Il posto dove parlano gli occhi

Michele Serra è un convinto fautore del determinismo sociale. Educazione e regole dipendono dal ceto sociale. Per Berlusconi invece i grillini posso andare a pulire i cessi.

Michele Serra è un convinto fautore del determinismo sociale. Educazione e regole dipendono dal ceto sociale. Per Berlusconi invece “i grillini possono andare a pulire i cessi”.

Ieri ho provato quella sensazione di déjàVu grazie a Michele Serra e a Silvio Berlusconi. Li vedo vicini, come in quella figura in bianco e nero con due visi di profilo che si guardano l’un l’altro. Ma se riesci a sfocare la vista vedi invece un trionfale candelabro che li unisce.

Il DejaVù è questo: siamo in pieni anni ‘90, ero ventenne: il giornale “La Repubblica” antiberlusconiano, Michele Serra che scrive su quel giornale, il più letto d’Italia (perchè si rivolge al popolo – sic!); Berlusconi che accusa chiunque si opponga di essere dei morti di fame e di avere invidia sociale. Vent’anni dopo è tutto uguale. Solo che adesso gli obiettivi degli attacchi dell’invidia sociale per Serra sono la “borghesia”, in cui evidentemente, ha trovato la sua zona di comfort, mentre per lo psiconano sono rivolti a se medesimo, ovviamente.

“E’ già ieri” come recitava il titolo del film di Antonio Albanese che ogni giorno riviveva sempre lo stesso giorno.

Ieri, Michele Serra, da bravo pedagogo, criminologo e sociologo, buttava nel cesso (che noi, in quanto “grillini”, andremo a pulire, così come abbiamo già fatto ai cessi di Montecitorio, ripuliti dai conflitti d’interesse, dai lobbisti, dagli sprechi, e dalle norme “ad castam” destinate a politici al servizio dell’editore De Benedetti e di B.) gli studi di un altro Serra molto meno famoso, tale Carlo Serra, che insieme ad altri professori come Gaetano De Leo, deceduto nel 2006, e a Patrizia Patrizi – la cosiddetta “Scuola di Roma” – hanno formato migliaia e migliaia di psicologi e sociologi in Italia, e hanno totalmente cambiato il paradigma di attribuzione di responsabilità e della devianza.

 

O vedi un candelabro oppure vedi due facce che si guardano. Michele Serra e Berlusconi sono riusciti a esprimersi in maniera violentissima e sincronizzati tra loro.

Il “candelabro borghese” di Michele Serra. O vedi un candelabro oppure vedi due facce che si guardano. Michele Serra e Berlusconi sono riusciti a esprimersi in maniera violentissima e sincronizzati tra loro, come due facce della stessa medaglia

 

Il “costruzionismo radicale” e il “determinismo sociale”, tanto in voga negli Stati Uniti e in Europa, hanno totalmente individualizzato la responsabilità della devianza di un ragazzo nel suo ciclo di vita.

Carlo Serra, De Leo e Patrizi hanno osservato come in realtà la costruzione della devianza sia un processo  effettivamente dipendente dai convincimenti interni del singolo individuo.
Allo stesso modo di come questi convincimenti siano co-costruiti in maniera olistica e ciclica dalla società, dagli insegnanti, dalle famiglie, dagli affetti, in un sistema di retroazione circolare che è assolutamente in grado di modificare sia i valori dei ragazzi che quelli della società. Il “costruzionismo complesso”. Tutto sommato se si capisce cosa sia
l’olismo è un paradigma di semplice buon senso per comprendere la società e la costruzione del crimine.

L’aspetto fondamentale sembra essere il “Locus of Control”, ossia si può essere convinti di avere il controllo interno rispetto ai potenziali fallimenti (o successi), oppure si può tendere a proiettarne all’esterno la responsabilità. 

Michele Serra, dall’alto del suo “candelabro borghese”, porta gli studi indietro di 40 anni, ovvero al “determinismo sociale”,  come se un’ intera generazione di studiosi e laureati in queste materie non abbia contato un beneamato, non sia mai esistita. Michele Serra ci ricorda un pò l’ arcigno professor Robert Crawford, interpretato da Murray Abraham nel film “Scoprendo Forrester”: un’incommensurabile, odioso, testa di candelabro, che voleva sbattere in strada un brillante ragazzo di colore, Jamal, per presunto plagio nei confronti dello scrittore de “Il Giovane Holden”.

Michele Serra riuscirebbe bene nei panni del livoroso professore di lettere in “Scoprendo Forrester”

 

Nel film Robert Crawford, professore di lettere ed  ex critico letterario di scarso successo, proverà a convincere il consiglio di disciplina che l’ “ambiente” sia una determinante sufficiente a spiegare il carattere deviante del ragazzo di colore, accusato di plagio. Il ragazzo tuttavia rifiuta la colpa, perchè la situazione era ben più complessa: verrà fuori la psicologia misera, gretta e meschina del professore di quella famosissima scuola in cui solo pochissimi ragazzi, di colore e poveri, potevano accedere con “borsa di studio”.

Ragazzi poveri ma spesso atletici, usati da questi college più per vincere gare sportive di basket e football e mettere a tacere accuse di classismo e razzismo, rispetto ai figli dei ricconi – i cosiddetti W.A.S.P. (White, Anglosaxon, rich and Protestant), che pagano profumatissime rette universitarie.

Mentre oggi, ancora una volta, Berlusconi raschia il barile della sua evidente sindrome psichiatrica e criminogena, rinforzando il suo “disturbo borderline della personalità”, dall’alto del suo ceto borghese acquisito nei primi anni 60, oggi nega l’evidenza di registrazioni di ieri che riportano la sua voglia di “accordo col PD”.

In assenza della “Governabilità senza morale” del tanto osannato fondatore della Repubblica, Eugenio Scalfari, abbiamo come suo degno sostituto Michele Serra, che rappresenta l’altra faccia di chi ha permesso al Berlusconismo, con ignavia colpevole,  di fare così tanti danni.

Ora, l’imbracato intellettuale sta provando a biasimare le vittime di un esclusione sociale, accusandole che il loro destino, statisticamente parlando, è predefinito dal “determinismo sociale”.

Nella scorsa Legislatura, il 90% dei deputati del Movimento 5 Stelle era laureato; ma per B. i deputati pentastellati non sono buoni nemmeno per pulire i cessi della sua azienda.


Non va a parare molto lontano Michele Serra, che mi fa rivenire in mente la filosofia elitaria di Mario Monti e di Eugenio Scalfari: tutto è predeterminato socialmente, ed essere “
populisti” significa “evitare di prendere coscienza della subalternità sociale e della debolezza culturale dei ceti popolari”.
Oltre che di poveri poco colti, per Michele Serra la famiglia in difficoltà economica è anche fatta di imbecilli.

Ditemi voi se questo non è #hatespeech (discorsi d’odio), se non è istigazione alla violenza di classe, se Michele Serra non inizi ad avere i neuroni completamente sclerotizzati come la sua controparte Berlusconi.

Poi si spinge ancor più avanti, in un’ interpretazione secondo cui Freud e gli psicologi delle masse Trotter e Le Bon applaudirebbero in una teatrale standing ovation, lo sforzo intellettuale del loro novello pupillo: “il popolo quando è violento è perchè cerca di mascherare la propria debolezza”. Se il popolo s’incazza è perché vorrebbe che fosse carnevale.

Io direi invece che il popolo in realtà si è rotto le scatole dell’allargamento senza fine della forbice tra i più ricchi e più poveri e delle tante ingiustizie nei tribunali.
Nelle carceri italiane i prigionieri per i reati dei cosiddetti “colletti bianchi”, truffatori, corrotti e corruttori, sono lo 0,4%.
In Germania 35 volte di più. I
nutile dire che negli Stati Uniti, per crimini di natura economica-finanziaria, sono ancor di più. E di certo vi è la certezza della pena.

Ma noi abbiamo il “radical chic” Michele Serra e il “delinquente naturale” Berlusconi, che ci avvertono che tutto deve rimanere così com’è, perchè in realtà il cambiamento sarebbe frutto di un antiestetica e sgraziata invidia sociale.


Noi tutti, pulendo i cessi e facendo i camerieri al centro di grandi città come Roma, potremmo sempre consolarci con le nostre lauree ottenute da cattivi maestri, tornando col tram o con l’autobus n. 105,  meglio noto come “carovana della disperazione” della Casilina, che ha capolinea in stazione Termini, dove tutti si precipitano in 4 lingue diverse per accaparrarsi un posto a sedere e recarsi, ironia della sorte, nella sconosciuta borgata Borghesiana.

Oppure poche fermate prima, la sera, puoi scendere a Palmiro Togliatti, nota via della prostituzione romana, del gioco d’azzardo con annesso riciclaggio di denaro sporco di cui il Governo non sa mai nulla e casca sempre dal pero.

Oppure puoi recarti a Tor Bella Monaca, ascoltando con le cuffiette “Talkin ‘bout a Revolution” di Tracy Chapman,  su Youtube. Fino a che resterà qualche euro per uscire dal quartiere, poi vedremo.

Commenta

Submit a Comment