OSPEDALE DI OLBIA, I BARBATRUCCHI DELL’EX SAN RAFFAELE

 Signor Presidente, questo ordine del giorno vuole garantire la proporzione dei posti letto per mille abitanti come da articolo 15 del decreto Balduzzi per il nuovo ospedale San Raffaele di Olbia. Come è noto, questo ha disposto la riduzione dello standard di posti letto ospedalieri accreditati ed a carico del servizio sanitario regionale ad un livello non superiore a 3,7 posti letto per mille abitanti. Questo dato è comprensivo di zero virgola posti letto per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie. Qui vi spiego un «barbatrucco» o, meglio, lo spiego a lei, signor Presidente. È facilissimo fare i calcoli: i posti letto per post acuti sono il 20 per cento di quelli totali. Le previsioni che si sono affacciate per l’ospedale ex San Raffaele di Olbia sono di 242 posti letto, di cui 100 per post acuti ovvero la deroga che è presente nello sfascia-Italia prevede, oltre il Titolo V della Costituzione, una deroga in cui possiamo avere il 41 per cento dei post acuti in un ospedale.

Tutti questi saranno pagati con un impegno scritto di 55,6 milioni di euro all’anno dalla regione Sardegna, impegno già sottoscritto. Arriviamo alla tasca dei cittadini sardi. L’euro della sanità italiana si chiama DRG, ossia il tariffario che le regioni applicano ad ogni tipo di prestazioni e di cura ospedaliera. È noto che i costi di investimento delle strutture che si occupano delle fasi acute sono molto alti, soprattutto per l’alta specializzazione del personale medico e delle infrastrutture tecnologiche.

Ed è altrettanto noto che, al contrario, le strutture che si occupano di post-acuzie non hanno costi di investimento così alti e il privato accreditato nelle RSA e nelle case di cura rendono gli imprenditori in sanità molto ricchi, soprattutto a causa della lunghezza delle degenze autorizzate ed una bassa specializzazione del personale e delle infrastrutture. La proporzione che si prevede ad Olbia è evidentemente troppo sbilanciata a favore delle post-acuzie ossia i bassi costi e gli alti rendimenti. È il modo migliore per far guadagnare di più l’ospedale senza che quasi nessuno se ne accorga. Qui sorgono alcune considerazioni: se il decreto Balduzzi in piena epoca dispending review ha previsto il 20 per cento scarso di posti letto per post acuti, perché deroghiamo adesso a questa proporzione ? Di conseguenza la regione Sardegna o non sa far di conto o i conti li ha fatti benissimo e ha ritenuto che regalare soldi all’emiro del Qatar servisse a qualcosa o a qualcuno.

Una legge regionale n. 296 del 2006 citata dall’articolo 16 dello sfascia-Italia prevede che la Sardegna debba provvedere autonomamente al proprio fabbisogno sanitario e quindi chi pagherà questo ennesimo regalo ? Con un bell’aumento dell’IRPEF regionale i cittadini sardi. Il Governo Renzi si è fatto ingolosire dalle promesse fatte dalla Quasar Foundation. Queste con il passare del tempo si stanno si stanno sempre più assottigliando. Ma chi l’avrebbe mai immaginato, povero, povero Governo preso in giro da un finanziatore arabo poco fedele Le proporzioni dei posti-letto offerti dal Governo Renzo sono il chiaro sintomo di un attacco sistematico di un esercito di cavalli di Troia per un’arrembante filosofia privatistica, assicurativa e ospedalocentrica anche per prestazioni di cura terziaria, la più sociale e territoriale.

E pensare che la Sardegna è fra le regioni più virtuose per assistenza primaria e può contare su un’assistenza domiciliare indiretta e su un modello di sanità d’iniziativa, che è funzionante. Ancora una volta, ci troviamo di fronte alla distruzione della sanità pubblica: addirittura, all’articolo 16, è prevista, in deroga al decreto Balduzzi, la possibilità di arrivare fino al 6 per cento per l’acquisto di prestazioni sanitarie di assistenza specialistica ambulatoriale e di assistenza ospedaliera fornita da soggetti privati. Anche qui, Balduzzi prevedeva la diminuzione di questo tipo di spesa di una certa percentuale ogni anno, sempre in nome della spending review.

Ora noi vorremmo capire una cosa: ma la scusa della mancanza di soldi viene usata solo quando si deve distruggere il pubblico con l’accetta a favore del privato accreditato oppure ci stiamo avviando a sancire la definitiva sconfitta della sanità pubblica ? Perché devastarla? Con un potenziale da sviluppare grazie ad una programmazione, al monitoraggio della contabilità analitica, come fa il MoVimento 5 Stelle del Lazio alle ASL di Zingaretti; una commissione d’inchiesta sulla corruzione, proposta a prima firma di Giulia Di Vita; l’applicazione della farmacoterapia in monodosi negli ospedali, come da proposta di Giulia Grillo gli obblighi di trasparenza sono obblighi su cui siete indietro di vent’anni rispetto ai vincoli imposti da Bruxelles  in materia di prevenzione alla corruzione. E la trasparenza su questo accordo ne ha assai poco un accordo fatto nelle stanze chiuse di un esotico ufficio del Qatar.

 

video olbia 30 ott 2014

 

Massimo Enrico Baroni 30 Ottobre 2014

SAN RAFFAELE OLBIA: STIAMO VENDENDO L’ANIMA AL QATAR?

La scorsa settimana il presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, Pierpaolo Vargiu, deputato sardo di Scelta Civica, ha proposto alla commissione stessa di partire in”missione” per approfondire l’acquisto dell’ormai fallito ex Ospedale San Raffaele di Olbia (a sua volta coinvolto nel dissesto economico del San Raffaele di Milano) da parte di una fondazione del Qatar, che ha stretto un un accordo finanziario con la Regione Sardegna.

Questa vicenda ha dei bizzarri protagonisti: un fallimento eccellente e chiacchierato, un piano d’investimento da un miliardo e 200 milioni di euro da parte di un emiro arabo, accordi presi nel Qatar dal Governo Letta, un decreto Renzi ad hoc del 21 maggio 2014, un (nuovo) privato accreditato, posti letto in deroga alla spending review – mentre proseguono i taglia alla sanità pubblica -, una regione Sardegna che ha un assoluto bisogno di investimenti e di posti di lavoro.

Ci siamo trovati a dover decidere se partecipare ad un missione che rischiava di trasformarsi in una passerella o rinunciare ad indagare su gestioni poco chiare. Al fine di far comprendere da subito la nostra posizione, ci siamo fatti precedere da un’interrogazione a risposta scritta:

Ecco quello che abbiamo capito e denunciato al termine della visita in Sardegna:

– Il Consiglio Regionale sardo ha abdicato a qualsiasi opposizione. La delibera che autorizza una spesa di 55,6 milioni di euro all’anno (che verranno sottratti comunque ad altre realtà) per i DRG (la tariffa corrisposta dal SSN per ogni patologia “curata”) del nuovo ospedale privato è stata votata all’unanimità.

– Nessun politico sardo, con l’eccezione del deputato Capelli, del Gruppo Misto, denuncia alcuna anomalia né possibili problemi inerenti l’enorme business del nuovo modello privato pagato dai contribuenti sardi.

– Il S. Raffaele di Olbia difficilmente potrà aprire il 1° marzo 2015, come annunciato, vista la fase fortemente asimmetrica in cui si trovano gli accordi.

– La cifra di miliardo e 200 milioni di euro che la Qatar Foundation aveva annunciato avrebbe investito nel progetto nei prossimi 10 anni, a quanto pare, si è già ridotta a un miliardo.

– Abbiamo capito che la coppia Del Rio-Lorenzin ha forzato qualsiasi normativa pur di racimolare i soldi degli arabi, in barba al titolo V della Costituzione: è stata partorita una legge “ad nosocomium”.

– Abbiamo capito che l’Ospedale Bambin Gesù è stato scelto come partner del progetto, dal punto di vista sanitario, solo per avere il riconoscimento della nuova struttura come IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico), al fine di “venderla” come un “brand” in appoggio agli investitori qatarini. Da parte del Bambin Gesù al momento non ci sono sostanziali impegni.

– Abbiamo capito che l’apertura di questa nuova mega-struttura privata nella Gallura porta a riempire un “vuoto” di investimenti pubblici di cui la politica sarda è responsabile da vent’anni.

-Abbiamo capito che la strada che si è intrapresa è quella del “privato forte”, in contrapposizione a uno Stato-Regione debole, con il silenzio assenso di tutte le opposizioni.

SIAMO CONSAPEVOLI O NO CHE CI STIAMO VENDENDO L’ANIMA AL DIAVOLO?

I cittadini sardi sono stati “ingolositi” dall’annuncio di nuovi 1800 posti di lavoro che dovrebbe portare l’apertura dell’ospedale: vigileremo affinché quei posti vadano effettivamente agli abitanti della regione. Ricordiamo che la Sardegna, in questa fase storica, sta vivendo una crisi occupazionale drammatica.

Forse i politici sardi hanno abdicato a una visione della società comunitaria e partecipata, scegliendo di giocare d’azzardo con un partner che conosce la nostra debolezza economica strutturale.

Noi ravvisiamo il concreto pericolo che questo caso rappresenti il cavallo di troia al cui interno è annidato il “vero” piano: nessuna eccellenza di medicina di elezione, né di ricerca, ma solo politiche basate sulla riabilitazione e la lungodegenza. Questa “filosofia ospedalocentrica” non risponde ai bisogni dei sardi, che sono in buona posizione per assistenza primaria e che possono contare su un’assistenza domiciliare indiretta e un modello di sanità
d’iniziativa funzionanti.

Insomma, quello che abbiamo visto in Sardegna è un pezzo, paradigmatico, del tentativo di smantellamento di quella parte sana della Sanità pubblica che, nonostante tutto, per qualità, ancora rimane ai primissimi posti nel mondo.

 

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