali, Colle Cesarano [2], sono tutte associate all’AIOP e i nomi dei loro gestori, Paolo Rosati, Massimo Forti, Manfredino Genova  sono tutti parte del Direttivo e/o dell’Esecutivo dell’Associazione stessa

Un’inquietante coincidenza, ma per coloro che non credono alle coincidenza il termine  “Associazione” potrebbe far pensare ad un altro tipo di attività.

Tra gli chef non può mancare l’aiuto cuoco, dr. Marco Vincenzi. Pare che sul territorio tiburtino sia il punto di riferimento per il controllo e la cottura dei manicaretti.

Un amico aiuto cuoco serve sempre…

Il caso ha voluto che pochi giorni prima dello scadere del suo mandato da Sindaco di Tivoli, rilasciasse l’autorizzazione  al cambio di destinazione d’uso per una favolosa speculazione edilizia a vantaggio dei Faroni  e secondo un’informativa del Ros dei Carabinieri, risalente al 18 ottobre 2014, allegata all’inchiesta su Mafia Capitale, Marco Vincenzi “ percepisce reddito anche dall’Istituto Neurotraumatologico Italiano Spa”

E che volete? quando la cucina è buona uno si “Associa”, prima assaggia, poi si accomoda e gradisce …

Ma torniamo alla prova del cuoco. Pronti?

Carta, penna e fornelli…seguite con attenzione la ricetta!

Le ASL di competenza sul territorio, dopo i dovuti sopralluoghi, certificano che nelle strutture sanitarie del gruppo, sono rispettati i requisiti minimi previsti dalla legge.  Ma non sempre come vedremo dopo, indagando.

La Regione, al contrario, accredita sempre.

L’equivalente di:  “prendete una pirofila”;

Il 22 luglio 2015 il gruppo INI avvia una procedura di licenziamento collettivo per 496 dipendenti.
Praticamente si vuole dimezzare il costo del personale  e “diliscare la trota”

Il solito funzionario della Regione Lazio, dr. Raffaele Fontana e i sindacalisti della CGIL, CISL e UIL, che sanno come montare la maionese senza farla impazzire, avallano in alternativa ai licenziamenti, un contratto di solidarietà per 802 dipendenti, che prevede fino al 60% in meno delle ore lavorative. “imburrare la pirofila”

“L’intruglio” era già riuscito negli anni precedenti durante i quali  i lavoratori, oltre alla presenza ordinaria sono stati costretti agli straordinari…

Sotto il naso di  Zingaretti a al lezzo di bruciato, la grande certezza: l’accreditamento non si tocca.

Dopotutto qualcuno deve pur tenere il forno acceso e, che volete, se si passa troppo tempo ai fornelli gli odori non si riconoscono più…

Gli chef, intanto, esperti e qualificati, autorizzano l’abbassamento del livello di assistenza del 60% (corrispondente al minor costo per il datore di lavoro che viene pagato dall’INPS, ovvero dai nostri soldi), confermano l’esubero di 496 lavoratori che restano a rischio licenziamento e quando serve sono costretti a fare gli straordinari. Questa è arte culinaria, signori,  destinata alle buone forchette!

La ricetta, sempre ben riuscita, questa volta diventa una frittata indigesta.

Talmente abituati all’équipe solida ed efficiente, all’affidabilità della ricetta della nonna e al forno sempre caldo, che nessuno si è fermato.

Il Gruppo INI, Villa Armonia, Gli Annali, Colle Cesarano, hanno fatto tutti una bella infornata di ghiottonerie con soldi pubblici ma adesso che conosciamo le ricette, gli ingredienti e soprattutto i cuochi, siamo impazienti di vedere cosa rimarrà  dei loro enormi tacchini ripieni.

A marzo del 2016 sul gruppo INI, come per le altre strutture, ho presentato un’interrogazione parlamentare che ha coinvolto il Governo sull’ennesima vicenda dell’ospedalità privata laziale.

Stranamente  la Ministra Beatrice Lorenzin, risponde (evento rarissimo!), affermando che sono state rilevate delle irregolarità a macchia di leopardo su alcune strutture del gruppo INI. Il fumo e l’olezzo di bruciato è talmente forte, che la Ministra non può più ignorarle, ormai è costretta ad ammettere che qualcosa sia irregolare.

A questo quadro dovete aggiungere che il Gruppo INI non risulta aver depositato i bilanci del 2014 e del 2015.
Stanno smantellando il gruppo? Cerchiamo di capire dove finisce, un enorme flusso di denaro pubblico.
La presidente del Lazio della più importante associazione che tutela il privato sanitario in concorrenza con il pubblico è fuori legge.
Non deposita i bilanci da due anni.

Tutta la documentazione disponibile è stata depositata presso la Corte dei Conti per appurare il possibile danno erariale e che trasmetterà alla Procura della Repubblica qualora rilevasse eventuali responsabilità penali.

In tal caso si spegnerà il forno dello sfruttamento del personale nella riabilitazione sanitaria e dello sperpero di denaro pubblico.
Le parole vuote (“io non sapevo…”) del fratello di Montalbano, al contrario, senza un sonoro VAI A CASA! di cittadini indignati,   continueremo a sentirle. [/read] 

 

 

 

 

 

 

 

La mia ultima notte

collecesarano-6-ottobre-edit-8E’ iniziata la sera qui alla Clinica Psichiatrica di Colle Cesarano, E’ una notte come tante altre. E come tante altre volte sono solo, ma sono abituato. Parlo da solo.

Magari la Clinica non è un bel posto, ma ho bisogno di tenere la sofferenza mentale lontana dalla mia mente, dalla mia anima.
È come un coltello, come una lama dentro al cranio.
Per questo prendo psicofarmaci.
Per questo sono un paziente e mi curano in una Clinica Psichiatrica. Almeno così dicono.

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Molti dicono che nelle Comunità Terapeutiche, quelle PICCOLE, si sta meglio.
Dicono che è come una piccola famiglia, con al massimo 20 pazienti come me e gli operatori stanno bene coi pazienti come me.
La chiamano “a gestione famigliare”.
Alcuni pazienti come me vengono da lì e vorrebbero tornarci.

Qui dentro, a Colle Cesarano, siamo 200, e sul piano dove mi trovo io siamo in 70. Un casino, nessuno si conosce nemmeno per nome. Dicono che un certo Basaglia, uno psichiatra famoso, ha cambiato la legge, ha chiuso posti come questo.
Ci aveva fatto uscire tutti quanti.

Una volta ho sentito dire da uno che mi sembrava un po’ svitato, uno che dormiva nella stanza accanto, che “Basaglia ha restituito alla politica e alle famiglie, quelli che volevano rinchiudere nei manicomi”.
Non ho capito bene cosa volesse dire. Diceva che questo è un manicomio.
Ma mi diceva di non dirlo a nessuno che “loro” ci ascoltano.

I manicomi ora li hanno chiusi. Quelli erano pubblici. Questo invece è privato, anche se è pagato con i soldi pubblici.
Hanno cambiato il nome al posto e ora chi comanda è un imprenditore, non più un medico. Un tizio, un dottore, una volta nel corridoio ha detto “hanno privatizzato il manicomio”.
Insomma un casino. Roba da mal di testa.
Anche per questo prendo gli psicofarmaci, dicono.
Comunque almeno non sento più le lame dentro al cranio.

Ogni giorno sento sempre le stesse cose nei corridoi, tra gli operatori, quelli coi camici bianchi che spesso parlano come se noi non fossimo presenti alle loro conversazioni, come se non ci fossimo. Parlano sempre di poco personale in turno, si lamentano coi colleghi per il numero di ore lavorate.
Una volta ho scoperto che non sono tutti medici e infermieri qui dentro.
Ci sono anche altri camici bianchi. Si chiamano OSS e OTA.
L’ho visto scritto in alcuni fogli appesi in giro per la Clinica.
Non sono fogli scritti per noi. Ma li ho visti lo stesso e li ho imparati a memoria.
Si chiamano: “ Operatori Socio Sanitari” e l’”Operatore Tecnico addetto all’Assistenza”.
Ma non sono come gli infermieri. Loro devono fare le pulizie.
Una volta li sentivo dire che le pulizie devono farli gli addetti alle pulizie, non loro.
Loro dovrebbero passare più tempo con noi.
Ma devono andare a “lavare le scale” e di tempo per stare con me e con gli altri pazienti come me, ne rimane poco.
Anche stanotte sta succedendo la stessa cosa.
Si vestono tutti col camice bianco da infermiere e da medico.
Ma il medico si vede pochissimo e a volte viene in borghese. Come i capi.

I capi. Sono gli unici che sono più potenti dei medici. Che sono più potenti degli infermieri, sono più potenti di tutti. A volte sono medici. Ma sono medici capi.
Una volta ho sentito che qui comandano  il Gatto e la Volpe. Chissà perchè.
Pare che non si trovino più i soldi che la regione gli ha pagato per curarci.
Per questo molti vengono licenziati. Ma è una scusa. L’hanno capito tutti.
Ma loro sono i capi. Nessuno ci discute. Una volta un medico ci ha provato.
Ha litigato per farci avere qualche coperta in più, qualche anno fa, ma poi o se ne è andato oppure lo hanno madato via.
Ora ce ne sono altri, molto più giovani, un po’ strani pure loro.
Hanno dei caratteri chiusi, non parlano volentieri.
Anche per questo prendo gli psicofarmaci. Li prendo anche per loro.
C’è un giovane con il camice che qui fa le notti, proprio strano. Parla pochissimo.
Dicono che ha i raggi X negli occhi.

 

Mi ero addormentato e ora mi sono risvegliato.
Comunque ora è notte fonda, non so bene che ore sono.
Nei reparti e tra i lunghi corridoi della clinica, ognuno dorme oppure pensa ai fatti propri, a quando non eravamo qua dentro e la vita ancora funzionava. Avevamo delle famiglie.
Ci attacchiamo alla speranza che  le cose migliorino, siamo qui di passaggio, per migliorare. Tutti insieme.
Spesso però il personale non viene più. Viene licenziato.
Mancano i soldi dicono. E per avere i soldi ci dobbiamo stare noi qui dentro. Più siamo noi, più possono esserci loro.
Una volta ho sentito dire, da un giovane psicologo che fa le notti qui dentro, che in teoria il personale dovrebbe essere lo stesso sia che i letti siano occupati sia che siano vuoti.
Perché è una clinica, appunto, accreditata dallo stato. E queste sono le regole.
Boh! Non ci capisco niente. Per questo prendo gli psicofarmaci.

                                        

Questa notte sono più vispo del solito. Mi sento meglio. ho visto tante cose e ora sono pronto.

Poco importa se nessun camice bianco mi ascolta, che nessuno crede che a volte ho le lame nel cranio. Non lo dicono ma l’ho capito. Non mi credono.
Non devo più difendermi. Non stasera. Voglio smettere di lottare

Questa notte sarò ascoltato e potrò raccontare quello che ho visto.

Parlo troppo con gli altri pazienti. Con Marco, più matto di me… con la sig.ra  Lavinia che ha un bel maglione.
Gli operatori hanno problemi con i capi. Io li ascolto. Vorrebbero stare più con noi, ma sono spesso stanchi, spesso hanno problemi di soldi. Come noi. Non arrivano a fine mese. Proprio come noi.

Qui mi sembra sempre tutto uguale.

Una volta ho sentito di una persona trovata morta nel parco, e di un altro che è morto soffocato.

Ho visto gli occhi di chi ha cura di noi e loro ci trattano bene, ma vorrebbero fare di più, ma non possono, non ci riescono.

Stasera sento la paura di tutti. Ho sentito dire che solo i capi possono decidere alcune cose che noi chiediamo. Io ormai non chiedo più nulla.
Non vorrei disturbare.

Questa volta voglio stare bene. Fare stare bene anche chi ci aiuta. Marco, Sonia, Francesca.

Ma oggi mi sembra tutto finto qui dentro.
Si parla tanto ma si conclude poco. E’ da giorni non ho più nemmeno tanta fame.
Vorrei dirlo ai camici bianchi ma non ci riesco più, non ne ho voglia, perchè poi mi dimentico i nomi e me ne vergogno.
Si annoiano, quando parlo io. Lo hanno capito tutti.

Questa notte io scappo.
Senza fatica, senza dolore, tanto non mi vede nessuno.
Nessuno si accorgerà di me, scappo dal bagno.
Ci vediamo presto, fratelli.

 

Disclaimer: questo scritto è dedicato al paziente che si è suicidato, impiccandosi in bagno con i lacci delle scarpe, alla Clinica Colle Cesarano di Tivoli la notte del 6 ottobre 2016. Il nome non ci è noto. I fatti raccontati sono frutto di opera di fantasia che ha lo scopo di denunciare il continuo pericolo di degrado umano, che queste “strutture totali”, come le chiamava Basaglia, rischiano di incarnare.

La legge impone che le strutture psichiatriche residenziali siano gestite con criteri diversi da quelli normalmente attuati.

La legge spesso viene interpretata in maniera sbagliata e appositamente ambigua, con la finalità di massimizzare i profitti, creando danni all’equilibrio biopsicosociale dei pazienti ricoverati in queste strutture private.

Gli operatori sociosanitari che lavorano con scienza e coscienza, quotidianamente, sono l’ultimo baluardo che fa la differenza tra una struttura che cura, e un vecchio manicomio.

La Colle Cesarano, il Gatto e la Volpe e la Clinica della Cuccagna

Colle Cesarano – Il super accreditamento di Zingaretti

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Il Sistema a Zingaretti piace: c’è un’Armonia Nuova

Stanno giocando a un gioco.
Stanno giocando a non giocare a un gioco.
Se mostro loro che li vedo giocare,
infrangerò le regole e mi puniranno.
Devo giocare al loro gioco,
di non vedere che vedo il gioco.

R.D. Laing

 

 

 

 

 

Questo è il secondo articolo che dedico a Villa Armonia Nuova e del sistema di illegalità che denuncio.

C’è un Sistema.
Un sistema illegale che viene portato avanti da imprenditori e politici come se fosse UN GIOCO
Per semplificare, il gioco è quello dei mattoncini della 
LEGO.

Tanti pezzi di colore diverso fra loro che combinati danno tante forme al gioco.

Un pezzo del gioco è una clinica, in questo caso sarà “Villa Armonia Nuova”, in quelli precedenti c’era un gioco simile fatto alla “Colle Cesarano” prima e a “gli Annali” poi.

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Leggendo le istruzioni vediamo che in questa scatola ci stanno i seguenti mattoncini:

il proprietario, (Dott. Paolo Rosati);

la Regione Lazio;

i sindacati;

l’INPS;

la crisi aziendale;

la cassa integrazione;

l’accreditamento definitivo;

il licenziamento.

La parte più facile del gioco, per quanto possa sembrarvi strano è dichiarare la

CRISI AZIENDALE

I pezzi restanti vanno combinati a piacere, in questo caso: Prima ci si accredita definitivamente presso la Regione Lazio, DOPO di che, Il legale rappresentante (in questa versione del gioco il dr. Paolo Rosati) deve:

accusare “problemi di natura economica”

e tagliare gli stipendi ai dipendenti del 40%.

La regione Lazio e i sindacati sono invece incaricati di firmare la cassa integrazione per 20 lavoratori e per licenziarne almeno 15.

Il 1 aprile 2016…

Fatto scherzetto. 🙂

Questa gente il gioco lo prende seriamente, mica ti fanno pesci d’aprile.

Contemporaneamente, mentre hai dichiarato di essere in crisi e quindi stai licenziando i dipendenti, puoi liberamente aggiungere l’opzione che più ti piace fra le tante a disposizione, come, ad esempio: prestare soldi ad altre società, ristrutturare, acquistare quote societarie ecc…

considerazioni finali

Estratto dall’analisi dei bilanci.

Insomma i soldi non devono restare fermi ma muoversi in continuazione.

In questo caso che stiamo narrando il nostro simpatico Paolo Rosati ha introdotto nel gioco la variante dello scambio dei posti letto.

Aveva capito che i posti letto RSA hanno un valore in picchiata libera e quindi ha chiesto di fare a cambio… manco fossero figurine… con i posti per i disturbi alimentari.

Noi intanto abbiamo fatto controllare da un professionista i bilanci dalla cui relazione si capisce che le regole del loro gioco sono state rispettate:

Considerazioni finali 2

Da questo estratto dell’analisi dei bilanci emerge il dettaglio interessante che la controllante è una società immobiliare.

Infatti, seguendo tutte le regole, il fatturato è aumentato (dal 2011, in tre anni, è passato da circa 5 milioni a circa 5 milioni 440. ), l’utile è aumentato assieme ai compensi degli amministratori e la GES.CA.S. Villa Armonia Nuova srl (la società che gestisce Villa Armonia Nuova) ha finanziato una società controllante per oltre 1 milione di euro.

Noi, che facciamo un altro gioco, ci siamo posti delle domande, ci siamo interrogati, e abbiamo girato i nostri dubbi al governo e con essi al commissario straordinario del Lazio Nicola Zingaretti.

Come si poteva evitare tutto questo?

Se i politici della Regione Lazio, i sindacati CGIL, CISL e UIL, avessero controllato, ora, “questi imprenditori con le pezze al culo”, non attingerebbero DUE VOLTE a soldi pubblici (Regione e INPS) per pagare regolarmente gli stipendi dei loro dipendenti, operatori sanitari.

Vedete com’è utile che non ci sia lavoro in giro? Che ci sia tanta disoccupazione? Ti permette di risparmiare un sacco sul personale, non hai concorrenza imprenditoriale, e l’operatore sanitario dovrà fare buon viso a cattivo gioco per non restare disoccupato, la politica locale chiude un occhio, anzi ti aiuta.

I dubbi derivanti dalla nostra ricerca sono stati sottoposti alla Corte dei Conti per la verifica. Nell’eventualità non ci fossimo sbagliati, e conseguentemente si configurasse il reato di danno erariale, sarà poi compito della Procura di Roma procedere. Se per converso ci fossimo sbagliati, secondo il parere della Corte dei Conti, sarà interessante leggerne la relazione e darne notizia qui.

E se dovesse essere un sistema, significa associazione a delinquere. Per tutti quanti.
E, perdonatemi la battuta, ora vado a controllare le gomme dell’automobile. 🙂

Al prossimo articolo di denuncia!

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I Migliori “Annali” di Zingaretti

gliANNALI_BOZZA_10

Immersa nello spettacolare paesaggio montano del Parco dei Monti simbruini, a Cineto Romano, giace isolata e semisconosciuta una casa di cura: “Gli Annali“.

La trovi solo se sei un appassionato di trekking o un addetto ai lavori di assistenza sanitaria e ci domandiamo come la trovino i pazienti.

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Noi, l’abbiamo scoperta a causa dei legami che ha con la ben più nota Clinica “Colle Cesarano“.

Le magagne sono le stesse, e di fatto sembrano uno schema:

  • Dichiarare lo stato di crisi durante l’accreditamento provvisorio;
  • mettere in cassa integrazione i dipendenti;
  • Licenziare i dipendenti non appena ottenuto l’accreditamento definitivo.

E se lo dicono loro…

L’unica differenza è che questa struttura pesa sui conti della Regione per “soli” 1 Milione e 800 mila euro annui (2 Milioni nel 2013) contro gli oltre 8 milioni della “sorella maggiore”, la Colle Cesarano.

Le similitudini comunque superano le differenze a cominciare dalla proprietà.

La nostra isolata clinica è infatti amministrata dall’Ing. Massimo Forti. Ricordate? Il “Gatto” socio della “VolpeManfredino Genova con il quale condivide l’amministrazione della Colle Cesarano.

La condivisione prosegue nello strano assetto che lega a livello amministrativo le due strutture.

Secondo i bilanci de “gli Annali Srl” la “Colle Cesarano Srl” è una collegata, nei bilanci della “Colle Cesarano Srl” invece, “gli Annali Srl” è una “controllante”.

Differenze da poco verrebbe da dire. Beh… fino ad un certo punto.

A voler essere pignoli  l’Art. 2359 del Codice Civile ci informa che:

[…] i criteri per individuare le società controllate e collegate; tale distinzione è di fondamentale importanza perché in presenza di questi rapporti saranno applicabili le norme relative alla sottoscrizione ed acquisto reciproco di azioni o quote. […].

gliAnnaliSS6_Edit

le risposte un po’ meno

Come una briciola lasciata nel bosco per trovare la strada di casa, ci lasciamo questa osservazione alle spalle per tornarci più tardi. Il noioso articolo di legge è la chiave di volta di un ragionamento più ampio, quasi uno spunto investigativo…

Nel frattempo soffermiamoci sulle similitudini fra le due strutture, su quello che dicevamo sembrare uno schema.

Seguendo le briciole lungo il sentiero delle similitudini troviamo che entrambe le strutture hanno

  1. dichiarato la crisi aziendale, durante il periodo di accreditamento provvisorio, sostenendo che la Regione avesse tagliato i fondi destinati e che i capitolati normativi di accreditamento fossero costosi;
  2. strumentalizzato l’interpretazione della normativa regionale;
  3. aperto, quasi contemporaneamente, 5 procedure di licenziamento collettivo;
  4. tenuto in cassa integrazione, durante gli anni di accreditamento provvisorio, circa un terzo del personale;
  5. licenziato circa un terzo del personale dipendente, dopo l’accreditamento definitivo;
  6. dirottato i fondi, in alcuni casi, in società controllate o collegate;
  7. ottenuto una dichiarazione di conformità dalla ASL RMG, in maniera illeggittima;
  8. goduto del silenzio di Zingaretti sulle denunce degli Operatori Sanitari e dal solito funzionario regionale.

Otto briciole verso la casa di Marzapane

Peccato che nelle favole italiane, non ci siano né gnomi né folletti. Le nostre favole sono brutali. Non hanno quasi mai un lieto fine. Le fiabe italiane raccontavano della fame e della miseria, dei soprusi e dell’arroganza dei potenti. Erano un modo per insegnare ai figli la vita, un manuale di sopravvivenza, letteralmente.

Non pervenuta.

Gli otto punti sopra elencati ci svelano quanto reale e violenta sia la strega che altri non è se non il volto arrogante del potere inteso come sopruso.

Il danno alla collettività è enorme.

Esso include il licenziamento di 19 persone, che sommate alle 28 di Colle Cesarano fanno 47… famiglie. Una magia, 19 + 28 = circa 150
facendo una media di tre persone  a famiglia.

Gli anni del purgatorio della cassa integrazione, da novembre 2011 a dicembre 2013, indebitamente invocata, è denaro pagato da tutti noi attraverso l’INPS.

Questo il danno, la beffa consiste nella “superficialità” dei controlli, che verrebbe da definire colpevole e collusa negligenza:

Prima fra tutti la modalità con cui è stata dichiarata la situazione di “Crisi Aziendale”, condizione necessaria per accedere alla richiesta degli ammortizzatori sociali. E’ un capolavoro, quasi una magia, l’apice della tensione della favola:

NESSUNO!

L’ASL Roma G, certifica la presenza in organico del personale che serve per ottenere il “bollino” dell’accreditamento definitivo e, immediatamente dopo, la Proprietà licenzia lo stesso personale, dichiarato nella pianta organica, sostenendo che deve adeguarsi alla normativa che è servita per ottenere l’accreditamento!

La ciliegina sulla torta è il modo in cui sono interpretate le norme per l’accreditamento definitivo, cioé la rispondenza alla dizione normativa circa “l’attestazione dei requisiti minimi”!

“Requisiti minimi”… a “Gli Annali” ne hanno applicato una versione personale. Si saranno chiesti: “…quanto possono essere minini questi requisiti?” Verrebbe da urlare: Quanto minimi li volete? Quante “poche” persone servono per garantire 114 posti letto  in Residenza Sanitaria Assistita (RSA)?

La parola “requisiti minimi” non può essere intrepretata, non si può scendere al di sotto del minino stabilito e, soprattutto, non ci si può lamentare presso la regione che il minimo richiesto sia troppo, meno che mai DOPO aver ottenuto l’accreditamento definitivo in base alla rispondenza a quei requisiti.

Lasciamo perdere…

Com’è possibile che i sindacati prima e la Regione poi, abbiano avallato quello che sembra un’enorme partita di giro di soldi pubblici? E l’INPS? Anche per loro tutto a posto? Neanche un controllino della documentazione presentata?

Manco un’occhiata ai bilanci?

Quelli che cambiano da un anno all’altro nei conti de “gli Annali”. Cioé: se chiudi il 2013 alla cifra “X”, quando la riporti nel 2014, non puoi scrivere “Y”.

Lo fanno per davvero, basta leggerli ‘sti benedetti bilanci. Sono depositati presso la Camera di Commercio, sono documenti pubblici.

E’ una norma contabile… si ripete la storia dei “requisiti minimi”, a “gli Annali” sono dei giocherelloni…

Come si dice in latino che stanno “a giocà”? Cum ludere?

Chi dovrebbe controllare, la Regione Lazio e i sindacati? Che fanno? Giocano pure loro?

Colludono?

Di altrettanta levatura la magia contabile / societaria che lega gli Annali alla Colle Cesarano:

Gli Annali è una casa di cura la cui proprietà è equamente suddivisa fra i 2 fratelli e la sorella Forti al 33,3% cadauno.

Una clinica a conduzione familiare…

Massimo Forti amministra in toto questa struttura e al 50%, con Manfredino Genova, la Colle Cesarano.

Tra le due società sussiste un viavai di denaro e partecipazioni nel capitale che non sembrerebbe sottostare a nessuna normativa.

A leggere i bilanci scopri che la “Colle Cesarano” ha prestato UN MILIONE e DUECENTOMILA EURO a “Gli Annali”, nel 2014, quando a causa della propria “crisi aziendale” licenziava i dipendenti.

Nei bilanci de “Gli Annali” lo stesso milione e duecentomila euro non è considerato un debito, ma un aumento di partecipazione in imprese collegate.

Cioé, tu mi presti i soldi con i quali io ti compro…

Gioco? magia? O…

Truffa?

Nel dubbio meglio interrogarsi. [/read]