Il Sistema a Zingaretti piace: c’è un’Armonia Nuova

Stanno giocando a un gioco.
Stanno giocando a non giocare a un gioco.
Se mostro loro che li vedo giocare,
infrangerò le regole e mi puniranno.
Devo giocare al loro gioco,
di non vedere che vedo il gioco.

R.D. Laing

 

 

 

 

 

Questo è il secondo articolo che dedico a Villa Armonia Nuova e del sistema di illegalità che denuncio.

C’è un Sistema.
Un sistema illegale che viene portato avanti da imprenditori e politici come se fosse UN GIOCO
Per semplificare, il gioco è quello dei mattoncini della 
LEGO.

Tanti pezzi di colore diverso fra loro che combinati danno tante forme al gioco.

Un pezzo del gioco è una clinica, in questo caso sarà “Villa Armonia Nuova”, in quelli precedenti c’era un gioco simile fatto alla “Colle Cesarano” prima e a “gli Annali” poi.

Leggendo le istruzioni vediamo che in questa scatola ci stanno i seguenti mattoncini:

il proprietario, (Dott. Paolo Rosati);

la Regione Lazio;

i sindacati;

l’INPS;

la crisi aziendale;

la cassa integrazione;

l’accreditamento definitivo;

il licenziamento.

La parte più facile del gioco, per quanto possa sembrarvi strano è dichiarare la

CRISI AZIENDALE

I pezzi restanti vanno combinati a piacere, in questo caso: Prima ci si accredita definitivamente presso la Regione Lazio, DOPO di che, Il legale rappresentante (in questa versione del gioco il dr. Paolo Rosati) deve:

accusare “problemi di natura economica”

e tagliare gli stipendi ai dipendenti del 40%.

La regione Lazio e i sindacati sono invece incaricati di firmare la cassa integrazione per 20 lavoratori e per licenziarne almeno 15.

Il 1 aprile 2016…

Fatto scherzetto. 🙂

Questa gente il gioco lo prende seriamente, mica ti fanno pesci d’aprile.

Contemporaneamente, mentre hai dichiarato di essere in crisi e quindi stai licenziando i dipendenti, puoi liberamente aggiungere l’opzione che più ti piace fra le tante a disposizione, come, ad esempio: prestare soldi ad altre società, ristrutturare, acquistare quote societarie ecc…

considerazioni finali

Estratto dall’analisi dei bilanci.

Insomma i soldi non devono restare fermi ma muoversi in continuazione.

In questo caso che stiamo narrando il nostro simpatico Paolo Rosati ha introdotto nel gioco la variante dello scambio dei posti letto.

Aveva capito che i posti letto RSA hanno un valore in picchiata libera e quindi ha chiesto di fare a cambio… manco fossero figurine… con i posti per i disturbi alimentari.

Noi intanto abbiamo fatto controllare da un professionista i bilanci dalla cui relazione si capisce che le regole del loro gioco sono state rispettate:

Considerazioni finali 2

Da questo estratto dell’analisi dei bilanci emerge il dettaglio interessante che la controllante è una società immobiliare.

Infatti, seguendo tutte le regole, il fatturato è aumentato (dal 2011, in tre anni, è passato da circa 5 milioni a circa 5 milioni 440. ), l’utile è aumentato assieme ai compensi degli amministratori e la GES.CA.S. Villa Armonia Nuova srl (la società che gestisce Villa Armonia Nuova) ha finanziato una società controllante per oltre 1 milione di euro.

Noi, che facciamo un altro gioco, ci siamo posti delle domande, ci siamo interrogati, e abbiamo girato i nostri dubbi al governo e con essi al commissario straordinario del Lazio Nicola Zingaretti.

Come si poteva evitare tutto questo?

Se i politici della Regione Lazio, i sindacati CGIL, CISL e UIL, avessero controllato, ora, “questi imprenditori con le pezze al culo”, non attingerebbero DUE VOLTE a soldi pubblici (Regione e INPS) per pagare regolarmente gli stipendi dei loro dipendenti, operatori sanitari.

Vedete com’è utile che non ci sia lavoro in giro? Che ci sia tanta disoccupazione? Ti permette di risparmiare un sacco sul personale, non hai concorrenza imprenditoriale, e l’operatore sanitario dovrà fare buon viso a cattivo gioco per non restare disoccupato, la politica locale chiude un occhio, anzi ti aiuta.

I dubbi derivanti dalla nostra ricerca sono stati sottoposti alla Corte dei Conti per la verifica. Nell’eventualità non ci fossimo sbagliati, e conseguentemente si configurasse il reato di danno erariale, sarà poi compito della Procura di Roma procedere. Se per converso ci fossimo sbagliati, secondo il parere della Corte dei Conti, sarà interessante leggerne la relazione e darne notizia qui.

E se dovesse essere un sistema, significa associazione a delinquere. Per tutti quanti.
E, perdonatemi la battuta, ora vado a controllare le gomme dell’automobile. 🙂

Al prossimo articolo di denuncia!

 

I Migliori “Annali” di Zingaretti

gliANNALI_BOZZA_10

Immersa nello spettacolare paesaggio montano del Parco dei Monti simbruini, a Cineto Romano, giace isolata e semisconosciuta una casa di cura: “Gli Annali“.

La trovi solo se sei un appassionato di trekking o un addetto ai lavori di assistenza sanitaria e ci domandiamo come la trovino i pazienti.

Noi, l’abbiamo scoperta a causa dei legami che ha con la ben più nota Clinica “Colle Cesarano“.

Le magagne sono le stesse, e di fatto sembrano uno schema:

  • Dichiarare lo stato di crisi durante l’accreditamento provvisorio;
  • mettere in cassa integrazione i dipendenti;
  • Licenziare i dipendenti non appena ottenuto l’accreditamento definitivo.

E se lo dicono loro…

L’unica differenza è che questa struttura pesa sui conti della Regione per “soli” 1 Milione e 800 mila euro annui (2 Milioni nel 2013) contro gli oltre 8 milioni della “sorella maggiore”, la Colle Cesarano.

Le similitudini comunque superano le differenze a cominciare dalla proprietà.

La nostra isolata clinica è infatti amministrata dall’Ing. Massimo Forti. Ricordate? Il “Gatto” socio della “VolpeManfredino Genova con il quale condivide l’amministrazione della Colle Cesarano.

La condivisione prosegue nello strano assetto che lega a livello amministrativo le due strutture.

Secondo i bilanci de “gli Annali Srl” la “Colle Cesarano Srl” è una collegata, nei bilanci della “Colle Cesarano Srl” invece, “gli Annali Srl” è una “controllante”.

Differenze da poco verrebbe da dire. Beh… fino ad un certo punto.

A voler essere pignoli  l’Art. 2359 del Codice Civile ci informa che:

[…] i criteri per individuare le società controllate e collegate; tale distinzione è di fondamentale importanza perché in presenza di questi rapporti saranno applicabili le norme relative alla sottoscrizione ed acquisto reciproco di azioni o quote. […].

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le risposte un po’ meno

Come una briciola lasciata nel bosco per trovare la strada di casa, ci lasciamo questa osservazione alle spalle per tornarci più tardi. Il noioso articolo di legge è la chiave di volta di un ragionamento più ampio, quasi uno spunto investigativo…

Nel frattempo soffermiamoci sulle similitudini fra le due strutture, su quello che dicevamo sembrare uno schema.

Seguendo le briciole lungo il sentiero delle similitudini troviamo che entrambe le strutture hanno

  1. dichiarato la crisi aziendale, durante il periodo di accreditamento provvisorio, sostenendo che la Regione avesse tagliato i fondi destinati e che i capitolati normativi di accreditamento fossero costosi;
  2. strumentalizzato l’interpretazione della normativa regionale;
  3. aperto, quasi contemporaneamente, 5 procedure di licenziamento collettivo;
  4. tenuto in cassa integrazione, durante gli anni di accreditamento provvisorio, circa un terzo del personale;
  5. licenziato circa un terzo del personale dipendente, dopo l’accreditamento definitivo;
  6. dirottato i fondi, in alcuni casi, in società controllate o collegate;
  7. ottenuto una dichiarazione di conformità dalla ASL RMG, in maniera illeggittima;
  8. goduto del silenzio di Zingaretti sulle denunce degli Operatori Sanitari e dal solito funzionario regionale.

Otto briciole verso la casa di Marzapane

Peccato che nelle favole italiane, non ci siano né gnomi né folletti. Le nostre favole sono brutali. Non hanno quasi mai un lieto fine. Le fiabe italiane raccontavano della fame e della miseria, dei soprusi e dell’arroganza dei potenti. Erano un modo per insegnare ai figli la vita, un manuale di sopravvivenza, letteralmente.

Non pervenuta.

Gli otto punti sopra elencati ci svelano quanto reale e violenta sia la strega che altri non è se non il volto arrogante del potere inteso come sopruso.

Il danno alla collettività è enorme.

Esso include il licenziamento di 19 persone, che sommate alle 28 di Colle Cesarano fanno 47… famiglie. Una magia, 19 + 28 = circa 150
facendo una media di tre persone  a famiglia.

Gli anni del purgatorio della cassa integrazione, da novembre 2011 a dicembre 2013, indebitamente invocata, è denaro pagato da tutti noi attraverso l’INPS.

Questo il danno, la beffa consiste nella “superficialità” dei controlli, che verrebbe da definire colpevole e collusa negligenza:

Prima fra tutti la modalità con cui è stata dichiarata la situazione di “Crisi Aziendale”, condizione necessaria per accedere alla richiesta degli ammortizzatori sociali. E’ un capolavoro, quasi una magia, l’apice della tensione della favola:

NESSUNO!

L’ASL Roma G, certifica la presenza in organico del personale che serve per ottenere il “bollino” dell’accreditamento definitivo e, immediatamente dopo, la Proprietà licenzia lo stesso personale, dichiarato nella pianta organica, sostenendo che deve adeguarsi alla normativa che è servita per ottenere l’accreditamento!

La ciliegina sulla torta è il modo in cui sono interpretate le norme per l’accreditamento definitivo, cioé la rispondenza alla dizione normativa circa “l’attestazione dei requisiti minimi”!

“Requisiti minimi”… a “Gli Annali” ne hanno applicato una versione personale. Si saranno chiesti: “…quanto possono essere minini questi requisiti?” Verrebbe da urlare: Quanto minimi li volete? Quante “poche” persone servono per garantire 114 posti letto  in Residenza Sanitaria Assistita (RSA)?

La parola “requisiti minimi” non può essere intrepretata, non si può scendere al di sotto del minino stabilito e, soprattutto, non ci si può lamentare presso la regione che il minimo richiesto sia troppo, meno che mai DOPO aver ottenuto l’accreditamento definitivo in base alla rispondenza a quei requisiti.

Lasciamo perdere…

Com’è possibile che i sindacati prima e la Regione poi, abbiano avallato quello che sembra un’enorme partita di giro di soldi pubblici? E l’INPS? Anche per loro tutto a posto? Neanche un controllino della documentazione presentata?

Manco un’occhiata ai bilanci?

Quelli che cambiano da un anno all’altro nei conti de “gli Annali”. Cioé: se chiudi il 2013 alla cifra “X”, quando la riporti nel 2014, non puoi scrivere “Y”.

Lo fanno per davvero, basta leggerli ‘sti benedetti bilanci. Sono depositati presso la Camera di Commercio, sono documenti pubblici.

E’ una norma contabile… si ripete la storia dei “requisiti minimi”, a “gli Annali” sono dei giocherelloni…

Come si dice in latino che stanno “a giocà”? Cum ludere?

Chi dovrebbe controllare, la Regione Lazio e i sindacati? Che fanno? Giocano pure loro?

Colludono?

Di altrettanta levatura la magia contabile / societaria che lega gli Annali alla Colle Cesarano:

Gli Annali è una casa di cura la cui proprietà è equamente suddivisa fra i 2 fratelli e la sorella Forti al 33,3% cadauno.

Una clinica a conduzione familiare…

Massimo Forti amministra in toto questa struttura e al 50%, con Manfredino Genova, la Colle Cesarano.

Tra le due società sussiste un viavai di denaro e partecipazioni nel capitale che non sembrerebbe sottostare a nessuna normativa.

A leggere i bilanci scopri che la “Colle Cesarano” ha prestato UN MILIONE e DUECENTOMILA EURO a “Gli Annali”, nel 2014, quando a causa della propria “crisi aziendale” licenziava i dipendenti.

Nei bilanci de “Gli Annali” lo stesso milione e duecentomila euro non è considerato un debito, ma un aumento di partecipazione in imprese collegate.

Cioé, tu mi presti i soldi con i quali io ti compro…

Gioco? magia? O…

Truffa?

Nel dubbio meglio interrogarsi.

OSPEDALE DI OLBIA, I BARBATRUCCHI DELL’EX SAN RAFFAELE

 Signor Presidente, questo ordine del giorno vuole garantire la proporzione dei posti letto per mille abitanti come da articolo 15 del decreto Balduzzi per il nuovo ospedale San Raffaele di Olbia. Come è noto, questo ha disposto la riduzione dello standard di posti letto ospedalieri accreditati ed a carico del servizio sanitario regionale ad un livello non superiore a 3,7 posti letto per mille abitanti. Questo dato è comprensivo di zero virgola posti letto per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie. Qui vi spiego un «barbatrucco» o, meglio, lo spiego a lei, signor Presidente. È facilissimo fare i calcoli: i posti letto per post acuti sono il 20 per cento di quelli totali. Le previsioni che si sono affacciate per l’ospedale ex San Raffaele di Olbia sono di 242 posti letto, di cui 100 per post acuti ovvero la deroga che è presente nello sfascia-Italia prevede, oltre il Titolo V della Costituzione, una deroga in cui possiamo avere il 41 per cento dei post acuti in un ospedale.

Tutti questi saranno pagati con un impegno scritto di 55,6 milioni di euro all’anno dalla regione Sardegna, impegno già sottoscritto. Arriviamo alla tasca dei cittadini sardi. L’euro della sanità italiana si chiama DRG, ossia il tariffario che le regioni applicano ad ogni tipo di prestazioni e di cura ospedaliera. È noto che i costi di investimento delle strutture che si occupano delle fasi acute sono molto alti, soprattutto per l’alta specializzazione del personale medico e delle infrastrutture tecnologiche.

Ed è altrettanto noto che, al contrario, le strutture che si occupano di post-acuzie non hanno costi di investimento così alti e il privato accreditato nelle RSA e nelle case di cura rendono gli imprenditori in sanità molto ricchi, soprattutto a causa della lunghezza delle degenze autorizzate ed una bassa specializzazione del personale e delle infrastrutture. La proporzione che si prevede ad Olbia è evidentemente troppo sbilanciata a favore delle post-acuzie ossia i bassi costi e gli alti rendimenti. È il modo migliore per far guadagnare di più l’ospedale senza che quasi nessuno se ne accorga. Qui sorgono alcune considerazioni: se il decreto Balduzzi in piena epoca dispending review ha previsto il 20 per cento scarso di posti letto per post acuti, perché deroghiamo adesso a questa proporzione ? Di conseguenza la regione Sardegna o non sa far di conto o i conti li ha fatti benissimo e ha ritenuto che regalare soldi all’emiro del Qatar servisse a qualcosa o a qualcuno.

Una legge regionale n. 296 del 2006 citata dall’articolo 16 dello sfascia-Italia prevede che la Sardegna debba provvedere autonomamente al proprio fabbisogno sanitario e quindi chi pagherà questo ennesimo regalo ? Con un bell’aumento dell’IRPEF regionale i cittadini sardi. Il Governo Renzi si è fatto ingolosire dalle promesse fatte dalla Quasar Foundation. Queste con il passare del tempo si stanno si stanno sempre più assottigliando. Ma chi l’avrebbe mai immaginato, povero, povero Governo preso in giro da un finanziatore arabo poco fedele Le proporzioni dei posti-letto offerti dal Governo Renzo sono il chiaro sintomo di un attacco sistematico di un esercito di cavalli di Troia per un’arrembante filosofia privatistica, assicurativa e ospedalocentrica anche per prestazioni di cura terziaria, la più sociale e territoriale.

E pensare che la Sardegna è fra le regioni più virtuose per assistenza primaria e può contare su un’assistenza domiciliare indiretta e su un modello di sanità d’iniziativa, che è funzionante. Ancora una volta, ci troviamo di fronte alla distruzione della sanità pubblica: addirittura, all’articolo 16, è prevista, in deroga al decreto Balduzzi, la possibilità di arrivare fino al 6 per cento per l’acquisto di prestazioni sanitarie di assistenza specialistica ambulatoriale e di assistenza ospedaliera fornita da soggetti privati. Anche qui, Balduzzi prevedeva la diminuzione di questo tipo di spesa di una certa percentuale ogni anno, sempre in nome della spending review.

Ora noi vorremmo capire una cosa: ma la scusa della mancanza di soldi viene usata solo quando si deve distruggere il pubblico con l’accetta a favore del privato accreditato oppure ci stiamo avviando a sancire la definitiva sconfitta della sanità pubblica ? Perché devastarla? Con un potenziale da sviluppare grazie ad una programmazione, al monitoraggio della contabilità analitica, come fa il MoVimento 5 Stelle del Lazio alle ASL di Zingaretti; una commissione d’inchiesta sulla corruzione, proposta a prima firma di Giulia Di Vita; l’applicazione della farmacoterapia in monodosi negli ospedali, come da proposta di Giulia Grillo gli obblighi di trasparenza sono obblighi su cui siete indietro di vent’anni rispetto ai vincoli imposti da Bruxelles  in materia di prevenzione alla corruzione. E la trasparenza su questo accordo ne ha assai poco un accordo fatto nelle stanze chiuse di un esotico ufficio del Qatar.

 

video olbia 30 ott 2014

 

Massimo Enrico Baroni 30 Ottobre 2014

LOTTA AL VIDEOPOKER E AL GIOCO D’AZZARDO

LOTTA AL VIDEOPOKER E AL GIOCO D’AZZARDO. L’ASSESSORE BRACCIALARGHE. DICE NO. CONSULTAZIONE M5S TORINO SFIDUCIA?

 

Il Lotto è un gioco d’azzardo? Secondo l’assessore alla Cultura di Torino Maurizio Braccialarghe la risposta è NO.
Nonostante in tutta Italia i vari comuni stiano stilando regolamenti restrittivi in materia, la vera piaga sociale dell’inizio del XXI secolo, a Torino si va controcorrente e si fa un bell’accordo con Gtech (concessionaria del Lotto) per 250000 Euro a sponsorizzare l’evento musicale “Traffic”.

Il bello è che due anni fa sotto la Mole si era cambiato il regolamento comunale per non permettere al Comune stesso di farsi sponsorizzare da ditte di alcoolici, di marchi di sigarette e concessionarie di gioco d’azzardo che può generare “patologia e dipendenza”.

Alla faccia della coerenza!!!

A breve su Lex, a firma mia e di Giovanni Endrizzi – Portavoce Cinque Stelle Senato, apparirà la proposta di legge sul Gioco d’azzardo patologico: siete tutti invitati a dare suggerimenti.

 

torino gda

 

Se iscritto certificato M5S residente a Torino puoi votare qui:

>>> Hanno partecipato alla votazione in 396. 376 hanno votato sì, 20 hanno votato no. <<<

“Il MoVimento 5 stelle Torino si è presentato alle elezioni comunali del 2011 con un programma elettorale che al capitolo 17, 7.mo punto, prevedeva:
“Lotta al videopoker e al gioco d’azzardo ovunque possibile, vietandone l’installazione e la promozione.”
In data 10/09/2012 il Consiglio Comunale di Torino ha approvato a maggioranza una modifica di regolamento con la quale è stato inserito l’obbligo esplicito per il Comune di rifiutare sponsorizzazioni riguardanti “pubblicità diretta o collegata alla produzione o distribuzione di tabacco, superalcolici, materiale pornografico o a sfondo sessuale, gioco d’azzardo, che genera patologie o dipendenza”. Tale regolamento è stato recepito anche dalla Fondazione per le Attività Culturali, Fondazione controllata dal Comune e presieduta dal Sindaco Piero Fassino e dal suo vice l’assessore alla Cultura Maurizio Braccialarghe, che riporta nel suoregolamento interno di funzionamento le medesime prescrizioni. Lo scorso Luglio, l’assessore Braccialarghe ha firmato per conto della Fondazione, un contratto di sponsorizzazione del valore di 250.000 eurocon la società Gtech S.p.A., concessionaria esclusiva del Gioco del Lotto, per la sponsorizzazione dell’evento musicale Traffic. Sul palco dell’evento tenutosi a Torino e tramite installazioni in diverse aree della città, è stato così promosso il Gioco del Lotto con lo slogan “con il Gioco del Lotto la città diventa più tua”. L’assessore, chiamato tramite un’interpellanza del M5S a rispondere in Consiglio di questa palese violazione del regolamento, non ha prodotto alcuna giustificazione plausibile, se non che “il Lotto non può considerarsi gioco d’azzardo poichè tutelato da legge dello Stato”.

I consiglieri comunali di Torino, Chiara Appendino e Vittorio Bertola, sono di opinione divergente circa la presentazione di una mozione di sfiducia all’assessore che ha violato il regolamento: pensi che il gruppo consiliare del M5S dovrebbe presentare tale mozione di sfiducia? Se iscritto certificato M5S residente a Torino puoi votare qui.”

M5S: LASCERESTE I VOSTRI ZECCHINI IN MANO AL GATTO E ALLA VOLPE?

La Fondazione UNIGIOCO (Confindustria) e la LOTTOMATICA con la partecipazione dell’Agenzia dei Monopoli e delle Dogane (ex AAMS) educano i minorenni al gioco d’azzardo sul territorio, per promuovere la Legalità.

Peccato che la Commissione Parlamentare Antimafia nel 2011 e la Consulta Nazionale Antiusura nel 2014, affermano che diffondere il gioco d’azzardo LEGALE aumenta indissolubilmente il mercato dell’ IILLEGALE in un circolo che si potenzia reciprocamente. Chissà se grazie al contributo del Dott. Antonio Tagliaferri – alto dirigente dell’AAMS – già condannato dalla Corte dei Conti a risarcire allo stato 2,5

Milioni di Euro per danno erariale (con dolo) per la multa dei 98 miliardi ai concessionari di Slot Machines e ancora dirigente dell’AAMS. Sembra proprio di essere nel Campo dei Miracoli…

Notizia:
http://www.ansa.it/sito/notizie/postit/Minori_e_legalita_Campagna_18_di_Lottomatica/2014/09/25/minori-e-legalita-campagna-18-di-lottomatica_01975b80-3b6d-4866-bcd9-d943493cd0d8.html

Interrogazione M5S:
http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=24262&stile=7&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%27

 

_POST MARZIANA DEFINITIVA_

 

Leggi il post sul Blog di Beppe Grillo. M5S: LASCERESTE I VOSTRI ZECCHINI IN MANO AL GATTO E ALLA VOLPE?

 

Testo dell’interrogazione completo:

Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
nel 2010, Antonio Tagliaferri, direttore dei giochi, dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, in una intervista al quotidiano Repubblica dichiarò che: «I Monopoli stanno portando avanti il programma “Giovani e Gioco” per affrontare i problemi delle dipendenze e della compulsività da gaming»; una iniziativa costata 100 mila euro, che ha coinvolto 15 principali città italiane, per un totale di 70 mila contatti;

Raffaele Ferrara, direttore generale dei Monopoli parlava di «investimento culturale», di potenziare il progetto coinvolgendo addirittura le fasce dei minori più piccoli;

è inverosimile che progetti di prevenzione al gioco d’azzardo indirizzati a fasce giovanili, nonché di minori più piccoli, siano gestiti da operatori che detengono palesi interessi di promozione e profitto nell’ambito;

difatti sono sconcertanti i messaggi che sono stati veicolati durante l’attuazione del programma nelle scuole: «Secondo Dante il rischio del gioco è sempre stato componente essenziale della vita», «Si evolve chi si prende una giusta dose di rischio» fino al più temerario messaggio: «Si può giocare ovunque, sempre e comunque»; inoltre, si è parlato di ludopatia piuttosto che di gioco d’azzardo patologico e ci si è limitati ad evidenziare le differenze tra gioco legale ed illegale, anziché dei rischi connessi a questa pratica;

ebbene la storia si ripete, da notizie di stampa riportate il 17 giugno 2014 dal quotidiano on line «Il Sole 4 ore» e dal sito web «gioconews.it» si è appreso che la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (LUISS) in collaborazione con Confindustria Sistema Gioco Italia ha concluso, nel mese di giugno 2014, il progetto «gioco lecito», indirizzato agli studenti di dieci tra i più importanti licei del Lazio;

nello specifico, a trenta studenti dell’ultimo anno di liceo, i migliori in italiano e storia, è stata offerta la possibilità di confrontarsi con esperti del settore del gioco d’azzardo e di conseguire, al termine di questo originale percorso formativo, già i primi 4 crediti formativi universitari (CFU) per avviare con successo il proprio percorso accademico;

è davvero paradossale che un corso di formazione al «gioco responsabile» sia gestito da rappresentanti di importanti aziende del gioco d’azzardo, sebbene corredato anche da lezioni di economia, marketing, diritto, comunicazione e sociologia, tenute da docenti della LUISS;

si prefigura difatti una posizione controversa e un macroscopico conflitto di interessi in quanto chi gestisce il progetto di «gioco lecito» rappresenta anche le maggiori società di profitto da gioco d’azzardo e persegue l’obiettivo di aumentarne i profitti, quindi il mercato dell’azzardo e la platea di soggetti fruitori;

occorre registrare che in Italia l’offerta di giochi d’azzardo (slot machine, videopoker, lotto, supernenalotto, gratta e vinci, scommesse sportive) è in continuo aumento ed è sempre più diversificata, tanto che quella che in passato era un’abitudine riguardante una ristretta fascia di persone è, di fatto, divenuta una pratica che interessa ogni strato sociale;

dagli ultimi dati dello studio Ipsad (Italian population survey on alcohol and other drugs) dell’istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa, emerge che nei 3 anni dal 2008 al 2011, la percentuale di persone tra i 15 e i 64 anni che ha puntato soldi su uno dei tanti giochi presenti sul mercato è passata dal 42 al 47 per cento, circa 19 milioni di scommettitori, di cui ben 3 milioni a rischio GAP (gioco d’azzardo patologico);

dai dati registrati, emerge una preoccupante crescita, anche tra gli adolescenti, della fruizione di gioco d’azzardo: sono un milione il numero di studenti che hanno riferito, nel 2012, di aver puntato denaro sui giochi;

sempre secondo l’indagine condotta dall’Ipsad, che ha coinvolto 45.000 studenti delle scuole superiori e 516 istituti scolastici di tutta Italia, nell’ultimo anno il 45,3 per cento degli studenti ha puntato somme di denaro: ad essere maggiormente coinvolti nel gioco risultano essere i ragazzi (55,1 per cento contro il 35,8 per cento delle ragazze) e si stima che siano 100.000 gli studenti che già presentano un profilo di rischio moderato e 70.000 quelli con una modalità di gioco problematica;

per citare un esempio concreto, l’Associazione italiana dei consumatori e degli operatori del gioco (ACOGI), ha effettuato presso le scuole superiori della città di Bitonto una indagine molto particolare che desta non poche preoccupazioni su quanto sia presente il rischio del gioco d’azzardo tra i banchi di scuola: dei 230 studenti coinvolti, in età compresa fra i 13 e i 16 anni, circa metà degli intervistati, quasi il 48 per cento, ha dichiarato di giocare fra le due e le tre volte al mese;

l’89 per cento degli intervistati punta fino a 10 euro a giocata, mentre c’è addirittura un significativo 7 per cento che spende più di 30 euro a giocata;

il comma 5-bis dell’articolo 7 del decreto-legge n. 158 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 189 del 2012, comunemente denominato «decreto salute» o «decreto Balduzzi», stabilisce: «Il Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca segnala agli istituti di istruzione primaria e secondaria la valenza educativa del tema del gioco responsabile affinché gli istituti, nell’ambito della propria autonomia, possano predisporre iniziative didattiche volte a rappresentare agli studenti il senso autentico del gioco ed i potenziali rischi connessi all’abuso o all’errata percezione del medesimo»;

appare chiaro che il legislatore, consapevole dell’importanza della scuola, di ogni ordine e grado, nel sensibilizzare gli studenti rispetto al gioco d’azzardo, stabilisce che il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca si adoperi al fine di favorire iniziative didattiche che abbiano lo scopo di prevenire le possibili degenerazioni ricollegabili all’abuso dei giochi d’azzardo;

la più efficace forma di contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo consiste in una azione educativa di tipo culturale, che è tanto più efficace quanto più precoce è l’età dei suoi destinatari e pertanto massimo deve essere l’impegno preventivo e dissuasivo rispetto ai rischi del gioco da rivolgere ai giovani;

diventa quindi fondamentale affrontare la problematica del gioco d’azzardo all’interno delle scuole, luoghi formativi ed educativi per antonomasia, attraverso progetti di prevenzione rivolti ad una presa di coscienza reale su questa diffusa forma di dipendenza;

le istituzioni scolastiche non devono e non possono, prestarsi a quelli che secondo gli interroganti sono progetti controversi o subdole forme di formazione come il suddetto progetto « gioco lecito», dovendo al contrario sostenere, di concerto con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, il Ministero della salute e le Asl territoriali, progetti gestiti da personale qualificato e impegnato nell’azione di sensibilizzazione sui rischi del gioco d’azzardo –:
quale posizione il Ministro intenda assumere riletto a iniziative simili al progetto «giovani e gioco» illustrato in premessa e se non intenda assumere con azione di competenza per evitare qualsiasi iniziativa volta a una formazione gestita da operatori che detengono interessi nell’ambito dei «giochi»;

se non ritenga opportuno diramare specifiche linee guida agli istituti scolastici volte a promuovere progetti educativi che evidenzino i grandi rischi connessi alla fruizione del gioco d’azzardo;
quali iniziative intenda assumere per una maggiore tutela dei giocatori, in particolare dei giovani e delle altre persone vulnerabili o potenzialmente tali, al fine della sensibilizzazione circa i rischi collegati al gioco d’azzardo. (4-06144)