La Carriola

Caro cittadino, io non ci casco

La Carriola dei parenti di Di Maio

È faticoso richiamare l’Opera solo a parole perché essa è fatta di azioni per uscire dalle tenebre. Ve ne era una di carriola abbandonata dietro la rete metallica, da anni, coi manubri in fuori come corna enormi, a guardia di un tempio.

Il Tempio era fatto di materiale di rimessa, che nessuno avrebbe dovuto trovare, ma di cui tutti in paese sapevano.

Desideravo ardentemente che quell’area, così privata eppure così pubblica, fosse sottratta al suo inquinamento rugginoso, che la vista trovasse pace in una natura senza ingombri.

Inviai quindi un quadricottero volante, come un terzo occhio, che confermò i miei più atroci dubbi.

Quando iniziarono le indagini fui sconvolto, l’area bonificata e la carriola portata via.

Non bastava, volevo che la carriola divenisse un simbolo del contrasto all’inquinamento ambientale.

Intendevo far fissare a tutti lo sguardo sull’atto di un sequestro (la carriola è stata usata per cercare di scarriolare rifiuti, volevano portarci via tutti, che Dio li maledica!).

Per allestire l’Opera di restaurazione invito tutti a segnalare altri terreni, di altri parenti, di altri Ministri 5 Stelle, come quelli di Luigi Di Maio!

Con una carriola nascosta nel buio.

#UnaCarriolaNelBuio
#IoNonCiCasco

L’Anticorruzione dichiara incompatibile il Sindaco di Gaeta, Cosimo Mitrano

Segnalazione Gaeta

COMUNICATO STAMPA – Una segnalazione all’Autorità Nazionale Anticorruzione ha sollecitato un controllo sulle cariche di Cosimo  Mitrano, Sindaco di Gaeta nel Lazio, confermando la violazione della normativa in materia di prevenzione alla corruzione.

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L’ANAC infatti richiama il primo cittadino del comune nella provincia Agro Pontina a seguito della segnalazione fatta il 15 marzo 2017 dal Portavoce in parlamento dott. Massimo Enrico Baroni e fa luce sull’incompatibilità degli incarichi pubblici che ricopre e ha ricoperto per anni, contemporaneamente in qualità di dirigente del settore Bilancio e finanze dal 2005 presso il Comune di Fondi (Latina), e  Sindaco di Gaeta dal 2012.

Possiamo dire di aver compiuto un nuovo passo in avanti nella lotta agli sprechi, in difesa della trasparenza e contro la corruzione nel settore pubblico.

E’ doveroso citare altre funzioni che nel tempo Mitrano ha svolto nella pubblica amministrazione, tra cui Componente del Comitato portuale dell’Autorità Portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, Commissario straordinario dell’Ente Parco Regionale Riviera di Ulisse fino al 2013 e candidato alla presidenza della provincia di Latina alle elezioni amministrative del 2014.

L’ANAC ha spiegato che: “Alla luce di quanto rappresentato, la fattispecie esaminata è annoverabile nell’ipotesi di incompatibilità di cui l’art. 12 comma 4 lett. b) del d.lgs. n. 39/2013”.

Mitrano ha tentato di uscire dall’impaccio presentando un’autocertificazione in cui dichiarava di non trovarsi in una situazione di incompatibilità,  e  in vista della campagna elettorale per le amministrative del 2017 ha presentato una richiesta di aspettativa non retribuita al comune di Fondi.

L’ANAC ha rigettato i banali tentativi messi in atto da Mitrano,  che ora dovrà optare obbligatoriamente entro 15 giorni per uno dei due incarichi  e richiedere l’aspettativa per incompatibilità  ai sensi dell’art. 19 c. 2 del D Lgs 39/2013 nel quale non sono contemplati i “motivi personali”  evocati dal sindaco. I motivi sono pubblici e ci riserviamo la facoltà di esporre la questione presso la Corte dei Conti del Lazio per sancire se dal 2012 ad oggi non vi sia stato danno erariale per una o entrambe le amministrazioni della provincia di Latina.

Quando i cittadini, in questo caso il Meetup “Amici di Beppe Grillo di Fondi” non mollano e fanno sentire la loro voce partecipando  attivamente alla vita pubblica, cambiano il corso della storia.

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Storie incredibili nella Regione Lazio.

Fino al 2003 gli adolescenti del Lazio con importanti disagi psichici, non trovavano accoglienza nella propria regione a causa di un vuoto normativo. La Regione Lazio non aveva infatti recepito la normativa nazionale e quindi inviava lontano dalle proprie famiglie i minori a cui necessitava un trattamento specialistico di tipo comunitario.

Finalmente un gruppo di specialisti e agguerriti pionieri, propose di aprire a Roma una piccola struttura, la “Eimì” per la cura residenziale dei minori adolescenti con patologie psichiche. 

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I primi utenti accolti furono proprio quelli precedentemente inviati in strutture fuori dalla Regione Lazio, che desideravano stare più vicini al loro luogo di provenienza.

Mentre perdurava il vuoto normativo, la Comunità Eimì venne definita: “Centro di Riabilitazione” con la specifica tipologia di prestazione assistenziale della “disabilità psichica per adolescenti in senso psicopatologico”, come scritto nella determina di autorizzazione.

Quando anche la Regione Lazio emise la normativa sulle Comunità per adolescenti, recependo l’indirizzo nazionale, esse vennero denominate con l’acronimo “SRTRe per adolescenti”, ovvero “Strutture Residenziali Terapeutiche Riabilitative estensive per adolescenti”.

L’Eimi, nel 2013, in coincidenza con l’emanazione del fabbisogno assistenziale per i minori con disturbo psichico compare all’interno di uno specifico BUR come unica struttura per 10 p.l. nel territorio dell’ASL RM B, già denominata appunto SRTRe per adolescenti.

Successivamente sempre dalla Regione sono state emanate le normative per l’accreditamento, titolo obbligatorio per continuare ad operare.

A questo punto accade qualcosa che ha dell’incredibile.

La Eimì chiede l’accreditamento come SRTRe e sollecita i sopralluoghi per la verifica. La competente ASL RM 2 si accerta dell’effettivo setting assistenziale, redige la relazione e dichiara che la Eimi tratta effettivamente solamente ed unicamente pazienti adolescenti con disturbo psichico. Stranamente la relazione dell’ASL viene ignorata dalla Regione che rigetta l’istanza di accreditamento richiesto.

Inoltre:

L’ufficio Area Autorizzazioni/Accreditamenti non riconosce il BUR nel quale il riferimento alla Eimì è chiaro. Afferma che la Struttura tratta un’altra tipologia assistenziale come se gli utenti con “disabilità psichica intesa in senso psicopatologico”, fossero altra cosa rispetto ai pazienti delle Comunità Terapeutiche per adolescenti che accolgono appunto minori con disturbi psichici o patologia psichiatrica;

chiede all’Eimi di rifare ex novo una domanda di autorizzazione con consequenziale chiusura della struttura ignorando i 14 anni di attività precedente e gli invii fatti in quegli anni dalle ASL di competenza.

Ci si chiede:

le ASL dove  invieranno i pazienti? I pazienti già in carico alla Eimì, se la situazione continua a non essere risolta, dove andranno?

E qui il capolavoro:

Allo stato le uniche strutture comunitarie riconosciute e accreditate sono le ex Cliniche /Case di Cura psichiatriche che hanno riconvertito alcuni posti letto per i minori e che hanno preso il nome di SRTRe per adolescenti, non avendo né una mission, né personale formato per questo delicato settore.

Quindi  per la Eimì se ne fa una questione meramente nominalistica nonostante  la tipologia assistenziale sia sempre stata la stessa,  ma questo non va bene!

Le “ex Cliniche”  che hanno cambiato la tipologia di utenza inserendo per l’appunto anche i minori, Strutture i cui ambienti sono più vicini ad ambienti di tipo ospedaliero, vengono  accreditate come SRTRe , ma qui la sostanza non conta!

Se ne deduce che :

la struttura pioniera nel Lazio, che ha fatto scuola in un settore così specifico e delicato, che garantisce un ambiente “familiare” e dove all’interno si usufruisce di interventi specialistici, rischia di chiudere;

le ex Cliniche/Case di cura psichiatriche per adulti che hanno convertito i posti letto per i minori rinominandole Comunità Terapeutiche (SRTRe) – con un’impostazione storica di tipo ospedaliero e che di comunità propriamente dette (strutture sanitarie “democratiche” con ambienti familiari) non hanno nulla – eroghino questo servizio in un contesto inadatto.

Nel frattempo :

La direzione generale di una ASL di una utente dell’Eimì ha convocato i genitori dicendo loro di dover spostare la figlia dalla Comunità, perchè non ancora accreditata, informandoli di doverla inserire in una ex Clinica (ora accreditata come Comunità), oppure in mancanza di posto, addirittura fuori Regione. In un altra ASL una paziente tarda ad entrare nonostante i tecnici della stessa azienda abbiano individuato nella Eimì la struttura più adatta per fornire una risposta di cura, perché la Direzione, per la mancanza dell’accreditamento, ne blocca l’ingresso;

la Eimi che cura un fabbisogno crescente negli ultimi anni di grave malessere adolescenziale , non riesce ad ottenere l’accreditamento a vantaggio di ex Cliniche quasi a voler concepire la residenzialità solo ed esclusivamente a discapito di strutture comunitarie pur sempre sanitarie ma ad impostazione familiare e non prettamente ospedaliere;

per fare chiarezza su risposte tardive , contraddittorie, illogiche si è dovuti ricorrere al Tar con conseguente  esborso di denaro da prescrivere alla Regione ;

una struttura operante da 14 anni e presa come modello a livello nazionale per ricerche, risultati, diffusione teorica e che ha trovato sempre il riconoscimento da parte di utenti, familiari ed ASL senza essere mai incorsa in censure o ammonimenti di alcun genere, oggi viene “sorpassata” da altri competitor con la minaccia addirittura di chiudere;

fa riflettere come, ancora oggi , diversi tecnici delle ASL del Lazio, continuino, certamente con enorme difficoltà, a fronte degli indirizzi regionali, ad inviare utenti presso la Struttura Eimi. Conoscono e hanno visto, negli anni, come si lavora all’interno di questa Comunità e la ritengono idonea e adeguata per una tipologia di utenza così particolare e delicata e che è sempre stata in linea con l’autorizzazione ricevuta.

Quindi perché ma soprattutto

… cui prodest ?

 

Giriamo la domanda al ministero della Salute e al suo Commissario ad acta, un po’ duro d’orecchi, Nicola Zingaretti, nella forma di due interrogazioni firmate da oltre 10 deputati della Repubblica:

30-gennaio

Interrogazione a risposta scritta 4-15850 del 08 marzo 2017

08 marzo

Interrogazione a risposta scritta 4-15390 del 30 gennaio 2017

 

 

 

 

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(altro…)

Gruppo INI – Soldi pubblici e sanità privata: Dove sono i soldi?

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Qualcuno mi chiedeva se stesse arrivando la puntata successiva del malaffare sulla Sanità del Lazio.

Visto l’argomento l’attesa è sempre breve rispetto alla morte e alle liste d’attesa alle quali Zingaretti, garante della Salute Pubblica, costringe i malati italiani.

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Liste d’attesa che si liberano come per magia, dato che ogni anno sempre più italiani rinunciano definitivamente a curarsi.

E per i malati cronici?

Parleremo ancora di strutture sanitarie private accreditate, le “clinicarie”, e questa volta di un gruppo che da solo ne conta ben 9 tra Lazio e Abruzzo.

Il gruppo INI ha mille (1000!) posti letto e almeno altrettanti dipendenti.

Gli appassionati del “genere”  si accorgeranno dei comuni segni di riconoscimento con le altre Cliniche trattate fino ad oggi su questo blog, i neofiti non si impressionino è uno schema lineare, definito e di facile comprensione.

Eravamo rimasti agli ingredienti comuni e necessari alla ricetta che garantisce un menù a base di “soldi pubblici”.

Vediamo il menù della Sanità Laziale gestita dal privato e accreditata da Zingaretti:

  1. Regione Lazio; (primo)
  2. ASL di competenza; (secondo)
  3. Sindacati; (contorno)
  4. Crisi Aziendale (supposta).

Chef esperti utilizzano in ricetta la formula “q.b.” (quanto basta) di tutto.
Preparano il piatto e lo gustano comodamente seduti sotto il tendone dell’AIOP Lazio.

Questa volta ci occuperemo della “prova del cuoco” della famiglia Faroni che gestisce il gruppo INI e di Jessica Faroni Presidente Regionale dell’AIOP Lazio. L’Associazione Italiana Ospedalità Privata che rappresenta, su tutto il territorio nazionale, 500 Case di Cura con oltre 53.000 posti letto di cui 45.000 accreditati con il Servizio Sanitario Nazionale.

Le Strutture sanitarie che abbiamo imparato a conoscere, Villa Armonia [2], Gli Annali, Colle Cesarano [2], sono tutte associate all’AIOP e i nomi dei loro gestori, Paolo Rosati, Massimo Forti, Manfredino Genova  sono tutti parte del Direttivo e/o dell’Esecutivo dell’Associazione stessa

Un’inquietante coincidenza, ma per coloro che non credono alle coincidenza il termine  “Associazione” potrebbe far pensare ad un altro tipo di attività.

Tra gli chef non può mancare l’aiuto cuoco, dr. Marco Vincenzi. Pare che sul territorio tiburtino sia il punto di riferimento per il controllo e la cottura dei manicaretti.

Un amico aiuto cuoco serve sempre…

Il caso ha voluto che pochi giorni prima dello scadere del suo mandato da Sindaco di Tivoli, rilasciasse l’autorizzazione  al cambio di destinazione d’uso per una favolosa speculazione edilizia a vantaggio dei Faroni  e secondo un’informativa del Ros dei Carabinieri, risalente al 18 ottobre 2014, allegata all’inchiesta su Mafia Capitale, Marco Vincenzi “ percepisce reddito anche dall’Istituto Neurotraumatologico Italiano Spa”

E che volete? quando la cucina è buona uno si “Associa”, prima assaggia, poi si accomoda e gradisce …

Ma torniamo alla prova del cuoco. Pronti?

Carta, penna e fornelli…seguite con attenzione la ricetta!

Le ASL di competenza sul territorio, dopo i dovuti sopralluoghi, certificano che nelle strutture sanitarie del gruppo, sono rispettati i requisiti minimi previsti dalla legge.  Ma non sempre come vedremo dopo, indagando.

La Regione, al contrario, accredita sempre.

L’equivalente di:  “prendete una pirofila”;

Il 22 luglio 2015 il gruppo INI avvia una procedura di licenziamento collettivo per 496 dipendenti.
Praticamente si vuole dimezzare il costo del personale  e “diliscare la trota”

Il solito funzionario della Regione Lazio, dr. Raffaele Fontana e i sindacalisti della CGIL, CISL e UIL, che sanno come montare la maionese senza farla impazzire, avallano in alternativa ai licenziamenti, un contratto di solidarietà per 802 dipendenti, che prevede fino al 60% in meno delle ore lavorative. “imburrare la pirofila”

“L’intruglio” era già riuscito negli anni precedenti durante i quali  i lavoratori, oltre alla presenza ordinaria sono stati costretti agli straordinari…

Sotto il naso di  Zingaretti a al lezzo di bruciato, la grande certezza: l’accreditamento non si tocca.

Dopotutto qualcuno deve pur tenere il forno acceso e, che volete, se si passa troppo tempo ai fornelli gli odori non si riconoscono più…

Gli chef, intanto, esperti e qualificati, autorizzano l’abbassamento del livello di assistenza del 60% (corrispondente al minor costo per il datore di lavoro che viene pagato dall’INPS, ovvero dai nostri soldi), confermano l’esubero di 496 lavoratori che restano a rischio licenziamento e quando serve sono costretti a fare gli straordinari. Questa è arte culinaria, signori,  destinata alle buone forchette!

La ricetta, sempre ben riuscita, questa volta diventa una frittata indigesta.

Talmente abituati all’équipe solida ed efficiente, all’affidabilità della ricetta della nonna e al forno sempre caldo, che nessuno si è fermato.

Il Gruppo INI, Villa Armonia, Gli Annali, Colle Cesarano, hanno fatto tutti una bella infornata di ghiottonerie con soldi pubblici ma adesso che conosciamo le ricette, gli ingredienti e soprattutto i cuochi, siamo impazienti di vedere cosa rimarrà  dei loro enormi tacchini ripieni.

A marzo del 2016 sul gruppo INI, come per le altre strutture, ho presentato un’interrogazione parlamentare che ha coinvolto il Governo sull’ennesima vicenda dell’ospedalità privata laziale.

Stranamente  la Ministra Beatrice Lorenzin, risponde (evento rarissimo!), affermando che sono state rilevate delle irregolarità a macchia di leopardo su alcune strutture del gruppo INI. Il fumo e l’olezzo di bruciato è talmente forte, che la Ministra non può più ignorarle, ormai è costretta ad ammettere che qualcosa sia irregolare.

A questo quadro dovete aggiungere che il Gruppo INI non risulta aver depositato i bilanci del 2014 e del 2015.
Stanno smantellando il gruppo? Cerchiamo di capire dove finisce, un enorme flusso di denaro pubblico.
La presidente del Lazio della più importante associazione che tutela il privato sanitario in concorrenza con il pubblico è fuori legge.
Non deposita i bilanci da due anni.

Tutta la documentazione disponibile è stata depositata presso la Corte dei Conti per appurare il possibile danno erariale e che trasmetterà alla Procura della Repubblica qualora rilevasse eventuali responsabilità penali.

In tal caso si spegnerà il forno dello sfruttamento del personale nella riabilitazione sanitaria e dello sperpero di denaro pubblico.
Le parole vuote (“io non sapevo…”) del fratello di Montalbano, al contrario, senza un sonoro VAI A CASA! di cittadini indignati,   continueremo a sentirle. [/read] 

 

 

 

 

 

 

 

I Migliori “Annali” di Zingaretti

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Immersa nello spettacolare paesaggio montano del Parco dei Monti simbruini, a Cineto Romano, giace isolata e semisconosciuta una casa di cura: “Gli Annali“.

La trovi solo se sei un appassionato di trekking o un addetto ai lavori di assistenza sanitaria e ci domandiamo come la trovino i pazienti.

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Noi, l’abbiamo scoperta a causa dei legami che ha con la ben più nota Clinica “Colle Cesarano“.

Le magagne sono le stesse, e di fatto sembrano uno schema:

  • Dichiarare lo stato di crisi durante l’accreditamento provvisorio;
  • mettere in cassa integrazione i dipendenti;
  • Licenziare i dipendenti non appena ottenuto l’accreditamento definitivo.

E se lo dicono loro…

L’unica differenza è che questa struttura pesa sui conti della Regione per “soli” 1 Milione e 800 mila euro annui (2 Milioni nel 2013) contro gli oltre 8 milioni della “sorella maggiore”, la Colle Cesarano.

Le similitudini comunque superano le differenze a cominciare dalla proprietà.

La nostra isolata clinica è infatti amministrata dall’Ing. Massimo Forti. Ricordate? Il “Gatto” socio della “VolpeManfredino Genova con il quale condivide l’amministrazione della Colle Cesarano.

La condivisione prosegue nello strano assetto che lega a livello amministrativo le due strutture.

Secondo i bilanci de “gli Annali Srl” la “Colle Cesarano Srl” è una collegata, nei bilanci della “Colle Cesarano Srl” invece, “gli Annali Srl” è una “controllante”.

Differenze da poco verrebbe da dire. Beh… fino ad un certo punto.

A voler essere pignoli  l’Art. 2359 del Codice Civile ci informa che:

[…] i criteri per individuare le società controllate e collegate; tale distinzione è di fondamentale importanza perché in presenza di questi rapporti saranno applicabili le norme relative alla sottoscrizione ed acquisto reciproco di azioni o quote. […].

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le risposte un po’ meno

Come una briciola lasciata nel bosco per trovare la strada di casa, ci lasciamo questa osservazione alle spalle per tornarci più tardi. Il noioso articolo di legge è la chiave di volta di un ragionamento più ampio, quasi uno spunto investigativo…

Nel frattempo soffermiamoci sulle similitudini fra le due strutture, su quello che dicevamo sembrare uno schema.

Seguendo le briciole lungo il sentiero delle similitudini troviamo che entrambe le strutture hanno

  1. dichiarato la crisi aziendale, durante il periodo di accreditamento provvisorio, sostenendo che la Regione avesse tagliato i fondi destinati e che i capitolati normativi di accreditamento fossero costosi;
  2. strumentalizzato l’interpretazione della normativa regionale;
  3. aperto, quasi contemporaneamente, 5 procedure di licenziamento collettivo;
  4. tenuto in cassa integrazione, durante gli anni di accreditamento provvisorio, circa un terzo del personale;
  5. licenziato circa un terzo del personale dipendente, dopo l’accreditamento definitivo;
  6. dirottato i fondi, in alcuni casi, in società controllate o collegate;
  7. ottenuto una dichiarazione di conformità dalla ASL RMG, in maniera illeggittima;
  8. goduto del silenzio di Zingaretti sulle denunce degli Operatori Sanitari e dal solito funzionario regionale.

Otto briciole verso la casa di Marzapane

Peccato che nelle favole italiane, non ci siano né gnomi né folletti. Le nostre favole sono brutali. Non hanno quasi mai un lieto fine. Le fiabe italiane raccontavano della fame e della miseria, dei soprusi e dell’arroganza dei potenti. Erano un modo per insegnare ai figli la vita, un manuale di sopravvivenza, letteralmente.

Non pervenuta.

Gli otto punti sopra elencati ci svelano quanto reale e violenta sia la strega che altri non è se non il volto arrogante del potere inteso come sopruso.

Il danno alla collettività è enorme.

Esso include il licenziamento di 19 persone, che sommate alle 28 di Colle Cesarano fanno 47… famiglie. Una magia, 19 + 28 = circa 150
facendo una media di tre persone  a famiglia.

Gli anni del purgatorio della cassa integrazione, da novembre 2011 a dicembre 2013, indebitamente invocata, è denaro pagato da tutti noi attraverso l’INPS.

Questo il danno, la beffa consiste nella “superficialità” dei controlli, che verrebbe da definire colpevole e collusa negligenza:

Prima fra tutti la modalità con cui è stata dichiarata la situazione di “Crisi Aziendale”, condizione necessaria per accedere alla richiesta degli ammortizzatori sociali. E’ un capolavoro, quasi una magia, l’apice della tensione della favola:

NESSUNO!

L’ASL Roma G, certifica la presenza in organico del personale che serve per ottenere il “bollino” dell’accreditamento definitivo e, immediatamente dopo, la Proprietà licenzia lo stesso personale, dichiarato nella pianta organica, sostenendo che deve adeguarsi alla normativa che è servita per ottenere l’accreditamento!

La ciliegina sulla torta è il modo in cui sono interpretate le norme per l’accreditamento definitivo, cioé la rispondenza alla dizione normativa circa “l’attestazione dei requisiti minimi”!

“Requisiti minimi”… a “Gli Annali” ne hanno applicato una versione personale. Si saranno chiesti: “…quanto possono essere minini questi requisiti?” Verrebbe da urlare: Quanto minimi li volete? Quante “poche” persone servono per garantire 114 posti letto  in Residenza Sanitaria Assistita (RSA)?

La parola “requisiti minimi” non può essere intrepretata, non si può scendere al di sotto del minino stabilito e, soprattutto, non ci si può lamentare presso la regione che il minimo richiesto sia troppo, meno che mai DOPO aver ottenuto l’accreditamento definitivo in base alla rispondenza a quei requisiti.

Lasciamo perdere…

Com’è possibile che i sindacati prima e la Regione poi, abbiano avallato quello che sembra un’enorme partita di giro di soldi pubblici? E l’INPS? Anche per loro tutto a posto? Neanche un controllino della documentazione presentata?

Manco un’occhiata ai bilanci?

Quelli che cambiano da un anno all’altro nei conti de “gli Annali”. Cioé: se chiudi il 2013 alla cifra “X”, quando la riporti nel 2014, non puoi scrivere “Y”.

Lo fanno per davvero, basta leggerli ‘sti benedetti bilanci. Sono depositati presso la Camera di Commercio, sono documenti pubblici.

E’ una norma contabile… si ripete la storia dei “requisiti minimi”, a “gli Annali” sono dei giocherelloni…

Come si dice in latino che stanno “a giocà”? Cum ludere?

Chi dovrebbe controllare, la Regione Lazio e i sindacati? Che fanno? Giocano pure loro?

Colludono?

Di altrettanta levatura la magia contabile / societaria che lega gli Annali alla Colle Cesarano:

Gli Annali è una casa di cura la cui proprietà è equamente suddivisa fra i 2 fratelli e la sorella Forti al 33,3% cadauno.

Una clinica a conduzione familiare…

Massimo Forti amministra in toto questa struttura e al 50%, con Manfredino Genova, la Colle Cesarano.

Tra le due società sussiste un viavai di denaro e partecipazioni nel capitale che non sembrerebbe sottostare a nessuna normativa.

A leggere i bilanci scopri che la “Colle Cesarano” ha prestato UN MILIONE e DUECENTOMILA EURO a “Gli Annali”, nel 2014, quando a causa della propria “crisi aziendale” licenziava i dipendenti.

Nei bilanci de “Gli Annali” lo stesso milione e duecentomila euro non è considerato un debito, ma un aumento di partecipazione in imprese collegate.

Cioé, tu mi presti i soldi con i quali io ti compro…

Gioco? magia? O…

Truffa?

Nel dubbio meglio interrogarsi. [/read]

Lega Nord e AIFA, dimmi che nomina vuoi e ti dirò che Ruspa sei…

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La mania di  fare carriera una volta indagato e accaparrarsi poltrone è nel metodo della Lega Nord, uno dei partiti alleati storici di Berlusconi, il pluricondannato.

La Kasta si accomoda sempre di più nelle poltrone pubbliche e vi pare che potesse mancare l’AIFA?

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L’Agenzia Italiana del Farmaco  autorizza, controlla i farmaci immessi sul mercato in Italia, ne garantisce la loro qualità, la loro sicurezza, e il giusto prezzo di mercato per il SSN.

La Lega Nord ci vuole tenere  mani e piedi all’interno di questa Agenzia che ha dimostrato di non essere una agenzia di controllo diretta negli interessi dei cittadini ma di interessi altri, in grave assenza di trasparenza.

In Italia il settore farmaceutico muove 26 miliardi di euro e, a nostro avviso, la gestione dell’AIFA si è dimostrata distorta.

Il Movimento 5 Stelle, già da febbraio di quest’anno, ha messo al corrente la Procura di Roma e l’Antitrust di una “manovrina” dell’AIFA che aggira le norme sulla concorrenza,  avvantaggiando di fatto una società farmaceutica e  non i conti pubblici.

Le nostre proposte non mancano, fermare i “favori ai big Pharma” abbattendo  il costo della spesa farmaceutica  avrebbe fatto risparmiare 600 milioni di euro l’anno al Sistema Sanitario Nazionale.

La notizia dei “rebus degli incarichi sospetti” è quella sull’ennesima nomina di un indagato che tramite  interrogazioni parlamentari abbiamo denunciato e giri di valzer tra tecnici e politici.

Il sistema piace tanto al  leader del partito Salvini che ha una ruspa per tutto mentre ha il tappeto rosso per i suoi rappresentanti indagati da piazzare.

Tra un delirio e l’altro di Salvini non vorremmo scordarci della “carriera” del braccio destro di Maroni, il dr. Massimo Garavaglia, nominato il 26 maggio 2016, con atto della Presidenza del Consiglio, nuovo membro del consiglio di amministrazione dell’AIFA.

Il caro Garavaglia, forte di un indagine a suo carico in corso, riesce a cumulare ben tre incarichi nazionali: coordinatore degli assessori alle Finanze delle Regioni, presidente del Comitato di settore-sanità e membro del Cda Aifa. Mica male per un indagato.

Il nuovo membro dell’AIFA infatti è indagato per  turbativa d’asta e abuso d’ufficio, e da gennaio 2016 ha ricevuto un rinvio a giudizio dalla Procura di Milano.

Il procedimento è allacciato ad un altro processo già in corso che ha portato agli arresti domiciliari l’assessore regionale alla sanità lombarda Mario Mantovani famoso in un intercettazioni per presunte mazzette da 500 euro nascoste nel freezer.

Dovevano dirlo che il vero progetto è riempire il  “carroccio” di personaggi allineati con lo stesso sistema che fanno finta di combattere. Si alleano, colludono e fanno sermoni per convincere d’essere diversi.

Sarà il caso di ricordare ai  “Signori” che coprono polticamente i loro indagati, che i gesti di semplice “etica” non sono elementi accessori nella classe Dirigente.

 

affariitaliani.it

assistsanita.it

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