Centro Unico Prenotazioni Lazio: se telefonando, potessi prenotare anch’io…

CUP_CARTELLONE_FLAT

Il C.U.P. è l’arcinoto Centro Unico di Prenotazione per le visite sanitarie che saranno prenotate dopo la morte del paziente.

Non è colpa degli operatori, è il Sistema Sanitario Nazionale che è in mano alle lobby della privatizzazione.

Ma questa è un’altra storia. Per ora soffermiamoci sul Centro Prenotazioni che nel Lazio è gestito dalla Cooperativa Sociale Integrata “Capodarco”, da almeno dieci anni, In regime di monopolio di fatto.

Quando chiamate il CUP, vi rispondono i “soci lavoratori” del call center Capodarco che sono una fonte preziosa di informazioni, anche perché sono, in quota, persone svantaggiate e di sanità ne capiscono parecchio, un po’ perché ci combattono per primi, un po’ per l’esperienza che si sono fatti in questi anni.

Non è raro quindi che oltre a cercare di trovarvi il posto con la lista di attesa meno lunga, possano darvi utili consigli di sopravvivenza urbana nella giungla sanitaria laziale.

Protesta

Ma, se nessuno risponde, o cade la linea, è perché sono stati messi in mobilità, quindi, di “soci” nel call center, ce ne sono pochini.

Ma facciamo una breve premessa:

Le ASL del Lazio si appoggiano ai call center esterni. Appaltati al Terzo Settore.

I call center (quasi tutti Capodarco ma non solo) sono pagati con fondi pubblici, dedicati alla sanità, della Regione.

L’appalto vale ben 90 Milioni di Euro.

Da qui cominciano i guai, come sempre dai soldi.

Guai che coinvolgono almeno tre aspetti:

1) Il discorso della privatizzazione dei servizi per i quali paghiamo le tasse;

2) la commistione fra gara pubblica, criminalità e finanza;

3) le condizioni dei lavoratori.

Nel 2014 parte la gara di rinnovo dell’appalto, che viene annullata a dicembre dello stesso anno.

Spiegare perché è complicato e richiede tutta la nostra attenzione:

0001

Gli attori della parte giudiziaria della vicenda sono tanti, troppi persino per una telenovela. Sono presenti nella storia della capitale da sempre. Per dovere di cronaca, qui di seguito, ve ne elenchiamo solo alcuni, fra quanti sono, o sono stati, sotto indagine e/o sotto processo per turbativa d’asta relativamente all’ultima gara per l’assegnazione del CUP regionale. Il commissariamento è stato necessario per garantire la prosecuzione del servizio che oramai dipende da una realtà esterna al Sistema Sanitario della Regione Lazio.

marotta-EDIT-21) Il presidente e direttore generale della Capodarco Maurizio Marotta, Su cui abbiamo una bella letteratura (link_1; Link_2; Link_3; Link_4; Link_5; Link_6)

2) Il capo ufficio di Gabinetto del presidente della regione Lazio al tempo dei fatti, Nicola Zingaretti Maurizio Venafro recentemente assolto per non aver commesso il fatto

3) il consigliere del PDL in regione Lazio dell’epoca, il già citato Luca Gramazio;

4) il protagonista di mafia capitale Salvatore Buzzi nonché presidente della Coop. “29 giugno la cooperativa di ex detenuti e detenuti attualmente che gestisce la cura di parte dei giardini di Roma, la pulizia degli argini del Tevere, effettua lo smaltimento dei rifiuti a Roma e in alcuni piccoli comuni del Lazio, ecc…

5)  Massimo Carminati quello in affari con Buzzi e in collegamento con Gramazio. Un ex terrorisbuzzi-casamonica-e-alemanno-EDITta dei NAR.

L’elenco è lungo, soprattutto perché gli appalti del servizio arrivavano ad un valore di 90 Milioni. Per brevità, abbiamo elencato le persone che più sono state sulla ribalta.

Tra loro, Buzzi in particolare, ha offerto a tutti noi lo spaccato di una democrazia finalmente compiuta, dalle intercettazioni è infatti emerso che: […] i lotti della gara per l’assegnazione del servizio di Recup erano “oggetto di spartizione politica” al 50% tra la maggioranza e la minoranza. […]

Tranne il Movimento 5 Stelle, forza incorruttibile, ovviamente.

La verità, come ci dice l’ANAC, è che nel sistema sanitario italiano tutti i servizi, anche quelli indi-spensabili, sono esternalizzati con la rilevante conseguenza di vedere messa a rischio proprio la tutela del diritto fondamentale alla salute.

E’ stata fatta un’importante interrogazione al governo che non risponde.

Ed è in quest’ultimo paragrafo che si chiude il cerchio tratteggiato nei tre filoni di cui sopra.

Democraticamente, come ci insegna Buzzi, chi ci rimette è la collettività che soccombe tre volte,  come contribuenti, con la rapina degli appalti regalati, come utenti per lo scadimento della qualità del servizio e, infine, come lavoratori.

Soldi e Bilanci nella Sanità Privata del Lazio

La Colle Cesarano, il Gatto e la Volpe e la Clinica della Cuccagna

Colle Cesarano – Il super accreditamento di Zingaretti

I Migliori “Annali” di Zingaretti

 

Gruppo INI – Soldi pubblici e sanità privata: Dove sono i soldi?

“A Villa Armonia gli operatori sono sfruttati”

Il Sistema a Zingaretti piace: c’è un’Armonia Nuova

La mia ultima notte

La Colle Cesarano, il Gatto e la Volpe e la Clinica della Cuccagna

Colle Cesarano è la più grande casa di cura del Lazio, si trova presso Tivoli, in provincia di Roma, è uno dei tanti crocevia degli interessi economici legati alla Sanità e dell’accoglienza degli immigrati. Uno dei tanti tentacoli di Mafia Capitale.

Un mastodonte che ha:

1) 200 posti letto (tra Psichiatria e Residenza Sanitaria Assistita),

2) costa ai contribuenti ogni anno, più di 8 milioni di euro.

3) E’ circondato da oltre 70 ettari di terra la cui possibilità di costruirci sopra e di farne usi diversi ne aumenta di molto il valore.

Nel 2004 la clinica passa nelle mani della Geress, la Società di un ginecologo, Manfredino Genova, che però preferisce definirsi imprenditore, e dell’Ing. Massimo Forti amm.re delegato de “gli Annali”, un’altra casa di cura del Lazio nelle cui casse arrivano altri milioni di euro la cui provenienza, molto interessante, vi spiegheremo in un prossimo articolo

Nel luglio 2010 la Colle Cesarano avvia una procedura di licenziamento collettivo e mette in cassa integrazione 28 lavoratori (più della metà sono addetti all’assistenza). La cassa integrazione verrà poi estesa ad un totale di 35 dipendenti che saranno tutti licenziati entro il 2014.

Il motivo del licenziamento è dichiarato come una conseguenza della situazione di “crisi aziendale”.

Crisi che non impedisce l’aumento del compenso degli amministratori che passa da 80 mila a 220 mila euro l’anno nel 2013.

In seguito a una perizia contabile fatta da un professionista, sembra che 6 milioni di euro destinati all’assistenza sanitaria della Clinica “Colle Cesarano”, siano passati in altre società ben collegate tra loro, riconducibili sempre al “gatto” Forti e alla “volpe” Genova.



relazione-bilanci-geress-srl-colle-cesarano

I 35 dipendenti, quelli licenziati dopo tre anni di cassa integrazione, vengono pagati con gli ammortizzatori sociali, cioé con i nostri soldi; tutto questo perché i due amministratori hanno avuto la faccia tosta di mettersi il cartello al collo con la scritta: “crisi aziendale”.  La “crisi” è il pretesto per ottenere, dalla regione Lazio, la firma su ben cinque procedure di licenziamento ed ottenere i “dobloni” dall’INPS, moderno albero della cuccagna del Forti e del Genova.

Nel frattempo i tagli al personale mietono i loro effetti. Ad agosto del 2010 muore un paziente. I parenti, a cui viene negato l’ingresso, si fanno strada con la forza e riescono a raggiungerlo, per trovarne il corpo in una officina per la manutenzione, sporca e senza aria condizionata. Gli stessi riescono a girare un video che viene trasmesso anche in alcuni tg nazionali.

Nel 2011 un medico psichiatra, ex lavoratore della clinica, denuncia alla commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari, una insostenibile situazione all’interno della casa di cura, sia per i pazienti che per i dipendenti. Addirittura dice di aver litigato con l’amministrazione per ottenere 20 coperte per i pazienti, denuncia cibo insufficiente e false ispezioni alla struttura da parte della ASL RMG.

La Direzione della Colle Cesarano viene infatti avvisata sempre con largo anticipo delle ispezioni.

Il medico riferisce anche di atti falsificati ad “hoc” per “mettere tutti al sicuro”

Da: Commissione Errori Sanitari (omissis)
A: “Claudio Antoniello”<antoniello_c@camera.it>, “Ranieri de Maria”<omissis>, <el-omissis>, “francesca gigli”<f-omissis>, <j-omissis>, <aucasati@libero.it>
24 nov 2011 – 15:38
Inoltro anche la mail di una dipendente—-Messaggio originale—– Da: …omissis...
Inviato: giovedì 24 novembre 2011 15.26
A: orlando_l@camera.it
Oggetto: Leoluca Orlando: CdC …omissis… E-mail di richiesta informazioni da parte di …omissis… Gentile On. Orlando,
le scrivo a proposito della Casa di Cura …omissis… di Tivoli, presso la quale ho prestato servizio di collaborazione professionale come medico psichiatra fino a 2 settimane fa. La situazione della clinica è assolutamente grave ed inaccettabile, i pazienti vertono in una situazione di abbandono e trascuratezza a causa della drastica riduzione del personale, della carenza dei servizi e di una gestione amministrativa votata al taglio e al risparmio, con conseguenti deficit clinici, assistenziali e di vigilanza inammissibili. Per farle solo un esempio, ho dovuto condurre una battaglia personale per avere 20 coperte affinché i pazienti non patissero il freddo, visto che molti si stavano ammalando ed erano costretti a dormire con addosso giacche e cappotti. Oltre a questo, il quantitativo di cibo è nettamente insufficiente (molti familiari hanno riscontrato l’evidente dimagrimento dei pazienti) e per ovviare al rischio di ulteriori soffocamenti sa qual è stata la soluzione? Togliere il pane ai pazienti ricoverati presso il reparto dei “cronici” a cui, tra l’altro, da mesi non vengono restituiti gli indumenti mandati a lavare nella lavanderia interna, che vengono sostituiti con vestiti provenienti dalla Caritas o dalle raccolte degli operatori..
Nel mese di ottobre abbiamo ricevuto l’ispezione della ASL …omissis…, di cui l’amministrazione e la direzione sanitaria era al corrente da circa 2 settimane.. giusto il tempo di inventare protocolli mai elaborati e mai applicati riguardanti la sicurezza, gli interventi in caso di intossicazione farmacologica e di agiti aggressivi e le procedure in materia di Trattamento Sanitario Obbligatorio. Inoltre, ai fini dell’ottenimento della convenzione per il reparto che verrà adibito a Comunità Terapeutica, sono stati formulati progetti riabilitativi personalizzati ai quali, in realtà, molti pazienti non hanno mai partecipato.
Ritengo che l’avvio di un’inchiesta approfondita riguardo a questo caso eclatante di malgestione sanitaria sia necessario ed urgente.. le assicuro che i mesi trascorsi in quel luogo mi hanno fatta sentire nell’era pre-basagliana, perché non c’è nulla che discosti …omissis… da un manicomio.
La ringrazio per l’attenzione e la saluto cordialmente.
— Livia Parisi
Ufficio stampa  Commissione d’inchiesta errori e disavanzi sanitari
Palazzo San Macuto,  via del Seminario 76  Roma
Tel: +39 0667603575 –  Cell: +39 xxxxxxxxxxxxx

Genova a Sx & Forti a dx NOMINel 2012 qualcuno comincia a fare la conta dei morti. La stima è di un morto ogni 50 giorni.

Nel 2012 l’ASL Roma G controlla la Colle Cesarano senza “accorgersi” delle irregolarità, anzi ne certifica i requisiti di qualità che saranno importantissimi per conseguire, nel 2013, l’accreditamento definitivo ricevendo contemporaneamente un aumento di spesa di 600 mila euro.

I successivi controlli della Regione Lazio e dei sindacati CGIL, CISL, UIL e UGL, sono stati totalmente inesistenti, come accertato da numerose fonti parlamentari e segnalazioni del sindacato SICEL.

La Colle Cesarano ha inoltre fatturato alla Regione Lazio oltre 3 milioni di euro “extra accordi regionali“. Per spiegare quello che si configura come una truffa ed un danno erariale occorre far un esempio per spiegare il “trucco”: la Regione Lazio e la Colle Cesarano hanno siglato un accordo per  la cura di 5 appendiciti l’anno, sapendo che le altre strutture territoriali si occuperanno di altre diverse patologie. Il pagamento, da parte della Regione, avviene con puntualità e correttezza, a fronte delle fatture e le cifre infatti corrispondono. Il problema è che nelle fatture si legge che sono state curate 5 braccia rotte. Per carità molte braccia sono state curate, anzi moltissime, ma cosa ne è stato di quelli con l’appendicite?

Zingaretti, è stato messo a conoscenza di tutto questo dal momento dell’insediamento, come potete leggere qui di seguito:

All’attenzione del Presidente Regione Lazio Nicola Zingaretti – clinica XXX Tivoli
13 aprile 2013 10:08
ALL’ATTENZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LAZIO – NICOLA ZINGARETTI
Di seguito la mail inviata all’avv. Passi – Regione Lazio – in merito alla fatturazione della Casa di Cura privata xxx di Tivoli, gestione xxx.
L’avv. Passi mi aveva invitato lo scorso 10 gennaio nel suo ufficio per avere dettagli di una precedente segnalazione riguardo il medesimo argomento, oggetto di un esposto alla Procura della Corte dei Conti della Regione Lazio.
In allegato:
  • gli accordi regionali tuttora vigenti,
  • copia delle aftture con timbro di ricevuta e di liquidazione della ASL Roma G,
  • dettaglio dei posti letto equivalenti.
Da quanto sopra si evince fatturazione in eccesso di 3,5 milioni € per il periodo considerato.
Rimango in attesa di cortese riscontro agli indirizzi in firma.
Distinti saluti,
Aurelio Casati
—-Messaggio originale—-
Da: aucasati@xxx
Data: 04/02/2013 9.00
A: <mpassi@regione.lazio.it>
Ogg: Colloquio 10 gennaio 2013 – XXX
Buongiorno,
faccio seguito al ns. colloquio del 10 gennaio u.s.; con questo materiale, che dovrebbe essere già a disposizione della Regione Lazio, credo che bastino 24 ore per intervenire.
Cordialità,
ing. Aurelio Casati
aucasati@xxx
aucasti@xxx
PEC aurelio.casati@xxx
mobile xxx
 Allegato

Zingaretti sa che strutturalmente alla clinica mancano almeno 600 metri quadri per accogliere i 40 pazienti nei reparti di residenza sanitaria assistita. Insomma sa che la gestione della Colle Cesarano ha bisogno di coperture e fino ad oggi le ha garantite.

Come? proviamo a sbirciare dietro le quinte del palcoscenico della politica, dove troviamo uomini come Marco Vincenzi, uomo di punta di Zingaretti, sebbene a tratti sembri esattamente l’opposto.

Marco Vincenzi è:12073

1) Assessore ai Lavori Pubblici della Provincia di Roma dal 2008 al 2012 (quando Zingaretti era Presidente) e, prima ancora;

2) è stato Consigliere Provinciale di Roma;

3)  Sindaco del comune di Tivoli (per due mandati);

4) Amministratore Unico della società termale Acque Albule di Tivoli;

5) Direttore Sanitario delle Terme Acque Albule di Tivoli

6) Dal 2013 è stato Capogruppo del PD.

Ruolo dal quale si è dimesso dopo gli scandali di mafia capitale, i pizzini scambiati con Buzzi e gli emendamenti in suo favore.

Ricapitolando, Marco Vincenzi è strettamente legato a Zingaretti da un lato e ad uno dei protagonisti di Mafia Capitale: Buzzi.

Nonostante Vincenzi frequentasse Buzzi, a volte persino presso la Colle Cesarano, e nonostante il coinvolgimento nell’inchiesta Mafia Capitale, Zingaretti continua a proteggere la carriera politica di Vincenzi. Che infatti diventa:

7) Presidente della Commissione Bilancio della Regione Lazio.

Ruolo dal quale si è dovuto dimettere, pochi giorni fa, dopo essere stato raggiunto da un avviso di garanzia per CORRUZIONE.

Sarà un caso ma dal 2011 un braccio della struttura sanitaria della Colle Cesarano, destinato fino ad allora alle attività ricreative dei pazienti (bar, luogo di culto, palestra ecc…), è stato adibito a centro accoglienza per gli immigrati ed è stato dato in gestione alla cooperativa 29 giugno di Salvatore Buzzi. Tra l’altro l’ingresso degli ospiti e degli immigrati è in comune mentre gli immobili sono divisi tra loro solo da un cancello facilmente scavalcabile.

Le interrogazioni e le denunce presentate dal M5S sono state numerosissime, c’è stata anche una “visita ispettiva” fatta da me e dal consigliere regionale Davide Barillari a giugno del 2015.

E’ stato sollevato il caso  all’attenzione del governo che , superfluo dire, ad oggi risulta non aver risposto in alcun modo.

Tirando le somme possiamo dire che dopo anni di coperture e tutele è arrivato il momento di dare risposte, fare chiarezza e soprattutto fare pulizia

Delega Pubblica Amministrazione: Siete in scadenza e presto andrete a casa

Questa delega aveva l’auspicio di riordinare la pubblica amministrazione nell’ottica della semplificazione, dell’efficienza, della trasparenza ,così da non renderla un ostacolo per i privati cittadini, per le imprese e per i dipendenti che ci lavorano. Si è parlato di innovazione!

Non è così.

Quello che doveva essere un disegno di legge di riforma della pubblica amministrazione è diventato ed è un provvedimento omnibus! Come tutti i provvedimenti omnibus che si rispettino dentro è stato infilato di tutto, in maniera incoerente e illogica. Un mio collega l’ha definito “la galleria degli orrori”. IO LA DEFINISCO L’ENNESIMA OCCASIONE UTILE DI INSERIRE QUA E LÀ LE “SOLITE SCHIFEZZE” E I SOLITI FAVORI AGLI AMICI DEGLI AMICI, SPERANDO CHE IN PIENA ESTATE PASSINO INOSSERVATE.

A titolo di esempio, cito l’emendamento Fiano e Giorgis, approvato in accordo con il Ministro Madia, che prevede la possibilità di affidare ai pensionati pubblici o privati incarichi dirigenziali e direttivi a titolo gratuito, ovviamente senza alcuna procedura concorsuale e al di fuori del regime d’incompatibilità del pubblico impiego. Significa che, ad esempio, ad un ipotetico Ing. Incalza collocato in pensione, può utilmente e discrezionalmente, essere affidato per un anno un incarico dirigenziale o direttivo. L’UOMO GIUSTO, AL MOMENTO GIUSTO E AL POSTO GIUSTO! L’anno successivo sarà affidato ad un altro Ing. Qualcuno e cosi via e, di anno in anno, si potranno collocare nei posti chiave tutti gli amici degli amici. Il tutto gratuitamente! Perché intanto l’ipotetico Ing. Incalza ha il suo studio tecnico o la sua bella società che prende appalti pubblici! Tutto ciò potrà avvenire tanto nelle amministrazioni pubbliche quanto negli enti e nelle società controllate!

Alla faccia del ricambio generazionale che il Presidente Renzi e il Ministro Madia avevano sbandierato orgogliosamente all’indomani dell’approvazione del decreto legge 90/2014. Ma soprattutto alla faccia del ruolo unico dirigenziale che si vuole istituire con questo stesso decreto di delega!

Se queste sono le intenzioni e i giochi sottobanco come possiamo affidare o delegare una riforma così importante senza che siano ben delineati criteri e principi direttivi! Sì, perché questa delega è carente di direttive chiare e stringenti, è confusionaria, piena di incongruenze.

Lungo il suo percorso il disegno di legge ha perso di vista la pubblica amministrazione ed è diventato un insieme di deleghe volte ad attribuire pericolosi poteri al Presidente del Consiglio (addirittura in taluni casi si parla di non ben identificate determinazioni personali!). S’interviene sull’Avvocatura dello Stato, sulla Corte dei Conti, sulle intercettazioni, sui corpi di polizia (addirittura si vuole militarizzare il corpo forestale!).

Sotto la bandiera della semplificazione in realtà si vuole far passare una diffusa deregulation a discapito della tutela della salute, dell’ambiente e dei beni culturali, eliminando qualsiasi clausola di garanzia e rafforzando indiscriminatamente gli istituti del silenzio assenso!

Con questi presupposti come si può attribuire una delega sulla prevenzione della corruzione e sulla trasparenza? La delega è già stata esercitata con i decreti legislativi 33 e 39 e se si avverte il bisogno di migliorarli sono sufficienti degli interventi diretti o d’interpretazione autentica. Quello che serve è rafforzare i controlli e le sanzioni, chiarire chi debba farli, quando e come!

Si fanno decreti in fretta e furia per assicurare il finanziamento pubblico ai partiti ma non si riesce a fare un decreto di tre righe che risolve e chiarisce le incongruenze lamentate dal Presidente dell’ANAC che, in un crescendo demoralizzante per chi lo ascolta, dice che questi decreti sono proprio fatti male! Per tale motivo, si presume, si trova costretto a reinterpretarli, ormai quotidianamente! Quindi abbiate il coraggio di fare un’interpretazione autentica con buona pace di tutti e di Cantone, ma per favore non si chiedano deleghe sulla materia. Si chiarisca, ad esempio, che l’incompatibilità del Presidente di un ordine professionale, dal lato dell’ente pubblico, va dichiarata dall’ANAC e non dalle giunte del Parlamento che la dichiarano solo ed esclusivamente rispetto al ruolo di parlamentare.

Con questa delega voi volete ulteriormente ridefinire l’ambito soggettivo di applicazione delle norme sulla trasparenza come se non fosse ancora sufficientemente chiaro che la trasparenza, così come l’anticorruzione, si applicano, a norma dell’art. 11 del decreto 33, a qualsiasi soggetto pubblico o privato che sia controllato o finanziato dalla pubblica amministrazione, come è giusto che sia!

Cosa volete ancora ridefinire? Semmai dovete ampliare l’ambito soggettivo anche al mondo delle cooperative e delle fondazioni bancarie e per fare questo non serve una delega ma è sufficiente dire che il decreto 33 si applica anche al mondo opaco delle fondazioni e delle cooperative dove gira il flusso della corruzione da e per la pubblica amministrazione.

Avete appena distrutto la scuola pubblica creando i presupposti per un’istruzione di serie A ed una di serie B ma, non paghi di ciò, volete anche creare i presupposti affinché vi siano anche Università e laureati di serie A e di serie B, permettendo che magari un titolo di studio preso alla Bocconi abbia un valore diverso da quello preso in qualsiasi altra Università pubblica italiana.

Volete una delega sulle partecipate senza dire con chiarezza che una partecipata con un numero di consiglieri maggiore del numero dei dipendenti NON PUÒ E NON DEVE ESISTERE, che una partecipata con un bilancio in negativo DEVE ESSERE SOPPRESSA e il servizio pubblico deve essere reinternalizzato!

Oggi abbiamo un mondo di partecipate commissariate vita natural durante con tutte le conseguenze tipiche della straordinarietà delle gestioni che vedono uomini soli al comando, lì da decenni e incapaci di risanare alcunché!

Il fenomeno delle partecipate è nato e proliferato per tentare di derogare alle norme pubbliche sugli appalti e sugli impieghi, per tentare di far girare i soldi pubblici (e con essi i servizi) al di fuori dello sguardo indiscreto del cittadino che quei soldi ce li mette e di quei servizi ne ha diritto.

Oggi che vi siete resi conto che anche le partecipate DEVONO rispettare i principi e le regole pubbliche (come peraltro prevedono proprio le direttive europee) ivi incluse le norme sulla trasparenza e sull’anticorruzione, volete correre ai ripari chiedendo una delega che vi consenta, di trovare l’escamotage giusto per continuare a gestire soldi e servizi pubblici in assoluta opacità e con il consueto arricchimento delle solite multinazionali e delle solite organizzazioni camorristiche e mafiose.

La pubblica amministrazione ha bisogno del rinnovo dei contratti che non sia il pannicello caldo per ottemperare alla sentenza della Corte Costituzionale ma che sia un effettivo ristoro dell’illegittimo blocco durato anni per ordine della Troika!

La pubblica amministrazione ha bisogno di pulizia rispetto agli innumerevoli consulenti e collaboratori messi lì dai politici di turno e dai loro pacchetti di voti, non di rado anche mafiosi!

Vogliamo ricordare quanto messo in luce dall’inchiesta di Mafia Capitale, ovvero che i dirigenti e i vertici sono messi nei posti chiave dalle organizzazioni criminali in accordo con la politica? Quel “CE L’AVEMO MESSA NOI“ che emerge da tutte le intercettazioni dimostra come il problema della dirigenza non può essere risolto solo con elenchi e ruoli unici , con valutazione e merito, ma anche e soprattutto ponendosi il problema DA CHI e PERCHE’ viene scelto un dirigente! E voi che fate? Vi preoccupate da quali atenei provengono i candidati dirigenti e del loro livello di accreditamento ma non prevedete un sistema di garanzia nella composizione delle commissioni di concorso e di valutazione e da chi vengono affidati gli incarichi dirigenziali. Tra i miei emendamenti presentati in commissione ho tentato di proporre il meccanismo del sorteggio a parità di requisiti sia per chi fa parte delle commissioni e sia per gli incarichi da conferire, proprio per impedire che siano affidati in maniera discrezionale o per contentare I Carminati e I Buzzi di turno!

Sono talmente tanti i decreti delegati previsti da questa norma e anche così confusi, aleatori e sconclusionati che mi vengono forti dubbi che riuscirete MAI a produrli.

E il motivo principale è che SIETE IN SCADENZA E PRESTO ANDRETE A CASA!

Come spolpano l’Italia. Dalla Cns al Cara di Mineo

I tentacoli della Piovra di #Mafiacapitale si sono insinuati invariabilmente dal Nord al Sud della penisola. Scorrendo le oltre mille pagine dell’inchiesta si scopre quanto Salvatore Buzzi avesse rapporti con vari potentati economici, tutti, ovviamente, facenti capo al mondo delle Coop Rosse. La famosa foto fatta in compagnia dell’attuale Ministro del Lavoro Giuliano Poletti è solamente la ciliegina sulla torta che testimonia come i rapporti fra certi personaggi e certa politica fossero strettissimi. Naturalmente la torta di cui si parla sono le decine se non centinaia di milioni di euro di soldi pubblici che le Coop rosse in Italia si spartiscono ogni anno per assicurare tutta quella serie di servizi essenziali che lo Stato da solo non riesce ad assicurare (o non vuole?).

Per avere un’ idea, lo stesso Buzzi, prima dell’arresto, faceva parte del Consiglio di Sorveglianza (in pratica il Consiglio di Amministrazione) del CNS (Consorzio Nazionale Servizi) con sede a Bologna che nel solo 2013 ha fatturato in totale 644 MILIONI di euro!!! Tutti questi denari per oltre la metà sono stati fatturati nel settore delle pulizie, ma non piccola parte occupano il settore energetico, quello relativo all’ecologia e quello relativo alla ristorazione collettiva. In pratica una specie di multiutility cooperativistica che abbiamo visto con quali metodi acquisiva commesse.

La COOP 29 Giugno che operava sostanzialmente su Roma ricalcava in piccolo questo schema, occupandosi, a livello locale, di quasi le stesse cose ma con in più l’emergenza abitativa e l’accoglienza degli immigrati.

Agghiacciante l’intercettazione di Buzzi che afferma: “ Ma te c’hai idea quanto ce guadagno cogli immigrati? Il traffico de droga rende meno!”

E qui arriviamo all’ormai famoso Sistema Odevaine.

Luca Odevaine, ex Capo di Gabinetto di Veltroni al Comune di Roma, ha nel frattempo fatto carriera e siede al Tavolo di coordinamento nazionale sull’immigrazione presso il Ministero dell’Interno ed è consulente del Presidente del C.D.A. per il Consorzio “Calatino Centro di Accoglienza” che sovraintende la gestione del C.A.R.A. di Mineo di cui Odevaine, colmo dei colmi, è anche dipendente part-time. In pratica percepisce 2 mezzi stipendi per fare la stessa cosa…. Buzzi tira fuori 5000 euro al mese di stipendio per Odevaine stesso affinché questo faccia spostare “tanto lavoro”, cioè tanti immigrati verso i Centri che Buzzi controlla a Roma e dintorni. Naturalmente il tutto all’interno del quadro emergenziale così come si è voluto far apparire negli ultimi mesi e altrettanto ovviamente per assegnazione o chiamata diretta, saltando qualsivoglia controllo come avrebbe dovuto essere in caso di regolare gara d’appalto. Ma ancora più grave dal punto di vista politico è che questa banda di affaristi riusciva addirittura a far spostare interi pacchetti di fondi nell’assestamento di bilancio del Comune di Roma che sarebbero poi finiti nelle loro tasche, avendo rapporti di corruttela con vari livelli dell’amministrazione capitolina, dai Capi Dipartimento a semplici funzionari ed impiegati.

Le “pubbliche relazioni” di Buzzi che nel corso degli anni lo avevano portato a Bologna, come risultato importante avevano dato la conoscenza di un certo Salvatore Forlenza, che della CNS era il Capo dell’area commerciale per il Centro Italia, già ex dirigente del PCI e dirigente di Legacoop il cui Presidente, prima di diventare Ministro, era Giuliano Poletti.

Forlenza è residente nell’hinterland di Latina e qui gioca in casa. Vince appalti per l’affidamento del servizio rifiuti del Comune di Minturno con la Coop. ASA che fa parte della galassia CNS, che subito si appoggia alla 29 GIUGNO di Buzzi. Il bello è che questo è un appalto senza gara perché immediatamente successivo allo scandalo della precedente società che si occupava dei rifiuti, la Eco Ego. Dalla padella alla brace!!!

La geografia di #Mafiacapitale ci regala un’Italia incistata di piccoli e grandi tumori in cui i vari notabili locali sguazzano indisturbati avendo la complicità dei notabili di livello nazionale in un sistema di vasi comunicanti in cui le cellule tumorali viaggiano da un capo all’altro della penisola, indisturbate come gli affari.

#FuorilaMafiadalloStato.

 

COOP 29 GIUGNO. 30MILA € A MARINO? GOVERNO RISPONDI?

Da sabato mattina interroghiamo il Governo sui 1000 mq a canone agevolatissimi che la Coop 29 Giugno ha avuto da parte della giunta Marino, in particolare chiediamo anche spiegazioni sui 30.000 Euro che la stessa “29Giugno” ha erogato a Marino durante la campagna elettorale.

Vogliamo sapere se il governo è informato e se questo tipo di assegnazione sia stata fatta a norma di legge.

Perché a noi non risulta

VIDEO. MASSIMO BARONI (M5S): COOP 29 GIUGNO. 30MILA € A MARINO? GOVERNO RISPONDI?

 

Leggi il testo dell’interrogazione

Atto Camera. Interrogazione a risposta scritta 4-07396 presentato da BARONI Massimo Enrico

BARONI, DI BATTISTA, LOMBARDI, VIGNAROLI, DAGA e FRUSONE.

Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
la vicenda relativa all’inchiesta «Mondo di Mezzo» appare per molti versi inquietante, sollevando tra l’altro pesanti interrogativi sul sistema delle cooperative;

dal sito del comune di Roma, a tutt’oggi non risulta allegato, da parte del sindaco Ignazio Marino il rendiconto, ex lege n. 515 del 1993, articoli 6 e 7, delle spese elettorali sostenute e dei contributi ricevuti completo di tutte le voci, ma risulterebbe scritta a penna solamente la somma delle spese effettuate divisa per capitoli piuttosto generici;

dalle risultanze dell’inchiesta «Mondo di Mezzo» istruita dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Roma risultano due bonifici uno di 10.000 (diecimila) euro proveniente dalla Cooperativa 29 Giugno e uno di 20.000 (ventimila) euro proveniente dal consorzio Eriches 29, entrambi facenti capo a Salvatore Buzzi arrestato nel corso della medesima inchiesta che sarebbero finiti a finanziare la campagna elettorale del futuro sindaco Ignazio Marino;

da fonti di stampa si apprende che, con apposita delibera (n. 312 del 2014) il comune di Roma ha dato in concessione alla Cooperativa 29 Giugno l’immobile di Via Pomona 63/65, una delle sedi della cooperativa stessa, ad un prezzo di 14.752,80, ben l’80 per cento al di sotto dei prezzi di mercato di quella zona, valutato dall’ufficio stime del Campidoglio in 73.764 euro, e, sebbene lui si sia difeso dicendo che in precedenza la coop 29 Giugno occupasse quegli stessi locali a titolo gratuito vale qui la pena ricordare la legge n. 241 del 1990 che all’articolo 12 modificato dal decreto legislativo n. 33 del 2013 sulla pubblicità e trasparenza nella pubblica amministrazione che così recita: «La concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari e l’attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati sono subordinate alla predeterminazione da parte delle amministrazioni procedenti, nelle forme previste dai rispettivi ordinamenti, dei criteri e delle modalità cui le amministrazioni stesse devono attenersi» e che è stata totalmente mancante –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti in premessa;
se abbia attivato i necessari controlli sulla coop 29 Giugno che devono necessariamente riguardare anche il costo di locazione dell’immobile ove è ubicata la sua sede principale. (4-07396)