SAN RAFFAELE OLBIA: STIAMO VENDENDO L’ANIMA AL QATAR?

La scorsa settimana il presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, Pierpaolo Vargiu, deputato sardo di Scelta Civica, ha proposto alla commissione stessa di partire in”missione” per approfondire l’acquisto dell’ormai fallito ex Ospedale San Raffaele di Olbia (a sua volta coinvolto nel dissesto economico del San Raffaele di Milano) da parte di una fondazione del Qatar, che ha stretto un un accordo finanziario con la Regione Sardegna.

Questa vicenda ha dei bizzarri protagonisti: un fallimento eccellente e chiacchierato, un piano d’investimento da un miliardo e 200 milioni di euro da parte di un emiro arabo, accordi presi nel Qatar dal Governo Letta, un decreto Renzi ad hoc del 21 maggio 2014, un (nuovo) privato accreditato, posti letto in deroga alla spending review – mentre proseguono i taglia alla sanità pubblica -, una regione Sardegna che ha un assoluto bisogno di investimenti e di posti di lavoro.

Ci siamo trovati a dover decidere se partecipare ad un missione che rischiava di trasformarsi in una passerella o rinunciare ad indagare su gestioni poco chiare. Al fine di far comprendere da subito la nostra posizione, ci siamo fatti precedere da un’interrogazione a risposta scritta:

Ecco quello che abbiamo capito e denunciato al termine della visita in Sardegna:

– Il Consiglio Regionale sardo ha abdicato a qualsiasi opposizione. La delibera che autorizza una spesa di 55,6 milioni di euro all’anno (che verranno sottratti comunque ad altre realtà) per i DRG (la tariffa corrisposta dal SSN per ogni patologia “curata”) del nuovo ospedale privato è stata votata all’unanimità.

– Nessun politico sardo, con l’eccezione del deputato Capelli, del Gruppo Misto, denuncia alcuna anomalia né possibili problemi inerenti l’enorme business del nuovo modello privato pagato dai contribuenti sardi.

– Il S. Raffaele di Olbia difficilmente potrà aprire il 1° marzo 2015, come annunciato, vista la fase fortemente asimmetrica in cui si trovano gli accordi.

– La cifra di miliardo e 200 milioni di euro che la Qatar Foundation aveva annunciato avrebbe investito nel progetto nei prossimi 10 anni, a quanto pare, si è già ridotta a un miliardo.

– Abbiamo capito che la coppia Del Rio-Lorenzin ha forzato qualsiasi normativa pur di racimolare i soldi degli arabi, in barba al titolo V della Costituzione: è stata partorita una legge “ad nosocomium”.

– Abbiamo capito che l’Ospedale Bambin Gesù è stato scelto come partner del progetto, dal punto di vista sanitario, solo per avere il riconoscimento della nuova struttura come IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico), al fine di “venderla” come un “brand” in appoggio agli investitori qatarini. Da parte del Bambin Gesù al momento non ci sono sostanziali impegni.

– Abbiamo capito che l’apertura di questa nuova mega-struttura privata nella Gallura porta a riempire un “vuoto” di investimenti pubblici di cui la politica sarda è responsabile da vent’anni.

-Abbiamo capito che la strada che si è intrapresa è quella del “privato forte”, in contrapposizione a uno Stato-Regione debole, con il silenzio assenso di tutte le opposizioni.

SIAMO CONSAPEVOLI O NO CHE CI STIAMO VENDENDO L’ANIMA AL DIAVOLO?

I cittadini sardi sono stati “ingolositi” dall’annuncio di nuovi 1800 posti di lavoro che dovrebbe portare l’apertura dell’ospedale: vigileremo affinché quei posti vadano effettivamente agli abitanti della regione. Ricordiamo che la Sardegna, in questa fase storica, sta vivendo una crisi occupazionale drammatica.

Forse i politici sardi hanno abdicato a una visione della società comunitaria e partecipata, scegliendo di giocare d’azzardo con un partner che conosce la nostra debolezza economica strutturale.

Noi ravvisiamo il concreto pericolo che questo caso rappresenti il cavallo di troia al cui interno è annidato il “vero” piano: nessuna eccellenza di medicina di elezione, né di ricerca, ma solo politiche basate sulla riabilitazione e la lungodegenza. Questa “filosofia ospedalocentrica” non risponde ai bisogni dei sardi, che sono in buona posizione per assistenza primaria e che possono contare su un’assistenza domiciliare indiretta e un modello di sanità
d’iniziativa funzionanti.

Insomma, quello che abbiamo visto in Sardegna è un pezzo, paradigmatico, del tentativo di smantellamento di quella parte sana della Sanità pubblica che, nonostante tutto, per qualità, ancora rimane ai primissimi posti nel mondo.

Blog M5S Affari Sociali, Salute e Sanità

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