Soldi e Bilanci nella Sanità Privata del Lazio

analisi dei bilanci cliniche private del LazioAbbiamo analizzato 4 società che fanno capo a 9 cliniche private accreditate Colle Cesarano, Gli Annali, Villa Armonia e il Gruppo INI

1. Partendo da  segnalazioni ricevute sui tagli in busta paga e su continue procedure di licenziamento di molti operatori sanitari, licenziamenti che, assurdamente, avvenivano non appena i gestori di tali cliniche ottenevano l’accreditamento definitivo dalla Regione,  abbiamo cominciato uno studio su alcune Cliniche private riabilitative accreditate dalla Regione Lazio.

2. Su queste strutture ci sono state almeno 13 interrogazioni regionali,  7 interrogazioni parlamentari mentre nel frattempo Zingaretti, ha sempre firmato aumenti di budget e accreditamenti, refrattario alle segnalazioni e ai controlli.

3.  gli imprenditori di strutture private  “autodichiarano” un perenne stato di crisi, promuovendo continue procedure di licenziamento, in alcuni casi con un numero inspiegabile di decessi tra i pazienti.

4.“Seguite i soldi!”. A fronte di controlli insussistenti, abbiamo fatto la cosa più logica, mai fatta da coloro che avrebbero dovuto: verificare l’impiego e l’utilizzo dei fondi pubblici studiando i bilanci.

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Esposto alla Corte dei Conti

 

 

 

 

5. l dati che emergono riguardano l’estro finanziario di questi imprenditori ad utilizzare i soldi della Regione con i quali, anziché garantire l’assistenza,  finanziano altre loro società. In alcuni casi i finanziamenti ricevuti sono addirittura “irreperibili”.

6. “I soldi non bastano mai!”. Dopo il “dirottamento” dei capitali e l’autodichiarazione dello “stato di crisi”, ottengono dalla regione l’autorizzazione a casse integrazioni e contratti di solidarietà con le immancabili omissioni  dei sindacati.

 

 

 

 

 

 

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Alla Procura Regionale

Integrazione all’Esposto alla Corte dei Conti

 

 

 

Praticamente altri soldi pubblici per pagare una parte di stipendio che è già compresa nelle rette regionali e nel Fondo Sanitario Regionale

7. Sui bilanci, oggetto di studio, si contano oltre 21 MILIONI di euro utilizzati per finanziare società satellite (capitali che non è ben chiaro come, quando e se rientreranno). Il totale del budget annuale, assegnato dalla Regione Lazio alle cliniche esaminate, è di  circa 55 milioni di euro (approssimato per difetto).

 

 

 

 

 

 

 

 



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8. Contestualmente 900 dipendenti sono stati coinvolti in procedure di cassa integrazione e contratti di solidarietà e, ad oggi, i licenziamenti, in alcune strutture, hanno coinvolto fino ad un terzo del personale in forza.



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9. “La Pianta Organica, questa sconosciuta!” A questo punto gli imprenditori sono pronti per l’ultimo atto: umiliare il personale e abbassare definitivamente il costo del lavoro con ripetute e incessanti procedure di licenziamento del personale, dello stesso personale assunto per ottenere l’accreditamento.



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10. Tutti gli amministratori di queste società facevano parte del Consiglio Direttivo dell’AIOP Lazio (l’Associazione Italiana Ospedalità Privata) la cui presidente è la dr.ssa Jessica Veronica Faroni del Cda del Gruppo INI.

L’ Associazione Italiana Ospedalità Private, è il più importante competitor del Servizio Sanitario Pubblico.



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Se uniamo i 10 punti l’immagine è chiara: Un sistema che ad ogni passaggio prevede il controllo di qualcuno. Un controllo che nella migliore delle ipotesi è mancato e che in alcuni casi si è trasformato addirittura in avallo e  copertura.   

Gruppo INI – Soldi pubblici e sanità privata: Dove sono i soldi?

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Qualcuno mi chiedeva se stesse arrivando la puntata successiva del malaffare sulla Sanità del Lazio.

Visto l’argomento l’attesa è sempre breve rispetto alla morte e alle liste d’attesa alle quali Zingaretti, garante della Salute Pubblica, costringe i malati italiani.

Liste d’attesa che si liberano come per magia, dato che ogni anno sempre più italiani rinunciano definitivamente a curarsi.

E per i malati cronici?

Parleremo ancora di strutture sanitarie private accreditate, le “clinicarie”, e questa volta di un gruppo che da solo ne conta ben 9 tra Lazio e Abruzzo.

Il gruppo INI ha mille (1000!) posti letto e almeno altrettanti dipendenti.

Gli appassionati del “genere”  si accorgeranno dei comuni segni di riconoscimento con le altre Cliniche trattate fino ad oggi su questo blog, i neofiti non si impressionino è uno schema lineare, definito e di facile comprensione.

Eravamo rimasti agli ingredienti comuni e necessari alla ricetta che garantisce un menù a base di “soldi pubblici”.

Vediamo il menù della Sanità Laziale gestita dal privato e accreditata da Zingaretti:

  1. Regione Lazio; (primo)
  2. ASL di competenza; (secondo)
  3. Sindacati; (contorno)
  4. Crisi Aziendale (supposta).

Chef esperti utilizzano in ricetta la formula “q.b.” (quanto basta) di tutto.
Preparano il piatto e lo gustano comodamente seduti sotto il tendone dell’AIOP Lazio.

Questa volta ci occuperemo della “prova del cuoco” della famiglia Faroni che gestisce il gruppo INI e di Jessica Faroni Presidente Regionale dell’AIOP Lazio. L’Associazione Italiana Ospedalità Privata che rappresenta, su tutto il territorio nazionale, 500 Case di Cura con oltre 53.000 posti letto di cui 45.000 accreditati con il Servizio Sanitario Nazionale.

Le Strutture sanitarie che abbiamo imparato a conoscere, Villa Armonia [2], Gli Annali, Colle Cesarano [2], sono tutte associate all’AIOP e i nomi dei loro gestori, Paolo Rosati, Massimo Forti, Manfredino Genova  sono tutti parte del Direttivo e/o dell’Esecutivo dell’Associazione stessa

Un’inquietante coincidenza, ma per coloro che non credono alle coincidenza il termine  “Associazione” potrebbe far pensare ad un altro tipo di attività.

Tra gli chef non può mancare l’aiuto cuoco, dr. Marco Vincenzi. Pare che sul territorio tiburtino sia il punto di riferimento per il controllo e la cottura dei manicaretti.

Un amico aiuto cuoco serve sempre…

Il caso ha voluto che pochi giorni prima dello scadere del suo mandato da Sindaco di Tivoli, rilasciasse l’autorizzazione  al cambio di destinazione d’uso per una favolosa speculazione edilizia a vantaggio dei Faroni  e secondo un’informativa del Ros dei Carabinieri, risalente al 18 ottobre 2014, allegata all’inchiesta su Mafia Capitale, Marco Vincenzi “ percepisce reddito anche dall’Istituto Neurotraumatologico Italiano Spa”

E che volete? quando la cucina è buona uno si “Associa”, prima assaggia, poi si accomoda e gradisce …

Ma torniamo alla prova del cuoco. Pronti?

Carta, penna e fornelli…seguite con attenzione la ricetta!

Le ASL di competenza sul territorio, dopo i dovuti sopralluoghi, certificano che nelle strutture sanitarie del gruppo, sono rispettati i requisiti minimi previsti dalla legge.  Ma non sempre come vedremo dopo, indagando.

La Regione, al contrario, accredita sempre.

L’equivalente di:  “prendete una pirofila”;

Il 22 luglio 2015 il gruppo INI avvia una procedura di licenziamento collettivo per 496 dipendenti.
Praticamente si vuole dimezzare il costo del personale  e “diliscare la trota”

Il solito funzionario della Regione Lazio, dr. Raffaele Fontana e i sindacalisti della CGIL, CISL e UIL, che sanno come montare la maionese senza farla impazzire, avallano in alternativa ai licenziamenti, un contratto di solidarietà per 802 dipendenti, che prevede fino al 60% in meno delle ore lavorative. “imburrare la pirofila”

“L’intruglio” era già riuscito negli anni precedenti durante i quali  i lavoratori, oltre alla presenza ordinaria sono stati costretti agli straordinari…

Sotto il naso di  Zingaretti a al lezzo di bruciato, la grande certezza: l’accreditamento non si tocca.

Dopotutto qualcuno deve pur tenere il forno acceso e, che volete, se si passa troppo tempo ai fornelli gli odori non si riconoscono più…

Gli chef, intanto, esperti e qualificati, autorizzano l’abbassamento del livello di assistenza del 60% (corrispondente al minor costo per il datore di lavoro che viene pagato dall’INPS, ovvero dai nostri soldi), confermano l’esubero di 496 lavoratori che restano a rischio licenziamento e quando serve sono costretti a fare gli straordinari. Questa è arte culinaria, signori,  destinata alle buone forchette!

La ricetta, sempre ben riuscita, questa volta diventa una frittata indigesta.

Talmente abituati all’équipe solida ed efficiente, all’affidabilità della ricetta della nonna e al forno sempre caldo, che nessuno si è fermato.

Il Gruppo INI, Villa Armonia, Gli Annali, Colle Cesarano, hanno fatto tutti una bella infornata di ghiottonerie con soldi pubblici ma adesso che conosciamo le ricette, gli ingredienti e soprattutto i cuochi, siamo impazienti di vedere cosa rimarrà  dei loro enormi tacchini ripieni.

A marzo del 2016 sul gruppo INI, come per le altre strutture, ho presentato un’interrogazione parlamentare che ha coinvolto il Governo sull’ennesima vicenda dell’ospedalità privata laziale.

Stranamente  la Ministra Beatrice Lorenzin, risponde (evento rarissimo!), affermando che sono state rilevate delle irregolarità a macchia di leopardo su alcune strutture del gruppo INI. Il fumo e l’olezzo di bruciato è talmente forte, che la Ministra non può più ignorarle, ormai è costretta ad ammettere che qualcosa sia irregolare.

A questo quadro dovete aggiungere che il Gruppo INI non risulta aver depositato i bilanci del 2014 e del 2015.
Stanno smantellando il gruppo? Cerchiamo di capire dove finisce, un enorme flusso di denaro pubblico.
La presidente del Lazio della più importante associazione che tutela il privato sanitario in concorrenza con il pubblico è fuori legge.
Non deposita i bilanci da due anni.

Tutta la documentazione disponibile è stata depositata presso la Corte dei Conti per appurare il possibile danno erariale e che trasmetterà alla Procura della Repubblica qualora rilevasse eventuali responsabilità penali.

In tal caso si spegnerà il forno dello sfruttamento del personale nella riabilitazione sanitaria e dello sperpero di denaro pubblico.
Le parole vuote (“io non sapevo…”) del fratello di Montalbano, al contrario, senza un sonoro VAI A CASA! di cittadini indignati,   continueremo a sentirle

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La mia ultima notte

collecesarano-6-ottobre-edit-8E’ iniziata la sera qui alla Clinica Psichiatrica di Colle Cesarano, E’ una notte come tante altre. E come tante altre volte sono solo, ma sono abituato. Parlo da solo.

Magari la Clinica non è un bel posto, ma ho bisogno di tenere la sofferenza mentale lontana dalla mia mente, dalla mia anima.
È come un coltello, come una lama dentro al cranio.
Per questo prendo psicofarmaci.
Per questo sono un paziente e mi curano in una Clinica Psichiatrica. Almeno così dicono.

Molti dicono che nelle Comunità Terapeutiche, quelle PICCOLE, si sta meglio.
Dicono che è come una piccola famiglia, con al massimo 20 pazienti come me e gli operatori stanno bene coi pazienti come me.
La chiamano “a gestione famigliare”.
Alcuni pazienti come me vengono da lì e vorrebbero tornarci.

Qui dentro, a Colle Cesarano, siamo 200, e sul piano dove mi trovo io siamo in 70. Un casino, nessuno si conosce nemmeno per nome. Dicono che un certo Basaglia, uno psichiatra famoso, ha cambiato la legge, ha chiuso posti come questo.
Ci aveva fatto uscire tutti quanti.

Una volta ho sentito dire da uno che mi sembrava un po’ svitato, uno che dormiva nella stanza accanto, che “Basaglia ha restituito alla politica e alle famiglie, quelli che volevano rinchiudere nei manicomi”.
Non ho capito bene cosa volesse dire. Diceva che questo è un manicomio.
Ma mi diceva di non dirlo a nessuno che “loro” ci ascoltano.

I manicomi ora li hanno chiusi. Quelli erano pubblici. Questo invece è privato, anche se è pagato con i soldi pubblici.
Hanno cambiato il nome al posto e ora chi comanda è un imprenditore, non più un medico. Un tizio, un dottore, una volta nel corridoio ha detto “hanno privatizzato il manicomio”.
Insomma un casino. Roba da mal di testa.
Anche per questo prendo gli psicofarmaci, dicono.
Comunque almeno non sento più le lame dentro al cranio.

Ogni giorno sento sempre le stesse cose nei corridoi, tra gli operatori, quelli coi camici bianchi che spesso parlano come se noi non fossimo presenti alle loro conversazioni, come se non ci fossimo. Parlano sempre di poco personale in turno, si lamentano coi colleghi per il numero di ore lavorate.
Una volta ho scoperto che non sono tutti medici e infermieri qui dentro.
Ci sono anche altri camici bianchi. Si chiamano OSS e OTA.
L’ho visto scritto in alcuni fogli appesi in giro per la Clinica.
Non sono fogli scritti per noi. Ma li ho visti lo stesso e li ho imparati a memoria.
Si chiamano: “ Operatori Socio Sanitari” e l’”Operatore Tecnico addetto all’Assistenza”.
Ma non sono come gli infermieri. Loro devono fare le pulizie.
Una volta li sentivo dire che le pulizie devono farli gli addetti alle pulizie, non loro.
Loro dovrebbero passare più tempo con noi.
Ma devono andare a “lavare le scale” e di tempo per stare con me e con gli altri pazienti come me, ne rimane poco.
Anche stanotte sta succedendo la stessa cosa.
Si vestono tutti col camice bianco da infermiere e da medico.
Ma il medico si vede pochissimo e a volte viene in borghese. Come i capi.

I capi. Sono gli unici che sono più potenti dei medici. Che sono più potenti degli infermieri, sono più potenti di tutti. A volte sono medici. Ma sono medici capi.
Una volta ho sentito che qui comandano  il Gatto e la Volpe. Chissà perchè.
Pare che non si trovino più i soldi che la regione gli ha pagato per curarci.
Per questo molti vengono licenziati. Ma è una scusa. L’hanno capito tutti.
Ma loro sono i capi. Nessuno ci discute. Una volta un medico ci ha provato.
Ha litigato per farci avere qualche coperta in più, qualche anno fa, ma poi o se ne è andato oppure lo hanno madato via.
Ora ce ne sono altri, molto più giovani, un po’ strani pure loro.
Hanno dei caratteri chiusi, non parlano volentieri.
Anche per questo prendo gli psicofarmaci. Li prendo anche per loro.
C’è un giovane con il camice che qui fa le notti, proprio strano. Parla pochissimo.
Dicono che ha i raggi X negli occhi.

 

Mi ero addormentato e ora mi sono risvegliato.
Comunque ora è notte fonda, non so bene che ore sono.
Nei reparti e tra i lunghi corridoi della clinica, ognuno dorme oppure pensa ai fatti propri, a quando non eravamo qua dentro e la vita ancora funzionava. Avevamo delle famiglie.
Ci attacchiamo alla speranza che  le cose migliorino, siamo qui di passaggio, per migliorare. Tutti insieme.
Spesso però il personale non viene più. Viene licenziato.
Mancano i soldi dicono. E per avere i soldi ci dobbiamo stare noi qui dentro. Più siamo noi, più possono esserci loro.
Una volta ho sentito dire, da un giovane psicologo che fa le notti qui dentro, che in teoria il personale dovrebbe essere lo stesso sia che i letti siano occupati sia che siano vuoti.
Perché è una clinica, appunto, accreditata dallo stato. E queste sono le regole.
Boh! Non ci capisco niente. Per questo prendo gli psicofarmaci.

                                        

Questa notte sono più vispo del solito. Mi sento meglio. ho visto tante cose e ora sono pronto.

Poco importa se nessun camice bianco mi ascolta, che nessuno crede che a volte ho le lame nel cranio. Non lo dicono ma l’ho capito. Non mi credono.
Non devo più difendermi. Non stasera. Voglio smettere di lottare

Questa notte sarò ascoltato e potrò raccontare quello che ho visto.

Parlo troppo con gli altri pazienti. Con Marco, più matto di me… con la sig.ra  Lavinia che ha un bel maglione.
Gli operatori hanno problemi con i capi. Io li ascolto. Vorrebbero stare più con noi, ma sono spesso stanchi, spesso hanno problemi di soldi. Come noi. Non arrivano a fine mese. Proprio come noi.

Qui mi sembra sempre tutto uguale.

Una volta ho sentito di una persona trovata morta nel parco, e di un altro che è morto soffocato.

Ho visto gli occhi di chi ha cura di noi e loro ci trattano bene, ma vorrebbero fare di più, ma non possono, non ci riescono.

Stasera sento la paura di tutti. Ho sentito dire che solo i capi possono decidere alcune cose che noi chiediamo. Io ormai non chiedo più nulla.
Non vorrei disturbare.

Questa volta voglio stare bene. Fare stare bene anche chi ci aiuta. Marco, Sonia, Francesca.

Ma oggi mi sembra tutto finto qui dentro.
Si parla tanto ma si conclude poco. E’ da giorni non ho più nemmeno tanta fame.
Vorrei dirlo ai camici bianchi ma non ci riesco più, non ne ho voglia, perchè poi mi dimentico i nomi e me ne vergogno.
Si annoiano, quando parlo io. Lo hanno capito tutti.

Questa notte io scappo.
Senza fatica, senza dolore, tanto non mi vede nessuno.
Nessuno si accorgerà di me, scappo dal bagno.
Ci vediamo presto, fratelli.

 

Disclaimer: questo scritto è dedicato al paziente che si è suicidato, impiccandosi in bagno con i lacci delle scarpe, alla Clinica Colle Cesarano di Tivoli la notte del 6 ottobre 2016. Il nome non ci è noto. I fatti raccontati sono frutto di opera di fantasia che ha lo scopo di denunciare il continuo pericolo di degrado umano, che queste “strutture totali”, come le chiamava Basaglia, rischiano di incarnare.

La legge impone che le strutture psichiatriche residenziali siano gestite con criteri diversi da quelli normalmente attuati.

La legge spesso viene interpretata in maniera sbagliata e appositamente ambigua, con la finalità di massimizzare i profitti, creando danni all’equilibrio biopsicosociale dei pazienti ricoverati in queste strutture private.

Gli operatori sociosanitari che lavorano con scienza e coscienza, quotidianamente, sono l’ultimo baluardo che fa la differenza tra una struttura che cura, e un vecchio manicomio.

La Colle Cesarano, il Gatto e la Volpe e la Clinica della Cuccagna

Colle Cesarano – Il super accreditamento di Zingaretti

 

Il Sistema a Zingaretti piace: c’è un’Armonia Nuova

Stanno giocando a un gioco.
Stanno giocando a non giocare a un gioco.
Se mostro loro che li vedo giocare,
infrangerò le regole e mi puniranno.
Devo giocare al loro gioco,
di non vedere che vedo il gioco.

R.D. Laing

 

 

 

 

 

Questo è il secondo articolo che dedico a Villa Armonia Nuova e del sistema di illegalità che denuncio.

C’è un Sistema.
Un sistema illegale che viene portato avanti da imprenditori e politici come se fosse UN GIOCO
Per semplificare, il gioco è quello dei mattoncini della 
LEGO.

Tanti pezzi di colore diverso fra loro che combinati danno tante forme al gioco.

Un pezzo del gioco è una clinica, in questo caso sarà “Villa Armonia Nuova”, in quelli precedenti c’era un gioco simile fatto alla “Colle Cesarano” prima e a “gli Annali” poi.

Leggendo le istruzioni vediamo che in questa scatola ci stanno i seguenti mattoncini:

il proprietario, (Dott. Paolo Rosati);

la Regione Lazio;

i sindacati;

l’INPS;

la crisi aziendale;

la cassa integrazione;

l’accreditamento definitivo;

il licenziamento.

La parte più facile del gioco, per quanto possa sembrarvi strano è dichiarare la

CRISI AZIENDALE

I pezzi restanti vanno combinati a piacere, in questo caso: Prima ci si accredita definitivamente presso la Regione Lazio, DOPO di che, Il legale rappresentante (in questa versione del gioco il dr. Paolo Rosati) deve:

accusare “problemi di natura economica”

e tagliare gli stipendi ai dipendenti del 40%.

La regione Lazio e i sindacati sono invece incaricati di firmare la cassa integrazione per 20 lavoratori e per licenziarne almeno 15.

Il 1 aprile 2016…

Fatto scherzetto. 🙂

Questa gente il gioco lo prende seriamente, mica ti fanno pesci d’aprile.

Contemporaneamente, mentre hai dichiarato di essere in crisi e quindi stai licenziando i dipendenti, puoi liberamente aggiungere l’opzione che più ti piace fra le tante a disposizione, come, ad esempio: prestare soldi ad altre società, ristrutturare, acquistare quote societarie ecc…

considerazioni finali

Estratto dall’analisi dei bilanci.

Insomma i soldi non devono restare fermi ma muoversi in continuazione.

In questo caso che stiamo narrando il nostro simpatico Paolo Rosati ha introdotto nel gioco la variante dello scambio dei posti letto.

Aveva capito che i posti letto RSA hanno un valore in picchiata libera e quindi ha chiesto di fare a cambio… manco fossero figurine… con i posti per i disturbi alimentari.

Noi intanto abbiamo fatto controllare da un professionista i bilanci dalla cui relazione si capisce che le regole del loro gioco sono state rispettate:

Considerazioni finali 2

Da questo estratto dell’analisi dei bilanci emerge il dettaglio interessante che la controllante è una società immobiliare.

Infatti, seguendo tutte le regole, il fatturato è aumentato (dal 2011, in tre anni, è passato da circa 5 milioni a circa 5 milioni 440. ), l’utile è aumentato assieme ai compensi degli amministratori e la GES.CA.S. Villa Armonia Nuova srl (la società che gestisce Villa Armonia Nuova) ha finanziato una società controllante per oltre 1 milione di euro.

Noi, che facciamo un altro gioco, ci siamo posti delle domande, ci siamo interrogati, e abbiamo girato i nostri dubbi al governo e con essi al commissario straordinario del Lazio Nicola Zingaretti.

Come si poteva evitare tutto questo?

Se i politici della Regione Lazio, i sindacati CGIL, CISL e UIL, avessero controllato, ora, “questi imprenditori con le pezze al culo”, non attingerebbero DUE VOLTE a soldi pubblici (Regione e INPS) per pagare regolarmente gli stipendi dei loro dipendenti, operatori sanitari.

Vedete com’è utile che non ci sia lavoro in giro? Che ci sia tanta disoccupazione? Ti permette di risparmiare un sacco sul personale, non hai concorrenza imprenditoriale, e l’operatore sanitario dovrà fare buon viso a cattivo gioco per non restare disoccupato, la politica locale chiude un occhio, anzi ti aiuta.

I dubbi derivanti dalla nostra ricerca sono stati sottoposti alla Corte dei Conti per la verifica. Nell’eventualità non ci fossimo sbagliati, e conseguentemente si configurasse il reato di danno erariale, sarà poi compito della Procura di Roma procedere. Se per converso ci fossimo sbagliati, secondo il parere della Corte dei Conti, sarà interessante leggerne la relazione e darne notizia qui.

E se dovesse essere un sistema, significa associazione a delinquere. Per tutti quanti.
E, perdonatemi la battuta, ora vado a controllare le gomme dell’automobile. 🙂

Al prossimo articolo di denuncia!

 

I Migliori “Annali” di Zingaretti

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Immersa nello spettacolare paesaggio montano del Parco dei Monti simbruini, a Cineto Romano, giace isolata e semisconosciuta una casa di cura: “Gli Annali“.

La trovi solo se sei un appassionato di trekking o un addetto ai lavori di assistenza sanitaria e ci domandiamo come la trovino i pazienti.

Noi, l’abbiamo scoperta a causa dei legami che ha con la ben più nota Clinica “Colle Cesarano“.

Le magagne sono le stesse, e di fatto sembrano uno schema:

  • Dichiarare lo stato di crisi durante l’accreditamento provvisorio;
  • mettere in cassa integrazione i dipendenti;
  • Licenziare i dipendenti non appena ottenuto l’accreditamento definitivo.

E se lo dicono loro…

L’unica differenza è che questa struttura pesa sui conti della Regione per “soli” 1 Milione e 800 mila euro annui (2 Milioni nel 2013) contro gli oltre 8 milioni della “sorella maggiore”, la Colle Cesarano.

Le similitudini comunque superano le differenze a cominciare dalla proprietà.

La nostra isolata clinica è infatti amministrata dall’Ing. Massimo Forti. Ricordate? Il “Gatto” socio della “VolpeManfredino Genova con il quale condivide l’amministrazione della Colle Cesarano.

La condivisione prosegue nello strano assetto che lega a livello amministrativo le due strutture.

Secondo i bilanci de “gli Annali Srl” la “Colle Cesarano Srl” è una collegata, nei bilanci della “Colle Cesarano Srl” invece, “gli Annali Srl” è una “controllante”.

Differenze da poco verrebbe da dire. Beh… fino ad un certo punto.

A voler essere pignoli  l’Art. 2359 del Codice Civile ci informa che:

[…] i criteri per individuare le società controllate e collegate; tale distinzione è di fondamentale importanza perché in presenza di questi rapporti saranno applicabili le norme relative alla sottoscrizione ed acquisto reciproco di azioni o quote. […].

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le risposte un po’ meno

Come una briciola lasciata nel bosco per trovare la strada di casa, ci lasciamo questa osservazione alle spalle per tornarci più tardi. Il noioso articolo di legge è la chiave di volta di un ragionamento più ampio, quasi uno spunto investigativo…

Nel frattempo soffermiamoci sulle similitudini fra le due strutture, su quello che dicevamo sembrare uno schema.

Seguendo le briciole lungo il sentiero delle similitudini troviamo che entrambe le strutture hanno

  1. dichiarato la crisi aziendale, durante il periodo di accreditamento provvisorio, sostenendo che la Regione avesse tagliato i fondi destinati e che i capitolati normativi di accreditamento fossero costosi;
  2. strumentalizzato l’interpretazione della normativa regionale;
  3. aperto, quasi contemporaneamente, 5 procedure di licenziamento collettivo;
  4. tenuto in cassa integrazione, durante gli anni di accreditamento provvisorio, circa un terzo del personale;
  5. licenziato circa un terzo del personale dipendente, dopo l’accreditamento definitivo;
  6. dirottato i fondi, in alcuni casi, in società controllate o collegate;
  7. ottenuto una dichiarazione di conformità dalla ASL RMG, in maniera illeggittima;
  8. goduto del silenzio di Zingaretti sulle denunce degli Operatori Sanitari e dal solito funzionario regionale.

Otto briciole verso la casa di Marzapane

Peccato che nelle favole italiane, non ci siano né gnomi né folletti. Le nostre favole sono brutali. Non hanno quasi mai un lieto fine. Le fiabe italiane raccontavano della fame e della miseria, dei soprusi e dell’arroganza dei potenti. Erano un modo per insegnare ai figli la vita, un manuale di sopravvivenza, letteralmente.

Non pervenuta.

Gli otto punti sopra elencati ci svelano quanto reale e violenta sia la strega che altri non è se non il volto arrogante del potere inteso come sopruso.

Il danno alla collettività è enorme.

Esso include il licenziamento di 19 persone, che sommate alle 28 di Colle Cesarano fanno 47… famiglie. Una magia, 19 + 28 = circa 150
facendo una media di tre persone  a famiglia.

Gli anni del purgatorio della cassa integrazione, da novembre 2011 a dicembre 2013, indebitamente invocata, è denaro pagato da tutti noi attraverso l’INPS.

Questo il danno, la beffa consiste nella “superficialità” dei controlli, che verrebbe da definire colpevole e collusa negligenza:

Prima fra tutti la modalità con cui è stata dichiarata la situazione di “Crisi Aziendale”, condizione necessaria per accedere alla richiesta degli ammortizzatori sociali. E’ un capolavoro, quasi una magia, l’apice della tensione della favola:

NESSUNO!

L’ASL Roma G, certifica la presenza in organico del personale che serve per ottenere il “bollino” dell’accreditamento definitivo e, immediatamente dopo, la Proprietà licenzia lo stesso personale, dichiarato nella pianta organica, sostenendo che deve adeguarsi alla normativa che è servita per ottenere l’accreditamento!

La ciliegina sulla torta è il modo in cui sono interpretate le norme per l’accreditamento definitivo, cioé la rispondenza alla dizione normativa circa “l’attestazione dei requisiti minimi”!

“Requisiti minimi”… a “Gli Annali” ne hanno applicato una versione personale. Si saranno chiesti: “…quanto possono essere minini questi requisiti?” Verrebbe da urlare: Quanto minimi li volete? Quante “poche” persone servono per garantire 114 posti letto  in Residenza Sanitaria Assistita (RSA)?

La parola “requisiti minimi” non può essere intrepretata, non si può scendere al di sotto del minino stabilito e, soprattutto, non ci si può lamentare presso la regione che il minimo richiesto sia troppo, meno che mai DOPO aver ottenuto l’accreditamento definitivo in base alla rispondenza a quei requisiti.

Lasciamo perdere…

Com’è possibile che i sindacati prima e la Regione poi, abbiano avallato quello che sembra un’enorme partita di giro di soldi pubblici? E l’INPS? Anche per loro tutto a posto? Neanche un controllino della documentazione presentata?

Manco un’occhiata ai bilanci?

Quelli che cambiano da un anno all’altro nei conti de “gli Annali”. Cioé: se chiudi il 2013 alla cifra “X”, quando la riporti nel 2014, non puoi scrivere “Y”.

Lo fanno per davvero, basta leggerli ‘sti benedetti bilanci. Sono depositati presso la Camera di Commercio, sono documenti pubblici.

E’ una norma contabile… si ripete la storia dei “requisiti minimi”, a “gli Annali” sono dei giocherelloni…

Come si dice in latino che stanno “a giocà”? Cum ludere?

Chi dovrebbe controllare, la Regione Lazio e i sindacati? Che fanno? Giocano pure loro?

Colludono?

Di altrettanta levatura la magia contabile / societaria che lega gli Annali alla Colle Cesarano:

Gli Annali è una casa di cura la cui proprietà è equamente suddivisa fra i 2 fratelli e la sorella Forti al 33,3% cadauno.

Una clinica a conduzione familiare…

Massimo Forti amministra in toto questa struttura e al 50%, con Manfredino Genova, la Colle Cesarano.

Tra le due società sussiste un viavai di denaro e partecipazioni nel capitale che non sembrerebbe sottostare a nessuna normativa.

A leggere i bilanci scopri che la “Colle Cesarano” ha prestato UN MILIONE e DUECENTOMILA EURO a “Gli Annali”, nel 2014, quando a causa della propria “crisi aziendale” licenziava i dipendenti.

Nei bilanci de “Gli Annali” lo stesso milione e duecentomila euro non è considerato un debito, ma un aumento di partecipazione in imprese collegate.

Cioé, tu mi presti i soldi con i quali io ti compro…

Gioco? magia? O…

Truffa?

Nel dubbio meglio interrogarsi.