Soldi e Bilanci nella Sanità Privata del Lazio

analisi dei bilanci cliniche private del LazioAbbiamo analizzato 4 società che fanno capo a 9 cliniche private accreditate Colle Cesarano, Gli Annali, Villa Armonia e il Gruppo INI

1. Partendo da  segnalazioni ricevute sui tagli in busta paga e su continue procedure di licenziamento di molti operatori sanitari, licenziamenti che, assurdamente, avvenivano non appena i gestori di tali cliniche ottenevano l’accreditamento definitivo dalla Regione,  abbiamo cominciato uno studio su alcune Cliniche private riabilitative accreditate dalla Regione Lazio.

2. Su queste strutture ci sono state almeno 13 interrogazioni regionali,  7 interrogazioni parlamentari mentre nel frattempo Zingaretti, ha sempre firmato aumenti di budget e accreditamenti, refrattario alle segnalazioni e ai controlli.

3.  gli imprenditori di strutture private  “autodichiarano” un perenne stato di crisi, promuovendo continue procedure di licenziamento, in alcuni casi con un numero inspiegabile di decessi tra i pazienti.

4.“Seguite i soldi!”. A fronte di controlli insussistenti, abbiamo fatto la cosa più logica, mai fatta da coloro che avrebbero dovuto: verificare l’impiego e l’utilizzo dei fondi pubblici studiando i bilanci.

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Esposto alla Corte dei Conti

 

 

 

 

5. l dati che emergono riguardano l’estro finanziario di questi imprenditori ad utilizzare i soldi della Regione con i quali, anziché garantire l’assistenza,  finanziano altre loro società. In alcuni casi i finanziamenti ricevuti sono addirittura “irreperibili”.

6. “I soldi non bastano mai!”. Dopo il “dirottamento” dei capitali e l’autodichiarazione dello “stato di crisi”, ottengono dalla regione l’autorizzazione a casse integrazioni e contratti di solidarietà con le immancabili omissioni  dei sindacati.

 

 

 

 

 

 

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Alla Procura Regionale

Integrazione all’Esposto alla Corte dei Conti

 

 

 

Praticamente altri soldi pubblici per pagare una parte di stipendio che è già compresa nelle rette regionali e nel Fondo Sanitario Regionale

7. Sui bilanci, oggetto di studio, si contano oltre 21 MILIONI di euro utilizzati per finanziare società satellite (capitali che non è ben chiaro come, quando e se rientreranno). Il totale del budget annuale, assegnato dalla Regione Lazio alle cliniche esaminate, è di  circa 55 milioni di euro (approssimato per difetto).

 

 

 

 

 

 

 

 



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8. Contestualmente 900 dipendenti sono stati coinvolti in procedure di cassa integrazione e contratti di solidarietà e, ad oggi, i licenziamenti, in alcune strutture, hanno coinvolto fino ad un terzo del personale in forza.



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9. “La Pianta Organica, questa sconosciuta!” A questo punto gli imprenditori sono pronti per l’ultimo atto: umiliare il personale e abbassare definitivamente il costo del lavoro con ripetute e incessanti procedure di licenziamento del personale, dello stesso personale assunto per ottenere l’accreditamento.



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10. Tutti gli amministratori di queste società facevano parte del Consiglio Direttivo dell’AIOP Lazio (l’Associazione Italiana Ospedalità Privata) la cui presidente è la dr.ssa Jessica Veronica Faroni del Cda del Gruppo INI.

L’ Associazione Italiana Ospedalità Private, è il più importante competitor del Servizio Sanitario Pubblico.



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Se uniamo i 10 punti l’immagine è chiara: Un sistema che ad ogni passaggio prevede il controllo di qualcuno. Un controllo che nella migliore delle ipotesi è mancato e che in alcuni casi si è trasformato addirittura in avallo e  copertura.   

ISTITUTO SUPERIORE di SANITA: Parere M5S sulla nomina del Prof. Ricciardi a Presidente

ricciardi-issQuesto il parere letto nel corso della seduta di Mercoledì 5 agosto 2015 della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati.


 

Il M5S esprime il‭ ‬proprio‭ ‬parere negativo alla‭ ‬nomina proposta dal Ministro della Salute per‭ ‬diversi‭ ‬motivi‭ ‬di legittimità,‭ ‬di metodo e‭ ‬di merito.

Riguardo alla legittimità,‭ ‬la nomina del Prof.‭ ‬Gualtiero Ricciardi,‭ ‬a commissario straordinario dell‭’‬Istituto Superiore di Sanità‭ ‬effettuata ai sensi dell‭’‬art.‭ ‬15‭ ‬del‭ ‬ decreto legge‭ ‬98/‭ ‬2011‭ ‬già‭ ‬inibisce o comunque‭ ‬rende di per sè problematica la candidatura e la nomina a Presidente del medesimo Istituto,‭ ‬per i seguenti motivi:

  1. emergono dubbi di‭ ‬legittimità‭ ‬sull‭’‬avvenuta‭ ‬nomina a commissario di un soggetto che,‭ ‬non avendo‭ ‬le competenze contabili e finanziarie,‭ ‬era deputato esclusivamente ad un risanamento finanziario‭ ‬ (tanto‭ ‬che la stessa norma ne limitava espressamente i compiti‭) ‬ma che di fatto‭ ‬ha travalicato tali compiti approvando anche lo Statuto‭ ‬che ai sensi dell‭’‬articolo‭ ‬2‭ ‬del d.‭ ‬lgs n.‭ ‬106/2013‭ ‬doveva essere deliberato,‭ ‬a maggioranza assoluta,‭ ‬previo parere del Comitato scientifico e sentite le organizzazioni sindacali,‭ ‬dal Consiglio di amministrazione,‭ ‬integrato da quattro esperti nominati dal Ministro della salute‭;‬ su tali atti vi sono‭ ‬dubbi rilevanti‭ ‬di‭ ‬illegittimità.
  2. il ruolo di Commissario‭ ‬straordinario è stato svolto dal prof. Ricciardi‭ ‬senza collocazione in aspettativa,‭ ‬ciò‭ ‬in‭ ‬violazione dell‭’‬art.‭ ‬4‭ ‬del d.‭ ‬lgs n.‭ ‬106/2013‭ ‬laddove‭ ‬prevede che il Presidente‭ “‬se professore universitario,‭ ‬e‭’ ‬collocato in‭ ‬aspettativa‭ ‬ai sensi dell’articolo‭ ‬12‭ ‬del‭ ‬DPR‭ ‬n.‭ ‬382/80‭”‬ ed in violazione del medesimo DPR‭ ‬382/1980‭; ‬tale fatto,‭ ‬ovviamente da accertare,‭ ‬espone il nominato commissario‭ ‬nonchè candidato Presidente‭ ‬ed i soggetti che lo‭ ‬hanno nominato a possibili giudizi e contenziosi dinanzi agli organi‭ ‬amministrativi e contabili,‭ ‬con effetti imprevedibili‭ ‬sulle amministrazioni coinvolte‭ (‬Ministero della salute,‭ ‬ISS,‭ ‬Università‭)‬ e sul medesimo soggetto‭;‬ a tal proposito si cita una recentissima sentenza‭ ‬(TAR‭ ‬27‭ ‬aprile‭ ‬2015‭ ‬n.‭ ‬737‭)‬ ove i giudici‭ ‬amministrativi hanno rilevato una incompatibilità‭ ‬manifesta e certa tra l‭’‬incarico‭ ‬di commissario‭ ‬straordinario e il ruolo di professore universitario,‭ ‬incompatibilità che conseguiva‭ ‬“all‭’‬applicazione‭ “‬vincolata‭”‬ e non discrezionale di una specifica norma,‭ ‬l‭’‬art.‭ ‬13‭ ‬punto n.‭ ‬10‭ ‬del‭ ‬DPR‭ ‬382/1980‭”‬; Si riporta un estratto‭ ‬chiarificatore‭ ‬della‭ ‬sentenza:‭ ‬”in particolare l‭’‬applicazione dell‭’‬art.‭ ‬13‭ ‬del DPR‭ ‬382/1980,‭ ‬rubricato‭ “‬aspettativa obbligatoria per‭ ‬situazioni di incompatibilità‭”‬ risulta del tutto appropriata al caso di specie in quanto,‭ ‬al punto n.‭ ‬10,‭ ‬la norma prevede l‭’‬incompatibilità‭ (‬del ruolo di professore‭ ‬universitario‭)‬ con la‭ “‬nomina alle cariche di‭ “‬presidente,‭ ‬di amministratore‭ ‬delegato di enti pubblici‭”‬ a carattere nazionale,‭ ‬interregionale o regionale,‭ ‬di enti pubblici‭ ‬economici,‭ ‬di società a partecipazione pubblica,‭ ‬anche a fini di lucro‭”‬; e,‭ ‬nel caso in esame,‭ ‬la‭ ‬nomina a‭ “‬Commissario Straordinario‭”‬,‭ ‬raccoglie tutte le funzioni dei diversi organi dell‭’‬ente‭ ‬(Presidente,‭ ‬Consiglio di Amministrazione,‭…‬); sussiste dunque il parallelismo e la piena affinità fra la nomina a‭ “‬Commissario Straordinario‭”‬ di un‭ ‬ente pubblico e la nomina a‭ “‬Presidente‭”‬ o ad‭ “‬Amministratore delegato‭”‬ di enti pubblici,‭ ‬con‭ ‬conseguente applicazione delle medesime norme‭”‬; risulta infatti che il prof.‭ ‬Ricciardi,‭ ‬come dallo stesso confermato in sede di audizione,‭ ‬ove peraltro ha lamentato i‭ ‬“limitatissimi‭”‬ compensi ricevuti‭ ‬(€‭ ‬30.000,00‭ ‬ancora da definire e comunque percepiti in costanza‭ ‬dello stipendio di professore‭)‬ dopo la nomina a commissario,‭ ‬abbia continuato a ricoprire‭ ‬sia‭ ‬il ruolo di Professore Universitario‭ ‬nonché il ruolo di Direttore del Dipartimento per l‭’‬assistenza sanitaria di Sanità Pubblica del Policlinico Universitario‭ “‬A.‭ ‬Gemelli‭”‬ nonché il ruolo di Direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva‭;‬
    3. si‭ ‬ribadisce che in costanza della carica di Commissario non‭ ‬risultava rinvenibile sulla sez.‭ ‬amministrazione trasparente dell‭’‬ISS la pubblicazione obbligatoria,‭ ‬riferibile al Prof.‭ ‬Ricciardi,‭ ‬ né‭ ‬della dichiarazione dei redditi‭ ‬né‭ ‬dei compensi e/o rimborsi a carico della finanza pubblica sia relativi al medesimo incarico sia relativi ad altre cariche o incarichi‭;‬ ciò‭ ‬in palese violazione delle norme sulla trasparenza e sulla prevenzione della corruzione.
    4. si ricorda che‭ ‬l‭’‬incarico di commissario straordinario in questione,‭ ‬ancorché assimilabile agli incarichi di cui all’articolo‭ ‬11‭ ‬della‭ ‬legge‭ ‬23‭ ‬agosto‭ ‬1988,‭ ‬n.‭ ‬400,‭ ‬implica numerose e diffuse incompatibilità ai sensi del d.‭ ‬lgs‭ ‬39/2013,‭ ‬se non anche ai sensi della‭ ‬L.‭ ‬ 215/2004‭;‬ si‭ ‬evidenzia‭ ‬che generalmente per tutte le nomine di commissario‭ ‬straordinario vige una inconferibilità successiva ad assumere l‭’‬incarico di presidente.‭ ‬A tal proposito si richiama‭ ‬proprio‭ ‬un‭ ‬recente‭ ‬orientamento dell‭’‬ANAC del‭ ‬06‭ ‬maggio‭ ‬2015‭ ‬laddove,‭ ‬pur riferendosi ad un‭’‬azienda speciale consortile‭ ‬rileva‭ ‬la sussistenza di INCONFERIBILITA‭’‬ nei casi in cui venga conferito un incarico di presidente‭ ‬a colui che,‭ ‬nei due anni precedenti abbia ricoperto o attualmente ricopra la carica di commissario straordinario del medesimo ente.‭ ‬Quel che si vuole salvaguardare,‭ ‬al di là delle casistiche evidenziate dalle norme,‭ ‬è un principio di buon senso e di ragionevolezza che dovrebbe separare,‭ ‬per ovvi‭ ‬motivi d‭’‬imparzialità e di‭ ‬appropriatezza delle motivazioni sottese alla nomina,‭ ‬l‭’‬incarico commissariale straordinario‭ (‬soprattutto se‭ ‬di nomina governativa,‭ ‬com’è il caso di specie‭) ‬dalla nomina di Presidente,‭ ‬cariche che dovrebbero rispondere a logiche ed esigenze diverse,‭ ‬e quindi senza commistione alcuna.‭

Riguardo‭ ‬al metodo ci permettiamo di‭ ‬ribadire:
1. l‭’‬incomprensibilità di una inversione di tendenza rispetto alla procedura di nomina del precedente Presidente dell‭’‬ISS‭ ‬allorquando l‭’‬allora Ministro della Salute Balduzzi,‭ ‬in maniera virtuosa,‭ ‬pervenne all‭’‬individuazione‭ ‬del Presidente dell‭’‬ISS a seguito di interpello pubblico,‭ ‬di commissione di valutazione‭ ‬costituita con decreto e di susseguente individuazione di una rosa di ben‭ ‬27‭ ‬candidati‭!‬,‭ ‬
2. il contrasto con le procedure‭ ‬utilizzate negli altri enti pubblici di ricerca analoghi all’ISS nel mondo‭ (‬National Institute of Health americano,‭ ‬Imperial College‭ ‬in GB…‭) ‬che istruiscono procedimenti pubblici di interpello,‭ ‬valutazione comparativa tra più candidati ecc

Riguardo al‭ ‬merito infine rileviamo la diffusa sussistenza di numerosi conflitti d‭’‬interesse risultanti da una commistione con case farmaceutiche o simili,‭ ‬laddove ad esempio il Prof.‭ ‬Ricciardi‭ ‬ricopre oppure abbia ricoperto:

1. l‭’‬incarico di membro dell‭’‬European Steering Group sulla sostenibilità dei sistemi sanitari e relatore del Libro Bianco europeo,‭ ‬iniziativa finanziata dalla casa farmaceutica AbbVie‭;

2.  ‬l‭’‬incarico di‭ ‬membro del Comitato scientifico del CERGAS‭ (‬Centro di Ricerca sulla Gestione dell‭’‬Assistenza Sanitaria e Sociale‭) ‬dell‭’‬Università Bocconi,‭ ‬che nel progetto‭ “‬Academy of Helth Care Management and Economics‭”‬ collabora con la Novartis‭;

‭3. ‬l‭’‬incarico di‭ ‬responsabile scientifico del Primo Libro Bianco sull‭’‬Health Technology Assessment in Italia e del progetto ViHTA‭ ( ‬Valore in Health Tecnology Assessment‭)‬,‭ ‬iniziative finanziate da GlaxoSmithKline.‭ (‬e ricordiamo che‭ ‬già‭ ‬da Commissario‭ ‬il prof Ricciardi,‭ ‬al di fuori delle competenze richieste al ruolo di commissario,‭ ‬ha fatto la proposta di creare all‭’‬interno dell‭’‬ISS un Centro nazionale per l‭’‬Health Tecnology Assessment,‭ ‬i cui‭ ‬obiettivi sembrano coincidere,‭ ‬stranamente,‭ ‬proprio‭ ‬con quelli di GlaxoSmithKline nel programma ViHTA.

Concludo ricordando che per tutte le‭ ‬suddette motivazioni il M5S ritiene assolutamente non opportuna tale nomina,‭ ‬e ciò a tutela dello stesso Ministero della Salute e dell‭’‬ISS‭ ‬che,‭ ‬vale la pena ricordarlo,‭ ‬ è un organo tecnico scientifico del Servizio Sanitario nazionale‭ ‬che persegue la tutela della SALUTE PUBBLICA,‭ ‬a salvaguardia del principio‭ ‬universalistico e di equità del nostro sistema‭ ‬di salute‭ ‬che tutto il mondo ci‭ ‬invidia tranne,‭ ‬come dichiarato proprio dal prof.‭ ‬Ricciardi qui‭ ‬in audizione,‭ ‬dal‭ ‬medesimo candidato presidente dell‭’‬ISS,‭ ‬che ritiene di dover risolvere il problema della‭ ‬sostenibilità del SSN attraverso misure di partenariato pubblico-privato,‭ ‬ invece che‭ ‬attraverso la massima trasparenza e‭ ‬l‭’‬accountability‭ ‬delle performance‭ ‬del sistema salute,‭ ‬la sua per prima ovviamente.‭ ‬Il M5S ritiene che nell‭’‬ottica di una sostenibilità del SSN sia decisivo e necessario cambiare il‭ ‬modello‭ ‬attuale‭ ‬di governance‭ ‬a cominciare dall‭’‬indecoroso meccanismo delle nomine,‭ ‬ivi inclusa quella del Presidente‭ ‬dell‭’‬ISS.

Seconda Domanda – Audizione del Prof. Ricciardi sulla nomina a Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità
Prima domanda – Audizione del Prof. Ricciardi sulla nomina a Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità
Introduzione – Audizione del Prof. Ricciardi sulla nomina di Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità

TERZO SETTORE. IL PARERE DELL’ANAC

MEMORIA ANAC  (Memoria ANAC

 

Audizione XII Commissione Camera Deputati

Disegno di legge n.2617 “Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale”

 

  1. L’audizione riguarda la delega per il riordino e la revisione organica della disciplina degli enti privati del “terzo settore” e delle attività che promuovono e realizzano finalità solidaristiche e di interesse generale (proposte di legge n. 2071 e n. 2095 e disegno di legge n. 2617).

In particolare l’argomento per il quale all’A.N.AC. è stata richiesta un’audizione attiene all’impatto delle norme sulla trasparenza, l’incompatibilità e l’inconferibilità nella Pubblica Amministrazione, che estenderò, più in generale, al piano della prevenzione della corruzione. La disciplina normativa attuale è rinvenibile nella legge 6 novembre 2012, n. 190, nel decreto legge 24 giugno 2014, n. 90 e nei decreti legislativi n. 33 del 14 marzo 2013 e n. 39 dell’8 aprile 2013.

L’assunto è che, esistendo una disciplina di portata generale in materia, occorra domandarsi se essa si applichi, e – in caso positivo – in quale misura, agli enti del “terzo settore”.

 

  1. La prima questione da valutare riguarda l’ambito di applicazione soggettivo e oggettivo della normativa citata.

 

  • Dal punto di vista soggettivo la disciplina riguarda non solo ogni  amministrazione pubblica, ma anche:
  1. ogni ente privato in controllo pubblico, come definito dal d.lgs. n. 33/2013 (art. 11, modificato dall’art. 24 bis, co. 2, del d.l. n. 90/2014) e dal n. 39/2013 (art. 1, co, 2, lett. c); si tratta di un controllo che può attuarsi tanto sul piano finanziario, quanto mediante la nomina di persone destinate a ricoprire una posizione apicale;
  2. ogni ente di diritto privato in cui la P.A. abbia una partecipazione minoritaria (art. 11, 3, del d.lgs. n. 33/2013 e art. 1, co. 2, lett. d), del d.lgs. n. 39/2013);
  3. ogni ente privato finanziato o regolato dalla P.A. (art. 22 del d.lgs. n. 33/2013; art. 1, co. 2, lett. d), del d.lgs. n. 39/2013).

 

Quanto al «Terzo settore» si tratta di una varietà di enti di natura privatistica caratterizzati da una grande diversificazione dal punto di vista della loro struttura, organizzazione e attività: assumono la forma di ONLUS, cooperative sociali, associazioni di promozione sociale o di volontariato, ONG, ….

Sembrano essere caratterizzati da alcuni pochi dati comuni, costituiti dalla non distribuzione dei profitti, dall’autogoverno, dall’impiego di lavoro anche di volontariato, dall’organizzazione su base democratica.

 

  • Dal punto di vista oggettivo la disciplina riguarda l’ente che svolga un certo tipo di funzioni, individuate (ancora dall’articolo 11 del d.lgs. n. 33/2013) nelle «attività di pubblico interesse» disciplinate dal diritto italiano o dal diritto dell’Unione europea che consistano nell’esercizio di funzioni amministrative, di produzione di beni/servizi a favore della P.A., ovvero di gestione di servizi pubblici.

I due presupposti di cui ai punti 2.1 e 2.2 devono ricorrere cumulativamente affinché a tali enti privati si applichi la disciplina adottata per la Pubblica Amministrazione.

La normativa non è di agevole impiego da diversi punti di vista. Stante la menzionata diversità di natura, struttura e organizzazione degli enti del “terzo settore”, nonché la differente attività da essi svolta, si tratta di valutare caso per caso se l’ente sia raggiunto dalla disciplina in esame o meno. Ricorrono inoltre problemi ermeneutici: nonostante essa contempli anche proposizioni definitorie, non sono immediatamente comprensibili talune nozioni, quali, per esempio, quella di «attività di pubblico interesse»; di «ente di diritto privato regolato o finanziato» da una Pubblica Amministrazione; di «ente di diritto privato sotto controllo pubblico». Come si dirà poi, l’A.N.AC. auspica che si possano ricavare spazi per intervenire sui criteri direttivi della delega che si vuole conferire al Governo (con disegno di legge n. 1577) per adottare disposizioni integrative e correttive del d.lgs. n. 33/2013 e n. 39/2013 in materia di trasparenza, incompatibilità e inconferibilità di incarichi (art. 6).

 

Se i due presupposti cumulativamente non ricorrono, per garantire il comportamento etico e/o non corruttivo dell’ente si applicano norme diverse. In particolare rileva il regime stabilito dal d.lgs. n. 231 dell’8 giugno 2001, secondo una giurisprudenza ormai consolidata (v. in particolare per gli enti in partecipazione pubblica la sentenza della Corte di Cassazione n. 28699/2011; più in generale per gli enti del “terzo settore” le sentenze della Corte di Cassazione n. 15657/2011; e del Tribunale di Milano n. 11/820).

 

  1. Scendendo dal piano generale a quello particolare, si tratta quindi di verificare l’applicazione della normativa richiamata a singole situazioni.

 

  • In materia di prevenzione della corruzione

La normativa (art. 1, co. 49, 59, 60 e 61 della legge n. 190/2012) è stata interpretata nel senso di estendere l’obbligo di adozione dei Piani triennali di prevenzione della corruzione:

  1. a tutti gli enti pubblici anche nazionali e non solo (come esplicitamente stabilito) e a quelli locali e territoriali (questione che qui non rileva direttamente);
  2. agli enti di diritto privato in controllo pubblico. Essi, al fine di evitare inutili ridondanze, hanno l’obbligo di dotarsi – se già dispongano di un modello di organizzazione e gestione del rischio sulla base del d.lgs. n. 231/2001 – di un «modello 231 aggravato», che tenga cioè conto anche delle richieste previste nella legge n. 190/2012 (per esempio, tra l’altro, in materia di adozione del Piano triennale suddetto e di individuazione di un responsabile della prevenzione della corruzione). In questo senso dispone, ultra lege, il punto 3.1.1. del P.N.A.

A questo assetto si aggiunge la delibera della CIVIT n. 34/2012, secondo la quale la legge n. 190/2012 si applica anche agli istituti pubblici di assistenza e beneficienza in attesa della loro trasformazione in soggetti di diritto privato (ex art. 10 della legge n.328/2000).

 

3.2. In materia di trasparenza.

Lo scopo della disciplina di prevenzione della corruzione si consegue anche tramite l’estensione delle regole della trasparenza all’ambito dei rapporti che intercorrono tra cittadini, P.A. ed enti privati.

Il modello di trasparenza  contenuto nella legge n. 190/2012 e nel decreto attuativo n. 33/2013  contempla l’obbligo di ciascuna P. A. di pubblicare taluni dati e informazioni e, conseguentemente, il diritto del cittadino a conoscerli. Non si tratta, dunque, di un modello di trasparenza paragonabile a quello accolto dal «FOIA» statunitense e da altri Paesi europei: quest’ultimo si ispira al principio di accessibilità totale dei documenti della P.A. da parte del cittadino («total disclosure»), con il solo limite delle esigenze di riservatezza correlate a determinati interessi pubblici e privati. Diversamente nell’ordinamento italiano la pubblicità è una regola di stretto diritto positivo, garantita nella misura in cui una norma di legge la preveda come obbligo.

Questo  modello italiano ha subito una revisione ad opera del d.l. n. 90/2014, il quale ha allargato agli enti privati partecipati e controllati gli obblighi di trasparenza previsti per le pubbliche amministrazioni.

Nel dettaglio:

  • Una prima disposizione utile è contenuta nell’art. 22 del d.lgs. n. 33/2013. La norma pone in capo alle A. che vigilino o finanzino enti privati l’obbligo di comunicare taluni dati/informazioni assai significativi, quali: la ragione sociale, la misura dell’eventuale partecipazione dell’amministrazione pubblica, la durata dell’impegno, l’onere complessivo a qualsiasi titolo gravante sul bilancio dell’amministrazione per l’anno in corso, il numero dei rappresentanti dell’amministrazione negli organi di governo e il trattamento economico a ciascuno di essi spettante, i risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi finanziari, i dati relativi agli incarichi di amministratore dell’ente e il relativo trattamento economico complessivo (co. 2).

Con questa disposizione indirizzata alla P. A. si consente al cittadino di conoscere, per esemplificare, a quali enti privati la propria Amministrazione comunale accordi finanziamenti; quali enti essa controlli sul piano finanziario, come su quello della nomina di persone che lavorano in organi di indirizzo politico o in posizione dirigenziale.

 

  • Una seconda disposizione pertinente è contenuta nell’art. 11 del d.lgs. n. 33/2013, secondo la nuova versione disposta con l’art. 24 bis del d.l. n. 90/2014. La disposizione – come anticipato di difficile interpretazione – estende gli obblighi di trasparenza agli enti privati in controllo pubblico «limitatamente alle attività di pubblico interesse». L’A.N.AC. si sta interrogando sulla portata di questa disposizione, alla luce della considerazione di diversamente graduare gli obblighi di trasparenza: un’ipotesi percorribile potrebbe rivelarsi quella di sottoporre agli obblighi di trasparenza l’ente partecipato dalla P.A. in posizione di minoranza in relazione alle sue sole attività (di pubblico interesse); l’ente posto sotto controllo pubblico in relazione anche alla sua

 

  • Da questa previsione discende che sono tenute alla pubblicazione di determinati dati/informazioni le persone che nell’ente controllato o partecipato ricoprono cariche nell’organo di indirizzo politico (art. 14 d.lgs. n. 33/2013), nonché le persone che ivi appartengono alla dirigenza amministrativa (art. 15 d.lgs. ult. cit.). La delibera A.N.AC. 144/2014 non è applicabile agli enti del ”terzo settore”, in quanto per ora riferibile alle sole PP.AA. e agli enti di diritto pubblico. A breve sarà predisposta una delibera di portata più generale.

 

  • Ne discende, inoltre, che in materia di trasparenza i poteri di A.N.AC. si estendono ai suddetti enti. Si tratta di poteri:
  • di regolazione (esercitati con direttive, pareri interpretativi, linee guida);
  • di vigilanza (sulla mancata adozione del Piano triennale sulla trasparenza; sulla mancata presenza nel sito del singolo ente di dati ritenuti di pubblicazione obbligatoria);
  • di ordine (ai singoli enti, relativamente all’obbligo di pubblicare i suddetti dati/informazioni)
  • di sanzione (nel caso in cui il soggetto obbligato ometta l’adozione dei piani triennali di prevenzione della corruzione, dei programmi triennali di trasparenza o dei codici di comportamento) accompagnati dall’obbligo di segnalazione «all’Autorità amministrativa competente» (altra espressione di difficile interpretazione) dei casi di mancata comunicazione delle informazioni e dei dati e di violazione degli obblighi di pubblicazione previsti dall’art. 47 del d.lgs. n. 33/2013, ai fini dell’esercizio del potere sanzionatorio previsto dal medesimo articolo.

Un esempio dell’estensione dell’obbligo di trasparenza agli enti di diritto privato implicati dalla normativa in questione tratto dalla prassi di A.N.AC. è rinvenibile nella FAC 4.4/2013, secondo la quale:

Gli Istituti Pubblici di Assistenza e Beneficienza (IPAB), qualora non abbiano provveduto né alla privatizzazione né alla trasformazione in Aziende pubbliche di servizi alla persona, sono da ritenersi enti pubblici regionali e, quindi, in considerazione di tale qualificazione, sono da ricomprendersi fra gli enti cui si applicano le disposizioni del d.lgs. n. 33/2013.

Laddove trasformati in Aziende pubbliche restano comunque inclusi nel novero delle “aziende ed amministrazioni” di Regioni, Province e Comuni, che l’art. 11 del d.lgs. n. 33/2013 contempla nell’ambito soggettivo di applicazione. Laddove invece siano stati privatizzati, occorrerà valutare caso per caso se rientrino fra i soggetti privati tenuti alla applicazione della disciplina in materia di trasparenza.

 

3.3. In materia di inconferibilità e incompatibilità

Nel caso rileva la disciplina stabilita con d.lgs. n. 39/2013. Il legislatore si è proposto di affrontare il rapporto tra P.A. e cittadini nelle loro organizzazioni sociali, con il fine di costruire un’amministrazione condivisa tramite l’esercizio delle funzioni pubbliche in modo imparziale da parte dei componenti degli organi di indirizzo politico e della dirigenza amministrativa.

La disciplina posta presenta tuttavia un grande limite, occupandosi di inconferibilità e incompatibilità in relazione ai soli incarichi dirigenziali e di responsabilità amministrativi di vertice, e non anche agli incarichi politici, di governo.

  • L’inconferibilità, come noto, consiste nella preclusione (“a monte”) permanente o temporanea ad attribuire incarichi dirigenziali nella P.A. a chi negli ultimi tre anni (art. 1, co. 2, lett. g), d.lgs. n. 39/2013, come dettagliatamente specificato negli artt. 4-8 del medesimo decreto):

– abbia svolto incarichi/ricoperto cariche in enti di diritto privato finanziati o regolati dalla  stessa P.A.;

– abbia ivi svolto attività professionali;

– sia stato componente di organi di indirizzo politico in quello stesso ente.

 

  • L’incompatibilità consiste nell’interdire (“a valle”) l’accettazione di certi incarichi (art. 1, co. 2, lett. h), d.lgs. n. 39/2013 come dettagliatamente specificato negli artt. 9-10, 13-14 del medesimo decreto).

La norma obbliga dunque il soggetto al quale venga conferito l’incarico dirigenziale nella P.A. a scegliere entro 15 giorni (a pena di decadenza) tra la permanenza nell’incarico e:

– l’assunzione/svolgimento di incarichi/cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalla P.A. che conferisce l’incarico;

– lo svolgimento di attività professionali per l’ente;

– l’assunzione della carica di componente di organi di indirizzo politico.

Tali disposizioni sono state precisate e interpretate da alcune delibere della CIVIT. In particolare si menzionano: la n. 46/2013 ( in tema di efficacia nel tempo delle previsioni contenute nel d.lgs. n. 39/2013); la n. 48/2013 (circa il non impedimento alla conferma dell’incarico già ricoperto); la n. 58/2013 (in relazione all’applicazione delle disposizioni al settore sanitario).

L’A.N.AC. è  inoltre intervenuta con “orientamenti” interpretativi, quali il n. 35/2014 (art. 9, co. 2, in materia di assenza di incompatibilità tra la carica di Presidente del Consiglio di amministrazione di una fondazione in controllo pubblico e l’attività di notaio); n. 50/2014 (art. 10, co. 2, in materia di assenza di incompatibilità fra l’incarico di direttore generale, direttore sanitario e direttore amministrativo nelle aziende sanitarie locali di una medesima Regione e lo svolgimento di un’attività professionale, nella medicina convenzionata assunta o mantenuta dal coniuge e dal parente o affine entro il secondo grado); n. 65/2014 (che accerta la sussistenza del divieto di contrarre con la P.A. di un dipendente che negli ultimi tre anni di servizio abbia esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto della stessa, anche presso un settore di attività diverso, ma comunque afferente alle attività precedentemente svolte, allorquando egli eserciti un’attività professionale presso soggetti privati destinatari dei suddetti poteri)[1].

 

3.4. In materia di segnalazioni del dipendente che rilevi condotte di illegalità inerenti all’attività dell’ente.

Agli enti di diritto privato del “terzo settore” soggetti all’applicazione della normativa riservata alla P.A. si applicano anche le disposizioni contenute nella legge n. 190/2012 in materia di whistleblowing (art.1, co. 51, come integrate dall’art. 19 del d.l. n. 90/2014).

 

  1. Infine, se nell’esame del disegno di legge delega al Governo per la riforma del “terzo settore”, codesta Commissione riscontrasse esigenze specifiche per modificare i decreti legislativi nn. 33 e 39/2013 o anche la legge n. 190/2012, è possibile che si possano ricavare spazi per introdurre, nella delega al Governo in materia di trasparenza, incompatibilità e inconferibilità (ddl n. 1577), alcune modifiche al suo art. 6.

La delega è indirizzata a porre rimedio a incongruenze contenute nella legislazione vigente in materia; a risolvere difficoltà interpretative; a dare organicità alla disciplina vigente; a valutare in tema di trasparenza se vi siano carenze negli obblighi di pubblicazione, o se, al contrario, vi sia un carico sproporzionato vuoi per la quantità eccessiva di dati/informazioni richiesti di pubblicazione, vuoi a fini del rispetto del diritto alla riservatezza. Auspicabilmente si potrebbe verificare anche la possibilità di  integrare i criteri della delega, per meglio determinare le competenze di A.N.AC. in materia e l’assetto di altre questioni pertinenti.

Da ultimo si ricorda che A.N.AC. ha attivato uno specifico “tavolo” di lavoro con il MEF in relazione al “terzo settore” finalizzato a valutare la condizione giuridica degli enti di diritto privato partecipati o controllati, al fine di pervenire a classificare e definire le diverse categorie di enti coinvolti, chiarendo le indicate difficoltà ermeneutiche.

Roma, 18 novembre 2014

Nicoletta Parisi

(Consigliere A.N.AC.)

 

Allegato n. 1

 

ORIENTAMENTI IN MATERIA DI INCONFERIBILITA’ E INCOMPATIBILITA’ DI INCARICHI PRESSO LE P.A. E GLI ENTI PRIVATI IN CONTROLLO PUBBLICO APPROVATI DALL’AUTORITÀ E PUBBLICATI SUL SITO ISTITUZIONALE

Orientamento n. 35/2014

Non sussiste alcuna ipotesi di incompatibilità, ai sensi dell’art. 9, secondo comma del d.lgs. n. 39/2013, tra la carica di presidente del consiglio di amministrazione di una fondazione in controllo pubblico e lo svolgimento dell’attività notarile.

Parole chiave: ANTICORRUZIONE – art. 9, secondo comma d.lgs. n. 39/2013 – preside

[1] V. allegato n. 1 per ulteriore prassi interpretativa.

 

immagine per anac e corte dei conti

 

 

 

 

 

 

 

TERZO SETTORE. IL PARERE DELLA CORTE DEI CONTI

Audizioni sul disegno di legge delega su Riforma del terzo settore e del Servizio civile

21 novembre 2014

Nella seduta di venerdì 21 novembre 2014, nell’ambito  dell’esame dei progetti di legge recanti « Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale (C. 2617 Governo, C. 2071 Maestri e C. 2095Bobba ), sono state svolte una serie di audizioni informali con rappresentanti  di: Corte dei Conti, Codacons.

Qui la memoria corte dei conti depositata dalla Corte dei Conti.

Per saperne  di più sulla Riforma:

  • segui il percorso parlamentare del disegno di legge delega (A.C. 2617);
  • leggi il dossier del Servizio Studi.

Servizio Studi della Camera dei deputati

 corte dei conti

 

Massimo Baroni: “La Corte dei Conti Condanna Tagliaferri ma lui è dirigente AAMS”

Testo e Video dell’intervento: Grazie gentile presidente, sempre in materia di contiguità fra governo, ministeri e concessionari delle slot-machine. Vorremmo segnalare che i dirigenti delle agenzie dello stato sono nominati dal consiglio dei ministri e solitamente dietro la diretta indicazione del ministro competente per l’area di attuazione. Antonio Tagliaferri, che ho avuto l’opportunità di nominare di fronte al Deputato M. Causi (PD) che ha detto di non conoscerlo, è stato confermato al suo posto nonostante la sua condanna. Di quale condanna parliamo? Parliamo della condanna del 17 febbraio del 2012 (indagini dal 2004 al 2007 della corte dei conti sulle dieci società concessionarie che fecero il danno erariale da 98 miliardi di euro): 2,5 milioni di euro per Antonio Tagliaferri in quanto colpevole di grave omissioni nel titolo dei poteri degli esercizi di controllo e di vigilanza sulle attività dei concessionari che erano titolari del servizio pubblico e responsabili del mancato collegamento al istema centrale degli apparecchi di gioco. Facciamo presente che questo governo in prima battuta e in prima istanza aveva comunicato alla commissione finanze, all’inizio del 2012, di aver confermato Tagliaferri alla apicalità delle Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (AAMS)*

* Era un organo del Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano addetto alla gestione del gioco pubblico, e al controllo della produzione, commercializzazione e imposizione fiscale dei tabacchi lavorati, incorporato nella nuova Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, come disposto dal decreto legge 27 giugno 2012 n. 87.