La lobby degli ordini professionali la fa da padrone anche su Cantone. Che delusione Cantone!

Con la delibera n. 1 del 9 gennaio 2015 Cantone getta un secchio d’acqua gelida sulle speranze che questo paese possa essere diverso.

Il 22 ottobre 2014 chiedemmo a Cantone  di rispondere ad un serie di quesiti in merito all’applicazione della normativa anticorruzione agli ordini professionali, riassunti nelle 10 domande pubblicate sul blog  .

A queste l’ANAC rispose con la  delibera n. 145 del 2014  chiarendo come tutti gli Ordini ed i Collegi professionali siano soggetti all’applicazione delle norme previste sia dalla legge anticorruzione (190 del 2012) che dal decreto legislativo in materia di trasparenza (33 del 2013),  attenendosi ai divieti in tema di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi previsti dal decreto legislativo 39 del 2013.  Tuttavia non ritenne “opportuno entrare nel merito dei singoli casi” da noi denunciati (..)

Subito dopo rispondemmo con una lettera nella quale manifestavamo il nostro apprezzamento per la celeritá della risposta ma ribadimmo sui singoli casi dei parlamentari incompatibili che “nella lettera da noi inviata all’ANAC abbiamo fatto riferimento ad alcuni soggetti, che siedono anche in Parlamento, rispetto ai quali valutiamo esistano gli estremi dell’incompatibilità-inconferibilità di incarichi. La decisione di fare nomi e cognomi non è stata casuale, ma poggia sul principio in base al quale l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha il compito di esprimere le proprie valutazioni anche rispetto ai singoli casi.

Sui singoli casi non ricevemmo ulteriormente risposta alcuna.

Mentre una solerte risposta sul singolo caso è stata data con la sua delibera n. 1 del 9 gennaio 2015  alla nota del presidente dell’Ordine dei Farmacisti nonché senatore della Repubblica circa eventuali profili d’incompatibilità ai sensi del d. lgs 39/2013, nota acquisita dall’ANAC il 7 gennaio 2015 (è stata fornita risposta in soli 2 giorni!).

Le leggi italiane sono spesso liberamente e arbitrariamente interpretabili,  e spesso volutamente non chiare, ma il comma 1 dell’art. 11 del d. lgs 39/2013, come di rado accade, è di una chiarezza stupefacente: “Gli incarichi amministrativi di  vertice  nelle  amministrazioni statali, regionali e locali e gli incarichi di amministratore di ente pubblico di livello nazionale, regionale e locale, sono incompatibili con la carica di Presidente del  Consiglio  dei  ministri,  Ministro, Vice Ministro, sottosegretario di Stato e  commissario  straordinario del Governo di cui all’articolo 11 della legge  23  agosto  1988,  n. 400, o di parlamentare.” L’art 1 del medesimo d. lgs 39/2013  chiarisce alla lettera  l)  che per «incarichi di amministratore di enti pubblici  e  di  enti privati in controllo  pubblico»,  s’intendono gli  incarichi  di  Presidente  con deleghe gestionali dirette, amministratore delegato  e  assimilabili, di altro organo di  indirizzo  delle  attività  dell’ente,  comunque denominato, negli enti pubblici e negli enti di  diritto  privato  in controllo pubblico.

I Presidenti degli ordini professionali in questione hanno poteri gestionali diretti, hanno la rappresentanza legale, hanno potere di spesa, sottoscrivono contratti, fanno delibere a contrarre, firmano mandati di pagamento e firmano reversali d’incasso. Appare opportuno che il dr. Cantone legga con attenzione la legge istitutiva dell’ordine dei farmacisti, dei medici e degli infermieri, ovvero il Dlgs CpS 233/46 e il DPR 221/1950. Così come nell’ambito del potere che gli appartiene sarebbe stato opportuno verificare sui loro siti istituzionali se avessero tali poteri e acquisire agli atti tutta la documentazione utile ad esprimere un parere forse più ponderato.

Appare ovvia la conclusione della sua delibera, peraltro scoordinata dalle premesse e dai considerata, laddove dice che le incompatibilità di senatori  e deputati devono essere accertate dalle giunte delle rispettive camere di appartenenza. E’ chiaro che l’incompatibilità del Senatore è accertata dalla giunta del Senato, ma non già e non solo in base al d.lgs 39/2013 quanto piuttosto in base alla L. 60 del 1953 ed altre. Ed in tal senso su impulso del M5S il Presidente del Senato ha già investito la Giunta.

Ma l’incompatibilità del presidente di un Ordine che, ancorché eletto, assuma anche la carica di AMMINISTRATORE di un ente pubblico e che sia anche parlamentare da chi dovrebbe essere accertata se non dal responsabile dell’anticorruzione presente nell’Ordine e che agisce sulla base del d. lgs 39/2013 e sulla base delle delibere emanate dall’ANAC ovvero da Lei dr. Cantone? Lei dovrebbe vigilare sugli esatti e compiuti adempimenti dei responsabili della prevenzione della corruzione, che in questa maniera non potranno mai rilevare e contestare l’incompatibilità del presidente-amministratore di ente pubblico nonché parlamentare.

La riforma delle professioni sanitarie in discussione al Senato, il DDL Lorenzin neanche accenna a risolvere  questo problema di commistione tra indirizzo politico e gestione   così come non risolve il problema dei revisori dei conti eletti tra gli stessi iscritti all’Albo (medici o infermieri che fanno esercizio abusivo della professione di revisore dei conti).  Ancora compare la figura del tesoriere o del segretario che sono assolutamente in contrasto con la gestione amministrativa che discende dal d. lgs 165/2001. Questa controriforma vuole mantenere gli ordini provinciali nonostante non abbiano la capacità e la struttura adeguata per agire come un ente pubblico e garantire proprio la separazione tra gestione amministrativa e indirizzo politico. La maggior parte degli ordini provinciali non hanno dipendenti amministrativi e praticamente esistono solo le poltrone degli eletti (che evidentemente gestiscono totalmente  anche gli affari amministrativi ed economici, nonostante siano medici o infermieri);

E’ stata data indicazione agli ordini provinciali di nominare il responsabile dell’anticorruzione tra i componenti degli organi d’indirizzo politico-amministrativo, consapevoli che è fuori da ogni logica e norma di legge (controllati e controllori appassionatamente insieme) e al di fuori della obbligatoria separazione tra poteri gestionali e poteri politici.

La Federazione nazionale dei Farmacisti cui è indirizzata la sua delibera del 9 gennaio,  nonostante abbia un direttore generale che guadagna oltre € 200.000,00 l’anno, ha nominato come responsabile dell’anticorruzione un componente dell’indirizzo politico-amministrativo!

Questa storia è nata anche su impulso di una povera infermiera colpita da un procedimento disciplinare sollecitato dalla presidente/senatrice che oltre ad avere poteri gestionali ha anche un potere disciplinare che ha tentato di usare solo perché questa povera infermiera chiedeva più trasparenza e la risoluzione delle incompatibilità.

Questa storia è nata perché riteniamo stupefacente che un parlamentare possa risiedere contemporaneamente in altre 17 poltrone.

Questa storia è nata perché riteniamo che le lobby (alcuni veri e propri massoni) e gli interessi specifici non debbano godere di privilegi speciali contro gli interessi della collettività. Sono stati presentati diversi emendamenti, prefigurando addirittura un abuso d’ufficio, proprio da quei senatori/presidenti e con il precipuo vantaggio di aumentare la durata della loro carica da 3 a 4 anni oppure di derogare proprio alle norme sulla trasparenza e sull’anticorruzione. Vogliono norme ad hoc e lo dichiarano nelle aule del parlamento, ignari che LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI!

Questa è la storia d’Italia che non vuole risolvere la corruzione e non vuole prevenirla, non vuole affrontare il problema del conflitto d’interessi, delle incompatibilità, della prescrizione, del falso in bilancio. Questa è la storia di questo triste paese che vuole la povera gente colpita da procedimenti disciplinari o denunce ma vuole i frodatori liberi di rubare.

Il 14 gennaio si riunisce la giunta delle elezioni del Senato e si riunisce anche la camera di consiglio del TAR di Roma cui l’ordine forense ha fatto ricorso proprio avverso la sua delibera n. 145/2014.

Questa sua nuova delibera rabbuia la serenità di questi prossimi giudicati.

Rabbuia noi e tutti coloro che speravano in lei dr. Cantone. Credevamo che la sua presenza rendesse possibile cambiare questo paese. Siamo sconcertati e sconfortati.

PER APPROFONDIRE

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