La Carriola

Caro cittadino, io non ci casco

La Carriola dei parenti di Di Maio

È faticoso richiamare l’Opera solo a parole perché essa è fatta di azioni per uscire dalle tenebre. Ve ne era una di carriola abbandonata dietro la rete metallica, da anni, coi manubri in fuori come corna enormi, a guardia di un tempio.

Il Tempio era fatto di materiale di rimessa, che nessuno avrebbe dovuto trovare, ma di cui tutti in paese sapevano.

Desideravo ardentemente che quell’area, così privata eppure così pubblica, fosse sottratta al suo inquinamento rugginoso, che la vista trovasse pace in una natura senza ingombri.

Inviai quindi un quadricottero volante, come un terzo occhio, che confermò i miei più atroci dubbi.

Quando iniziarono le indagini fui sconvolto, l’area bonificata e la carriola portata via.

Non bastava, volevo che la carriola divenisse un simbolo del contrasto all’inquinamento ambientale.

Intendevo far fissare a tutti lo sguardo sull’atto di un sequestro (la carriola è stata usata per cercare di scarriolare rifiuti, volevano portarci via tutti, che Dio li maledica!).

Per allestire l’Opera di restaurazione invito tutti a segnalare altri terreni, di altri parenti, di altri Ministri 5 Stelle, come quelli di Luigi Di Maio!

Con una carriola nascosta nel buio.

#UnaCarriolaNelBuio
#IoNonCiCasco

L’Anticorruzione dichiara incompatibile il Sindaco di Gaeta, Cosimo Mitrano

Segnalazione Gaeta

COMUNICATO STAMPA – Una segnalazione all’Autorità Nazionale Anticorruzione ha sollecitato un controllo sulle cariche di Cosimo  Mitrano, Sindaco di Gaeta nel Lazio, confermando la violazione della normativa in materia di prevenzione alla corruzione.

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L’ANAC infatti richiama il primo cittadino del comune nella provincia Agro Pontina a seguito della segnalazione fatta il 15 marzo 2017 dal Portavoce in parlamento dott. Massimo Enrico Baroni e fa luce sull’incompatibilità degli incarichi pubblici che ricopre e ha ricoperto per anni, contemporaneamente in qualità di dirigente del settore Bilancio e finanze dal 2005 presso il Comune di Fondi (Latina), e  Sindaco di Gaeta dal 2012.

Possiamo dire di aver compiuto un nuovo passo in avanti nella lotta agli sprechi, in difesa della trasparenza e contro la corruzione nel settore pubblico.

E’ doveroso citare altre funzioni che nel tempo Mitrano ha svolto nella pubblica amministrazione, tra cui Componente del Comitato portuale dell’Autorità Portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, Commissario straordinario dell’Ente Parco Regionale Riviera di Ulisse fino al 2013 e candidato alla presidenza della provincia di Latina alle elezioni amministrative del 2014.

L’ANAC ha spiegato che: “Alla luce di quanto rappresentato, la fattispecie esaminata è annoverabile nell’ipotesi di incompatibilità di cui l’art. 12 comma 4 lett. b) del d.lgs. n. 39/2013”.

Mitrano ha tentato di uscire dall’impaccio presentando un’autocertificazione in cui dichiarava di non trovarsi in una situazione di incompatibilità,  e  in vista della campagna elettorale per le amministrative del 2017 ha presentato una richiesta di aspettativa non retribuita al comune di Fondi.

L’ANAC ha rigettato i banali tentativi messi in atto da Mitrano,  che ora dovrà optare obbligatoriamente entro 15 giorni per uno dei due incarichi  e richiedere l’aspettativa per incompatibilità  ai sensi dell’art. 19 c. 2 del D Lgs 39/2013 nel quale non sono contemplati i “motivi personali”  evocati dal sindaco. I motivi sono pubblici e ci riserviamo la facoltà di esporre la questione presso la Corte dei Conti del Lazio per sancire se dal 2012 ad oggi non vi sia stato danno erariale per una o entrambe le amministrazioni della provincia di Latina.

Quando i cittadini, in questo caso il Meetup “Amici di Beppe Grillo di Fondi” non mollano e fanno sentire la loro voce partecipando  attivamente alla vita pubblica, cambiano il corso della storia.

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Cosa è veramente successo in Emilia-Romagna sul caso 118?

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Incredibili i retroscena della vicenda 118 in Emilia Romagna, Deputati che intervengono alla Camera per tutelare parenti sospesi dall’Ordine dei Medici, senza dichiarare il conflitto di interesse.

Personale infermieristico e medico per anni preso in giro e sfruttato dalla politica e dalla gestione delle AUSL

Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie che miracolosamente, dopo la sua ricostituzione, vìola l’ordine cronologico dei dibattimenti per anticipare il “Caso Bologna”, con il probabile fine di “salvare il salvabile” e gli amici ed i parenti di…..

Ne leggerete delle belle !

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Ben nota la vicenda che ha portato l’ Ordine dei Medici di Bologna a sospendere una decina di medici dirigenti operanti nelle aziende sanitarie Emiliano Romagnole.

Tanti hanno parlato, sparlato, spesso a sproposito, ma  documenti alla mano, chi sa veramente cosa sia accaduto in Emilia-Romagna ?

Quello che vengo a scoprire è un quadro molto più articolato e complesso di quello che è apparso sui media, manipolati sapientemente per creare uno “scontro tra professioni”, da cui uscissero fischiettando i dirigenti e funzionari che avevano sfruttato il personale sanitario, esponendolo a rischi, non riconoscendo i dovuti compensi e incentivi, e di fatto generando iniquità nell’accesso alle cure dei cittadini.

Tutto inizia diversi anni fa quando dirigenti dei dipartimenti di emergenza e dei 118 della regione Emilia-Romagna cominciarono, ognuno nell’ambito della propria provincia, ad elaborare istruzioni operative che consentivano al personale infermieristico di mettere in atto procedure clinico assistenziali sui pazienti soccorsi.

Nulla di problematico, almeno in una fase iniziale, alcune procedure infatti erano e sono oggi previste dall’articolo 10 del DPR 27 marzo 1992. Questo articolo prevede che in condizioni di emergenza-urgenza possono essere delegate fleboclisi e altre procedure a personale infermieristico. Cito testualmente:

“Il personale infermieristico professionale, nello svolgimento del servizio di emergenza, può essere autorizzato a praticare iniezioni per via endovenosa e fleboclisi, nonché a svolgere le altre attività e manovre atte a salvaguardare le funzioni vitali, previste dai protocolli decisi dal medico responsabile del servizio.”

Ma allora dove sta il problema direte voi?

Ecco che emergono alcuni particolari interessanti che la politica del PD ha portato avanti nella regione Emilia-Romagna così come in altre regioni del Nord. Una politica di progressiva “macellazione” dei medici, della formazione medica, con contestuale attribuzione di nuovi compiti, responsabilità e funzioni, rigorosamente non pagati e nemmeno riconosciuti contrattualmente ed economicamente al personale infermieristico. Forse qualche dirigente infermieristico era troppo attento ad ingraziarsi le alte sfere e a svendere i colleghi, più che tutelare il lavoro ed i profili professionali.

Da diversi anni la normativa che regolamenta l’organizzazione del sistema di soccorso territoriale prevede dei parametri organizzativi rispetto al mezzo di soccorso avanzato e al mezzo di soccorso di base o intermedio. Addirittura il sito del ministero della salute, poco prima che venisse “corretto” guarda caso sulla base delle risposte che la regione Emilia-Romagna forniva a diverse interrogazioni alla giunta regionale, prevedeva essenzialmente che fossero ben definiti gli equipaggi dei mezzi di soccorso avanzato.

Il mezzo di soccorso avanzato come tale deve essere chiaramente un mezzo in grado di garantire la massima capacità assistenziale ai pazienti che vengono soccorsi e quindi deve essere un mezzo che nell’équipe preveda tanto la figura medica quanto quella infermieristica, in lavoro di equipe, coordinato e congiunto.

Tutto questo veniva inoltre esplicitamente citato nel sito del Ministero così come da altri documenti tra cui “Monitor”, la rivista di AGENAS numero 27 del  2011 .

La logica della normativa assolutamente condivisibile è che vi debba essere un numero di mezzi avanzati che derivi dal calcolo della popolazione della regione, diviso 60.000 con una correzione che faccia sì che il mezzo di soccorso avanzato non copra un territorio più ampio di 350 km2 al netto dei correttivi geografici montani o di zone particolarmente difficili da raggiungere.

Questa penetrazione è molto importante perché racchiude in sé alcuni principi di garanzia di equità di accesso alle cure e al soccorso:

  • ogni cittadino riceve un soccorso che mediamente deve essere calibrato in otto minuti in ambito urbano e 20 minuti in ambito extraurbano in base alla gravità presunta e quindi vedendo arrivare medico infermiere nel caso di criticità importanti.
  • qualora un mezzo di soccorso avanzato sia impegnato in un’emergenza, un altro mezzo avanzato potrà intervenire da un’area limitrofa con una tempistica ragionevole garantendo quindi un soccorso tempestivo del paziente
  • qualora vi siano incidenti con molti feriti instabili, come per esempio nel caso di traumi della strada, e servissero più mezzi medicalizzati gli stessi possono essere reperibili in una tempistica ragionevole

Quindi il sistema basato su quel parametro è un sistema che rende ragione sia della ridondanza dei mezzi con medico infermiere sia del volume di interventi di soccorso che servono a far mantenere le abilità cliniche agli operatori. Se avessi un’ambulanza ogni 20.000 abitanti chiaramente ogni mezzo farebbe pochi interventi e quindi anche le abilità degli operatori sui pazienti molto critici potrebbero diminuire. Il parametro 1: 60.000 garantisce invece un buon compromesso e se associato a una virtuosa rotazione del personale sanitario può garantire equità di accesso alle cure a tutti cittadini.

In Emilia-Romagna però qualcosa non ha funzionato, ma non ha funzionato nemmeno in altre regioni del nord, come per esempio nel Friuli dove e’ infuocata la polemica sulla rete emergenza urgenza.

Ma in Emilia-Romagna i medici dell’emergenza, hanno deciso quindi di denunciare una inadeguata organizzazione del 118 agli organi deputati al controllo delle attività dei medici e tra questi le procure della Repubblica e gli Ordini dei Medici Chirurghi Odontoiatri delle varie province.

Quello che nessuno ha mai avuto il coraggio di raccontare:

Le procedure incriminate chi le ha lette? Come mai alcune AUSL hanno osservato rigoroso silenzio?

Ebbene, leggendole, molte procedure tradiscono l’evidente intento, non di essere a “salvaguardia” delle funzioni vitali di un paziente critico, ma di essere un vero e proprio strumento per surrogare l’intervento medico su pazienti critici. E come mai questo? Perché’ i mezzi con medico e infermiere, in Emilia Romagna, sono circa 1:90.000 abitanti, e allora i funzionari cercano di fare in modo che l’infermiere non solo agisca a tutela dei pazienti, ma vicari proprio le funzioni del medico che avrebbe potuto o dovuto intervenire su questi pazienti.

Molte procedure poi, nemmeno erano legate alla “salvaguardia” delle funzioni vitali. Gli infermieri, rigorosamente senza alcun riconoscimento, garanzia di legge o di formazione, erano utilizzati per valutare ECG (per evitare di doverne mandare troppi in cardiologica su pazienti con dolore al petto), oppure a prescrivere analgesici prima che i malati fossero visitati, sedavano a tentavano di intubare pazienti con dosi fisse di farmaci indipendentemente dal singolo quadro del paziente.

Le procedure le potete leggere…. Qua allegate…… E anche qui

Per evitare di attivare i pochi mezzi con medico, ed evitare di assumere non solo medici, ma anche infermieri in numero proporzionale ad i MSA (Mezzi di Soccorso Avanzati), ecco che si e’ tentato il colpaccio: faccio fare tutto gratis all’infermiere.

Il DPR 27 marzo ‘92 pero’ non ha mai inteso con l’articolo 10 negare una valutazione medica a un paziente critico ma piuttosto ha inteso garantire che qualora vi fosse uno stato di necessità si potesse prevedere che il personale infermieristico opportunamente addestrato potesse mettere in atto delle manovre nell’attesa di un supporto medico.  Se volessimo contestualizzare all’epoca di stesura della legge nella realtà questa si traduceva nel fatto di poter iniziare le manovre rianimatorie di base o di mettere una flebo che all’epoca era un atto di esclusiva pertinenza medica. Ovviamente l’evoluzione dei servizi sanitari c’e’ stata e quindi molte di queste funzioni si sono evolute, ma non si è mai potuto prevedere uno scavalco dei limiti previsti per l’abilitazione agli esercizi delle varie professioni.

Quali altri impatti ? E’ proprio tutto qua ?

Come si diceva, la regione Emilia-Romagna ha un rapporto di mezzi medicalizzati diverso da quello di 1/60.000, circa 1/90.000 e non poche sono state le segnalazioni di disservizi o problemi di criticità vissute dai cittadini che nei vari territori non vedono garantito il servizio allo stesso modo.

Per esempio: nell’area montana di Modena si è scoperto che diverse postazioni che già erano “irregolari” sul piano organizzativo in quanto prevedevano un medico di guardia medica al posto di un medico di emergenza sono poi state soppresse e sostituite solo con infermieri dotati di procedure standard per tutti i pazienti che venivano soccorsi.

La stessa Regione Emilia Romagna nella DGR 1362 del 2016 aveva previsto che il personale dovesse avere specifici criteri : ““a medici in possesso dell’idoneità all’esercizio dell’attività di emergenza sanitaria territoriali, come previsto all’art. 96 dell’Accordo Collettivo Nazionale per la medicina generale vigente, utilizzando graduatorie aziendali con validità annuale;

Atteso che per consentire la necessaria formazione ed il conseguimento dell’attestato di cui sopra, il cui possesso è requisito indispensabile per lo svolgimento dell’attività di emergenza sanitaria territoriale, sono stati organizzati e svolti, con cadenza regolare, gli specifici corsi in Aziende della Regione Emilia-Romagna, al fine di assicurare la disponibilità di personale medico qualificato per le esigenze del Servizio”

Per la cronaca, e per l’ordine che dovrebbe vigilare, ancora esistono postazioni 118 di Modena ove operano medici di famiglia e guardia medica, e altre di Parma in cui si reclutano medici tramite associazioni ONLUS, tutto questo fuori dal perimetro normativo italiano.

Su Piacenza la situazione è ancora peggiore, si contano complessivamente tre mezzi medicalizzati su tutto il territorio provinciale, montagna compresa e i mezzi infermieristici nelle procedure che potete leggere qui allegate venivano considerati esattamente equivalenti ed equipollenti rispetto i mezzi con composizioni di equipaggio medico-infermiere.

Addirittura veniva previsto che il medico dovesse attenersi alle stesse procedure previste per l’infermiere e che quindi i pazienti dovessero essere trattati in modo standardizzato. Financo l’assessore alla sanità Sergio Venturi della regione Emilia-Romagna rispondendo a questa interrogazione suggeriva l’azienda di Piacenza di evitare di considerare i mezzi infermieristici come equivalenti a quelli medicalizzati e quindi di inviare il mezzo medicalizzato “a pazienti critici”.

A Bologna le procedure apparivano minori in numero e con deleghe inferiori, ma con sostanziali problemi:

  • Gli infermieri sono costretti a eseguire ECG e a valutare autonomamente se inviare il tracciato al cardiologo o meno, davanti a pazienti con dolore toracico o altri quadri che hanno richiesto l’esecuzione dell’esame,
  • In altre procedure addirittura, nonostante i cambiamenti delle raccomandazioni delle Linee guida internazionali, viene imposto, per mancata revisione, che gli infermieri somministrino, per esempio, ossigeno a tutti i pazienti infartuati, contrariamente alle raccomandazioni scientifiche.

L’ Emilia-Romagna è anche la patria dove ha lavorato nell’azienda di Bologna la senatrice Silvestro che oggi si fa tanto portavoce della crescita degli infermieri che in realtà in Emilia-Romagna sono stati sfruttati oltremodo, attribuendo loro compiti e responsabilità contestabili da parte di qualunque assicurazione che dovesse coprire un sinistro e senza mai riconoscere né economicamente né contrattualmente alcuna tutela o garanzia.

In pratica se andiamo a leggere le procedure vediamo che quelle di Piacenza prevedevano veri e propri atti di diagnosi e di terapia e addirittura medici che autorizzavano gli infermieri alla prescrizione e somministrazione di farmaci soggetti a prescrizione medica; talvolta limitativa e specialistica come farmaci stupefacenti anestesiologici.

Leggendo le procedure di Modena emerge chiaramente come la letteratura e il percorso di consenso che è stato svolto per redigere questi atti è decisamente scarso e inadeguato. In alcune procedure addirittura veniva previsto che si attuasse un trattamento o l’altro in funzione di una diagnosi clinica, diagnosi che il personale infermieristico non ha titolo di fare

Ma i cittadini erano consapevoli di essere trattati con farmaci stupefacenti, antiaritmici, antinfiammatori o altro da parte di personale infermieristico?  Perché un conto è l’iniziale gestione di un’emergenza nell’attesa del medico, un altro conto è delegare secondo procedure standard per qualunque tipo di paziente gli stessi trattamenti.

Ogni paziente e’ diverso da un altro, ogni persona un caso, ognuno ha personali terapie che sta assumendo, com’è possibile pensare di poter trattare tutti i pazienti come polli d’allevamento intensivo in batteria? Le Linee Guida Internazionali da cui molte procedure derivano sono LINEE GUIDA, NON PROTOCOLLI. Le Linee guida servono perché ogni medico le adatti poi al singolo caso, alla singola persona che ha davanti. Qui invece, per risparmiare sulla pelle della gente, le emergenze si trattano in modo automatizzato, solo su segni e sintomi. E’ davvero questo ciò che i cittadini italiani vogliono? O piuttosto équipe di professionisti che abbiano mezzi sufficienti ove fare tirocinio, e che abbiano quindi l’expertise adeguata ad applicare le raccomandazioni internazionali, calandole sulla singola persona assistita ?

Le pseudo soluzioni

Come uscire dal caos ?  La regione Emilia-Romagna emette una DGR,  delibera di giunta che crea delle linee guida omogenee per evitare la diversa organizzazione in ogni provincia e di fatto cancella la gran parte dei protocolli esistenti su Modena e su Piacenza e rivede sostanzialmente quelle di Bologna. Di fatto, quindi, si dà ragione agli Ordini dei Medici che avevano contestato la delega di atti medici al personale infermieristico.

Ma non va ancora bene, le linee guida hanno ancora dei problemi, non troppi ma ancora alcuni esistono tanto che la federazione regionale degli ordini dei Medici dell’Emilia Romagna ha emesso un documento comune con il quale comunque esprimeva perplessità rispetto ad alcuni degli algoritmi

Ma chi li aveva elaborati questi algoritmi ? Guarda caso sono stati elaborati da una commissione tecnica all’interno della quale erano presenti buona parte dei dirigenti che sono stati sospesi e che sono stati costretti a rivedere tante delle proprie posizioni.

Insomma: qualcosa di grosso che non andava c’era eccome

 Si consideri inoltre che la regione Emilia-Romagna per almeno una decina d’anni aveva bloccato la formazione dei medici dell’emergenza territoriale proprio perché c’era una visione a direzione “infermiere-centrica” che prevedeva uno spostamento progressivo di attività dal medico all’infermiere e un depauperamento  del patrimonio di medici-infermieri dell’emergenza . 

Era evidente questo atteggiamento, già dal fatto che la direzione regionale del servizio fosse affidata ad un dirigente infermieristico: Marco Vigna, che negli anni pare si sia poco preoccupato di tutte queste questioni per poi passare le redini ad un successore.

Il PD corre ai ripari: l’ Ordine è di sparare contro gli Ordini !

il Collegio IPASVI di Bologna, tramite Pietro Giurdanella, il quale promuove il movimento “noi siamo pronti”, che vuole combattere per l’acquisizione di autonomia professionale nelle procedure infermieristiche avanzate. Leggendo molti dei post e anche dei recenti articoli si capisce che buona parte delle informazioni che vengono presentate al mondo infermieristico sono enormemente manipolate e fuorvianti rispetto alla realtà degli accadimenti e cercano di installare erronee convinzioni nel popolo infermieristico.

Sarebbe interessante iniziare a dire che l’Onorevole Donata Lenzi risulta in un lievissimo conflitto di interessi in quanto il principale sospeso dell’azienda di Bologna, il Dottor Giovanni Gordini risulterebbe con essa imparentato, e pare nemmeno troppo alla lontana.

La regione ovviamente tramite l’On. Donata Lenzi rivendica il fatto che gli ordini non si debbano occupare di programmazione dei servizi sanitari, questione assolutamente reale, senza considerare però il fatto che gli ordini hanno agito su un piano deontologico contestando il fatto che un medico – assunto con concorso proprio in quanto medico – non può emanare atti di delega tipicamente propri della sua professione a figure sanitarie che non abbiano l’abilitazione dello Stato a svolgere tali atti e a svolgere tali funzioni. Insomma si sono dati i superpoteri agli infermieri continuandoli a pagare esattamente come prima! La scusa è sempre quella, i medici non li abbiamo!

 

Ancora più interessante, la regione ha agito facendo modificare il sito del ministero della salute per poi citare la modifica “ad hoc” nelle risposte. Qualcuno se n’è accorto e ha, in tempi non sospetti, pubblicato il “prima” e il “dopo” della pagina del Ministero relativa al 118, confrontandolo con le risposte che la giunta regionale dell’Emilia-Romagna a guida PD forniva agli interroganti.

Infine una lettera del ministero, il quale raramente risponde, è quella che la Regione Emilia-Romagna aveva preparato, preconfezionato in questo continuo balletto tra Venturi Bonaccini Lorenzin e Renzi per cercare di salvare la faccia ed il posteriore.

I cittadini però non sono stupidi ed anche gli infermieri hanno capito che forse, stanno cercando di fregarli, nel silenzio dei (sempre meno) medici dell’emergenza.

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Soldi e Bilanci nella Sanità Privata del Lazio

analisi dei bilanci cliniche private del LazioAbbiamo analizzato 4 società che fanno capo a 9 cliniche private accreditate Colle Cesarano, Gli Annali, Villa Armonia e il Gruppo INI

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1. Partendo da  segnalazioni ricevute sui tagli in busta paga e su continue procedure di licenziamento di molti operatori sanitari, licenziamenti che, assurdamente, avvenivano non appena i gestori di tali cliniche ottenevano l’accreditamento definitivo dalla Regione,  abbiamo cominciato uno studio su alcune Cliniche private riabilitative accreditate dalla Regione Lazio.

2. Su queste strutture ci sono state almeno 13 interrogazioni regionali,  7 interrogazioni parlamentari mentre nel frattempo Zingaretti, ha sempre firmato aumenti di budget e accreditamenti, refrattario alle segnalazioni e ai controlli.

3.  gli imprenditori di strutture private  “autodichiarano” un perenne stato di crisi, promuovendo continue procedure di licenziamento, in alcuni casi con un numero inspiegabile di decessi tra i pazienti.

4.“Seguite i soldi!”. A fronte di controlli insussistenti, abbiamo fatto la cosa più logica, mai fatta da coloro che avrebbero dovuto: verificare l’impiego e l’utilizzo dei fondi pubblici studiando i bilanci.

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Esposto alla Corte dei Conti

 

 

 

 

5. l dati che emergono riguardano l’estro finanziario di questi imprenditori ad utilizzare i soldi della Regione con i quali, anziché garantire l’assistenza,  finanziano altre loro società. In alcuni casi i finanziamenti ricevuti sono addirittura “irreperibili”.

6. “I soldi non bastano mai!”. Dopo il “dirottamento” dei capitali e l’autodichiarazione dello “stato di crisi”, ottengono dalla regione l’autorizzazione a casse integrazioni e contratti di solidarietà con le immancabili omissioni  dei sindacati.

 

 

 

 

 

 

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http://www.massimoenricobaroni.it/wp-content/uploads/2016/12/Relazione-Bilancio-Ini-2014-15.pdf

 

 

Alla Procura Regionale

Integrazione all’Esposto alla Corte dei Conti

 

 

 

Praticamente altri soldi pubblici per pagare una parte di stipendio che è già compresa nelle rette regionali e nel Fondo Sanitario Regionale

7. Sui bilanci, oggetto di studio, si contano oltre 21 MILIONI di euro utilizzati per finanziare società satellite (capitali che non è ben chiaro come, quando e se rientreranno). Il totale del budget annuale, assegnato dalla Regione Lazio alle cliniche esaminate, è di  circa 55 milioni di euro (approssimato per difetto).

 

 

 

 

 

 

 

 

http://www.massimoenricobaroni.it/wp-content/uploads/2016/12/relazione-bilanci-gruppo-INI-3.pdf

8. Contestualmente 900 dipendenti sono stati coinvolti in procedure di cassa integrazione e contratti di solidarietà e, ad oggi, i licenziamenti, in alcune strutture, hanno coinvolto fino ad un terzo del personale in forza.

http://www.massimoenricobaroni.it/wp-content/uploads/2016/12/Relazione-bilanci-Clinica-Gli-Annali.pdf

9. “La Pianta Organica, questa sconosciuta!” A questo punto gli imprenditori sono pronti per l’ultimo atto: umiliare il personale e abbassare definitivamente il costo del lavoro con ripetute e incessanti procedure di licenziamento del personale, dello stesso personale assunto per ottenere l’accreditamento.

http://www.massimoenricobaroni.it/wp-content/uploads/2016/12/Relazione-Bilanci-Clinica-Villa-Armonia.pdf

10. Tutti gli amministratori di queste società facevano parte del Consiglio Direttivo dell’AIOP Lazio (l’Associazione Italiana Ospedalità Privata) la cui presidente è la dr.ssa Jessica Veronica Faroni del Cda del Gruppo INI.

L’ Associazione Italiana Ospedalità Private, è il più importante competitor del Servizio Sanitario Pubblico.

http://www.massimoenricobaroni.it/wp-content/uploads/2016/12/Relazione-Bilanci-Geress-Srl-Colle-Cesarano.pdf


Se uniamo i 10 punti l’immagine è chiara: Un sistema che ad ogni passaggio prevede il controllo di qualcuno. Un controllo che nella migliore delle ipotesi è mancato e che in alcuni casi si è trasformato addirittura in avallo e  copertura. 

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Gruppo INI – Soldi pubblici e sanità privata: Dove sono i soldi?

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Qualcuno mi chiedeva se stesse arrivando la puntata successiva del malaffare sulla Sanità del Lazio.

Visto l’argomento l’attesa è sempre breve rispetto alla morte e alle liste d’attesa alle quali Zingaretti, garante della Salute Pubblica, costringe i malati italiani.

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Liste d’attesa che si liberano come per magia, dato che ogni anno sempre più italiani rinunciano definitivamente a curarsi.

E per i malati cronici?

Parleremo ancora di strutture sanitarie private accreditate, le “clinicarie”, e questa volta di un gruppo che da solo ne conta ben 9 tra Lazio e Abruzzo.

Il gruppo INI ha mille (1000!) posti letto e almeno altrettanti dipendenti.

Gli appassionati del “genere”  si accorgeranno dei comuni segni di riconoscimento con le altre Cliniche trattate fino ad oggi su questo blog, i neofiti non si impressionino è uno schema lineare, definito e di facile comprensione.

Eravamo rimasti agli ingredienti comuni e necessari alla ricetta che garantisce un menù a base di “soldi pubblici”.

Vediamo il menù della Sanità Laziale gestita dal privato e accreditata da Zingaretti:

  1. Regione Lazio; (primo)
  2. ASL di competenza; (secondo)
  3. Sindacati; (contorno)
  4. Crisi Aziendale (supposta).

Chef esperti utilizzano in ricetta la formula “q.b.” (quanto basta) di tutto.
Preparano il piatto e lo gustano comodamente seduti sotto il tendone dell’AIOP Lazio.

Questa volta ci occuperemo della “prova del cuoco” della famiglia Faroni che gestisce il gruppo INI e di Jessica Faroni Presidente Regionale dell’AIOP Lazio. L’Associazione Italiana Ospedalità Privata che rappresenta, su tutto il territorio nazionale, 500 Case di Cura con oltre 53.000 posti letto di cui 45.000 accreditati con il Servizio Sanitario Nazionale.

Le Strutture sanitarie che abbiamo imparato a conoscere, Villa Armonia [2], Gli Annali, Colle Cesarano [2], sono tutte associate all’AIOP e i nomi dei loro gestori, Paolo Rosati, Massimo Forti, Manfredino Genova  sono tutti parte del Direttivo e/o dell’Esecutivo dell’Associazione stessa

Un’inquietante coincidenza, ma per coloro che non credono alle coincidenza il termine  “Associazione” potrebbe far pensare ad un altro tipo di attività.

Tra gli chef non può mancare l’aiuto cuoco, dr. Marco Vincenzi. Pare che sul territorio tiburtino sia il punto di riferimento per il controllo e la cottura dei manicaretti.

Un amico aiuto cuoco serve sempre…

Il caso ha voluto che pochi giorni prima dello scadere del suo mandato da Sindaco di Tivoli, rilasciasse l’autorizzazione  al cambio di destinazione d’uso per una favolosa speculazione edilizia a vantaggio dei Faroni  e secondo un’informativa del Ros dei Carabinieri, risalente al 18 ottobre 2014, allegata all’inchiesta su Mafia Capitale, Marco Vincenzi “ percepisce reddito anche dall’Istituto Neurotraumatologico Italiano Spa”

E che volete? quando la cucina è buona uno si “Associa”, prima assaggia, poi si accomoda e gradisce …

Ma torniamo alla prova del cuoco. Pronti?

Carta, penna e fornelli…seguite con attenzione la ricetta!

Le ASL di competenza sul territorio, dopo i dovuti sopralluoghi, certificano che nelle strutture sanitarie del gruppo, sono rispettati i requisiti minimi previsti dalla legge.  Ma non sempre come vedremo dopo, indagando.

La Regione, al contrario, accredita sempre.

L’equivalente di:  “prendete una pirofila”;

Il 22 luglio 2015 il gruppo INI avvia una procedura di licenziamento collettivo per 496 dipendenti.
Praticamente si vuole dimezzare il costo del personale  e “diliscare la trota”

Il solito funzionario della Regione Lazio, dr. Raffaele Fontana e i sindacalisti della CGIL, CISL e UIL, che sanno come montare la maionese senza farla impazzire, avallano in alternativa ai licenziamenti, un contratto di solidarietà per 802 dipendenti, che prevede fino al 60% in meno delle ore lavorative. “imburrare la pirofila”

“L’intruglio” era già riuscito negli anni precedenti durante i quali  i lavoratori, oltre alla presenza ordinaria sono stati costretti agli straordinari…

Sotto il naso di  Zingaretti a al lezzo di bruciato, la grande certezza: l’accreditamento non si tocca.

Dopotutto qualcuno deve pur tenere il forno acceso e, che volete, se si passa troppo tempo ai fornelli gli odori non si riconoscono più…

Gli chef, intanto, esperti e qualificati, autorizzano l’abbassamento del livello di assistenza del 60% (corrispondente al minor costo per il datore di lavoro che viene pagato dall’INPS, ovvero dai nostri soldi), confermano l’esubero di 496 lavoratori che restano a rischio licenziamento e quando serve sono costretti a fare gli straordinari. Questa è arte culinaria, signori,  destinata alle buone forchette!

La ricetta, sempre ben riuscita, questa volta diventa una frittata indigesta.

Talmente abituati all’équipe solida ed efficiente, all’affidabilità della ricetta della nonna e al forno sempre caldo, che nessuno si è fermato.

Il Gruppo INI, Villa Armonia, Gli Annali, Colle Cesarano, hanno fatto tutti una bella infornata di ghiottonerie con soldi pubblici ma adesso che conosciamo le ricette, gli ingredienti e soprattutto i cuochi, siamo impazienti di vedere cosa rimarrà  dei loro enormi tacchini ripieni.

A marzo del 2016 sul gruppo INI, come per le altre strutture, ho presentato un’interrogazione parlamentare che ha coinvolto il Governo sull’ennesima vicenda dell’ospedalità privata laziale.

Stranamente  la Ministra Beatrice Lorenzin, risponde (evento rarissimo!), affermando che sono state rilevate delle irregolarità a macchia di leopardo su alcune strutture del gruppo INI. Il fumo e l’olezzo di bruciato è talmente forte, che la Ministra non può più ignorarle, ormai è costretta ad ammettere che qualcosa sia irregolare.

A questo quadro dovete aggiungere che il Gruppo INI non risulta aver depositato i bilanci del 2014 e del 2015.
Stanno smantellando il gruppo? Cerchiamo di capire dove finisce, un enorme flusso di denaro pubblico.
La presidente del Lazio della più importante associazione che tutela il privato sanitario in concorrenza con il pubblico è fuori legge.
Non deposita i bilanci da due anni.

Tutta la documentazione disponibile è stata depositata presso la Corte dei Conti per appurare il possibile danno erariale e che trasmetterà alla Procura della Repubblica qualora rilevasse eventuali responsabilità penali.

In tal caso si spegnerà il forno dello sfruttamento del personale nella riabilitazione sanitaria e dello sperpero di denaro pubblico.
Le parole vuote (“io non sapevo…”) del fratello di Montalbano, al contrario, senza un sonoro VAI A CASA! di cittadini indignati,   continueremo a sentirle. [/read] 

 

 

 

 

 

 

 

I Migliori “Annali” di Zingaretti

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Immersa nello spettacolare paesaggio montano del Parco dei Monti simbruini, a Cineto Romano, giace isolata e semisconosciuta una casa di cura: “Gli Annali“.

La trovi solo se sei un appassionato di trekking o un addetto ai lavori di assistenza sanitaria e ci domandiamo come la trovino i pazienti.

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Noi, l’abbiamo scoperta a causa dei legami che ha con la ben più nota Clinica “Colle Cesarano“.

Le magagne sono le stesse, e di fatto sembrano uno schema:

  • Dichiarare lo stato di crisi durante l’accreditamento provvisorio;
  • mettere in cassa integrazione i dipendenti;
  • Licenziare i dipendenti non appena ottenuto l’accreditamento definitivo.

E se lo dicono loro…

L’unica differenza è che questa struttura pesa sui conti della Regione per “soli” 1 Milione e 800 mila euro annui (2 Milioni nel 2013) contro gli oltre 8 milioni della “sorella maggiore”, la Colle Cesarano.

Le similitudini comunque superano le differenze a cominciare dalla proprietà.

La nostra isolata clinica è infatti amministrata dall’Ing. Massimo Forti. Ricordate? Il “Gatto” socio della “VolpeManfredino Genova con il quale condivide l’amministrazione della Colle Cesarano.

La condivisione prosegue nello strano assetto che lega a livello amministrativo le due strutture.

Secondo i bilanci de “gli Annali Srl” la “Colle Cesarano Srl” è una collegata, nei bilanci della “Colle Cesarano Srl” invece, “gli Annali Srl” è una “controllante”.

Differenze da poco verrebbe da dire. Beh… fino ad un certo punto.

A voler essere pignoli  l’Art. 2359 del Codice Civile ci informa che:

[…] i criteri per individuare le società controllate e collegate; tale distinzione è di fondamentale importanza perché in presenza di questi rapporti saranno applicabili le norme relative alla sottoscrizione ed acquisto reciproco di azioni o quote. […].

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le risposte un po’ meno

Come una briciola lasciata nel bosco per trovare la strada di casa, ci lasciamo questa osservazione alle spalle per tornarci più tardi. Il noioso articolo di legge è la chiave di volta di un ragionamento più ampio, quasi uno spunto investigativo…

Nel frattempo soffermiamoci sulle similitudini fra le due strutture, su quello che dicevamo sembrare uno schema.

Seguendo le briciole lungo il sentiero delle similitudini troviamo che entrambe le strutture hanno

  1. dichiarato la crisi aziendale, durante il periodo di accreditamento provvisorio, sostenendo che la Regione avesse tagliato i fondi destinati e che i capitolati normativi di accreditamento fossero costosi;
  2. strumentalizzato l’interpretazione della normativa regionale;
  3. aperto, quasi contemporaneamente, 5 procedure di licenziamento collettivo;
  4. tenuto in cassa integrazione, durante gli anni di accreditamento provvisorio, circa un terzo del personale;
  5. licenziato circa un terzo del personale dipendente, dopo l’accreditamento definitivo;
  6. dirottato i fondi, in alcuni casi, in società controllate o collegate;
  7. ottenuto una dichiarazione di conformità dalla ASL RMG, in maniera illeggittima;
  8. goduto del silenzio di Zingaretti sulle denunce degli Operatori Sanitari e dal solito funzionario regionale.

Otto briciole verso la casa di Marzapane

Peccato che nelle favole italiane, non ci siano né gnomi né folletti. Le nostre favole sono brutali. Non hanno quasi mai un lieto fine. Le fiabe italiane raccontavano della fame e della miseria, dei soprusi e dell’arroganza dei potenti. Erano un modo per insegnare ai figli la vita, un manuale di sopravvivenza, letteralmente.

Non pervenuta.

Gli otto punti sopra elencati ci svelano quanto reale e violenta sia la strega che altri non è se non il volto arrogante del potere inteso come sopruso.

Il danno alla collettività è enorme.

Esso include il licenziamento di 19 persone, che sommate alle 28 di Colle Cesarano fanno 47… famiglie. Una magia, 19 + 28 = circa 150
facendo una media di tre persone  a famiglia.

Gli anni del purgatorio della cassa integrazione, da novembre 2011 a dicembre 2013, indebitamente invocata, è denaro pagato da tutti noi attraverso l’INPS.

Questo il danno, la beffa consiste nella “superficialità” dei controlli, che verrebbe da definire colpevole e collusa negligenza:

Prima fra tutti la modalità con cui è stata dichiarata la situazione di “Crisi Aziendale”, condizione necessaria per accedere alla richiesta degli ammortizzatori sociali. E’ un capolavoro, quasi una magia, l’apice della tensione della favola:

NESSUNO!

L’ASL Roma G, certifica la presenza in organico del personale che serve per ottenere il “bollino” dell’accreditamento definitivo e, immediatamente dopo, la Proprietà licenzia lo stesso personale, dichiarato nella pianta organica, sostenendo che deve adeguarsi alla normativa che è servita per ottenere l’accreditamento!

La ciliegina sulla torta è il modo in cui sono interpretate le norme per l’accreditamento definitivo, cioé la rispondenza alla dizione normativa circa “l’attestazione dei requisiti minimi”!

“Requisiti minimi”… a “Gli Annali” ne hanno applicato una versione personale. Si saranno chiesti: “…quanto possono essere minini questi requisiti?” Verrebbe da urlare: Quanto minimi li volete? Quante “poche” persone servono per garantire 114 posti letto  in Residenza Sanitaria Assistita (RSA)?

La parola “requisiti minimi” non può essere intrepretata, non si può scendere al di sotto del minino stabilito e, soprattutto, non ci si può lamentare presso la regione che il minimo richiesto sia troppo, meno che mai DOPO aver ottenuto l’accreditamento definitivo in base alla rispondenza a quei requisiti.

Lasciamo perdere…

Com’è possibile che i sindacati prima e la Regione poi, abbiano avallato quello che sembra un’enorme partita di giro di soldi pubblici? E l’INPS? Anche per loro tutto a posto? Neanche un controllino della documentazione presentata?

Manco un’occhiata ai bilanci?

Quelli che cambiano da un anno all’altro nei conti de “gli Annali”. Cioé: se chiudi il 2013 alla cifra “X”, quando la riporti nel 2014, non puoi scrivere “Y”.

Lo fanno per davvero, basta leggerli ‘sti benedetti bilanci. Sono depositati presso la Camera di Commercio, sono documenti pubblici.

E’ una norma contabile… si ripete la storia dei “requisiti minimi”, a “gli Annali” sono dei giocherelloni…

Come si dice in latino che stanno “a giocà”? Cum ludere?

Chi dovrebbe controllare, la Regione Lazio e i sindacati? Che fanno? Giocano pure loro?

Colludono?

Di altrettanta levatura la magia contabile / societaria che lega gli Annali alla Colle Cesarano:

Gli Annali è una casa di cura la cui proprietà è equamente suddivisa fra i 2 fratelli e la sorella Forti al 33,3% cadauno.

Una clinica a conduzione familiare…

Massimo Forti amministra in toto questa struttura e al 50%, con Manfredino Genova, la Colle Cesarano.

Tra le due società sussiste un viavai di denaro e partecipazioni nel capitale che non sembrerebbe sottostare a nessuna normativa.

A leggere i bilanci scopri che la “Colle Cesarano” ha prestato UN MILIONE e DUECENTOMILA EURO a “Gli Annali”, nel 2014, quando a causa della propria “crisi aziendale” licenziava i dipendenti.

Nei bilanci de “Gli Annali” lo stesso milione e duecentomila euro non è considerato un debito, ma un aumento di partecipazione in imprese collegate.

Cioé, tu mi presti i soldi con i quali io ti compro…

Gioco? magia? O…

Truffa?

Nel dubbio meglio interrogarsi. [/read]