GAZZABET, IL RICATTO OCCULTO NEL CALCIO SCOMMESSE

I conflitti d’interesse sono uno dei grandi mali dell’Italia: una piovra che rende il nostro Paese prigioniero di una rete di interessi incrociati (tra potenti. Chi è fuori dai giri giusti non conta) che durante il ventennio di politica degli affari dei partiti nemici-amici si è ingrandita così tanto da diventare una cancrena.

Ultimo esempio di questa malattia tutta italiana è il caso di GazzaBet, sito di scommesse sportive on-line, anche live, che ha aperto i battenti l’11 settembre.

Approfittando di un vuoto normativo esistente al momento nel nostro Paese, la RCS Mediagroup, proprietaria della Gazzetta dello Sport, oltre che del Corriere della Sera, ha acquisito la concessione statale decennale, al costo di 293 mila euro all’anno. GazzaBet si fa pubblicità indiretta grazie all’autorevolezza dei giornalisti della Gazzetta dello Sport e infatti l’operazione è stata fortemente criticata dal CDR della Gazzetta e del Corriere della Sera, che sono giustamente preoccupati per l’indipendenza futura dei loro giornalisti da parte di “influencer”.

Chi sarebbero questi influencer? Quando si va a controllare chi sono gliazionisti di RCS Mediagroup troviamo che detengono quote rilevanti il Gruppo Agnelli (16,734%), proprietario della Juventus; Diego Della Valle (7,325%), proprietario della Fiorentina; Urbano Cairo (3,669%), proprietario del Torino;Pirelli (4,43% ), azienda legata a casa Moratti, azionista di minoranza dell’Inter, e Mediobanca (9,93% di RCS), di cui Silvio Berlusconi, proprietario del Milan, è azionista. Insomma, indirettamente, dentro Rcs c’è quasi tutto il potere del calcio che conta.

Questa situazione configura dunque un grave conflitto d’interessi dal momento che ci sono persone-gruppi al contempo proprietari dei due quotidiani più letti nel paese, di squadre di calcio e di una agenzia di scommesse che quota anche le loro squadre. L’ombra del sospetto a questo punto diventa pesantissima: chi può davvero garantire la neutralità sulle quotazioni proposte nelle partite in cui sono coinvolte queste squadre? La risposta è semplice: nessuno.

Già a marzo avevamo presentato un’interrogazione a prima firma Massimo Baroni con la quale chiedevamo al Governo un chiarimento rispetto al caso. Dall’esecutivo non è giunta alcuna risposta. Non per questo ci siamo fermati, anzi: per sanare questa situazione totalmente torbida, nel Decreto Legge Stadi abbiamo inserito un emendamento, con il quale chiediamo che “I titolari di concessioni governative in materia di scommesse sportive non possono essere proprietari di quote, anche minoritarie, di società sportive riconosciute dal Coni, dall’Unire o da altri enti sportivi riconosciuti dallo Stato”.

Caso strano, la Camera dei Deputati ha giudicato inammissibile il nostro emendamento, quindi, come al solito il PD, in teoria impegnato nella lotta alle derive del gioco d’azzardo, potrà far finta di cadere dalle nuvole e consentire che a questa situazione non venga messo un fermo.

Complimenti agli occultatori di Stato: occultare è meglio che prevenire.

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