Storie incredibili nella Regione Lazio.

Fino al 2003 gli adolescenti del Lazio con importanti disagi psichici, non trovavano accoglienza nella propria regione a causa di un vuoto normativo. La Regione Lazio non aveva infatti recepito la normativa nazionale e quindi inviava lontano dalle proprie famiglie i minori a cui necessitava un trattamento specialistico di tipo comunitario.

Finalmente un gruppo di specialisti e agguerriti pionieri, propose di aprire a Roma una piccola struttura, la “Eimì” per la cura residenziale dei minori adolescenti con patologie psichiche. 

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Soldi e Bilanci nella Sanità Privata del Lazio

analisi dei bilanci cliniche private del LazioAbbiamo analizzato 4 società che fanno capo a 9 cliniche private accreditate Colle Cesarano, Gli Annali, Villa Armonia e il Gruppo INI

1. Partendo da  segnalazioni ricevute sui tagli in busta paga e su continue procedure di licenziamento di molti operatori sanitari, licenziamenti che, assurdamente, avvenivano non appena i gestori di tali cliniche ottenevano l’accreditamento definitivo dalla Regione,  abbiamo cominciato uno studio su alcune Cliniche private riabilitative accreditate dalla Regione Lazio.

2. Su queste strutture ci sono state almeno 13 interrogazioni regionali,  7 interrogazioni parlamentari mentre nel frattempo Zingaretti, ha sempre firmato aumenti di budget e accreditamenti, refrattario alle segnalazioni e ai controlli.

3.  gli imprenditori di strutture private  “autodichiarano” un perenne stato di crisi, promuovendo continue procedure di licenziamento, in alcuni casi con un numero inspiegabile di decessi tra i pazienti.

4.“Seguite i soldi!”. A fronte di controlli insussistenti, abbiamo fatto la cosa più logica, mai fatta da coloro che avrebbero dovuto: verificare l’impiego e l’utilizzo dei fondi pubblici studiando i bilanci.

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Esposto alla Corte dei Conti

 

 

 

 

5. l dati che emergono riguardano l’estro finanziario di questi imprenditori ad utilizzare i soldi della Regione con i quali, anziché garantire l’assistenza,  finanziano altre loro società. In alcuni casi i finanziamenti ricevuti sono addirittura “irreperibili”.

6. “I soldi non bastano mai!”. Dopo il “dirottamento” dei capitali e l’autodichiarazione dello “stato di crisi”, ottengono dalla regione l’autorizzazione a casse integrazioni e contratti di solidarietà con le immancabili omissioni  dei sindacati.

 

 

 

 

 

 

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Alla Procura Regionale

Integrazione all’Esposto alla Corte dei Conti

 

 

 

Praticamente altri soldi pubblici per pagare una parte di stipendio che è già compresa nelle rette regionali e nel Fondo Sanitario Regionale

7. Sui bilanci, oggetto di studio, si contano oltre 21 MILIONI di euro utilizzati per finanziare società satellite (capitali che non è ben chiaro come, quando e se rientreranno). Il totale del budget annuale, assegnato dalla Regione Lazio alle cliniche esaminate, è di  circa 55 milioni di euro (approssimato per difetto).

 

 

 

 

 

 

 

 



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8. Contestualmente 900 dipendenti sono stati coinvolti in procedure di cassa integrazione e contratti di solidarietà e, ad oggi, i licenziamenti, in alcune strutture, hanno coinvolto fino ad un terzo del personale in forza.



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9. “La Pianta Organica, questa sconosciuta!” A questo punto gli imprenditori sono pronti per l’ultimo atto: umiliare il personale e abbassare definitivamente il costo del lavoro con ripetute e incessanti procedure di licenziamento del personale, dello stesso personale assunto per ottenere l’accreditamento.



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10. Tutti gli amministratori di queste società facevano parte del Consiglio Direttivo dell’AIOP Lazio (l’Associazione Italiana Ospedalità Privata) la cui presidente è la dr.ssa Jessica Veronica Faroni del Cda del Gruppo INI.

L’ Associazione Italiana Ospedalità Private, è il più importante competitor del Servizio Sanitario Pubblico.



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Se uniamo i 10 punti l’immagine è chiara: Un sistema che ad ogni passaggio prevede il controllo di qualcuno. Un controllo che nella migliore delle ipotesi è mancato e che in alcuni casi si è trasformato addirittura in avallo e  copertura.   

Gruppo INI – Soldi pubblici e sanità privata: Dove sono i soldi?

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Qualcuno mi chiedeva se stesse arrivando la puntata successiva del malaffare sulla Sanità del Lazio.

Visto l’argomento l’attesa è sempre breve rispetto alla morte e alle liste d’attesa alle quali Zingaretti, garante della Salute Pubblica, costringe i malati italiani.

Liste d’attesa che si liberano come per magia, dato che ogni anno sempre più italiani rinunciano definitivamente a curarsi.

E per i malati cronici?

Parleremo ancora di strutture sanitarie private accreditate, le “clinicarie”, e questa volta di un gruppo che da solo ne conta ben 9 tra Lazio e Abruzzo.

Il gruppo INI ha mille (1000!) posti letto e almeno altrettanti dipendenti.

Gli appassionati del “genere”  si accorgeranno dei comuni segni di riconoscimento con le altre Cliniche trattate fino ad oggi su questo blog, i neofiti non si impressionino è uno schema lineare, definito e di facile comprensione.

Eravamo rimasti agli ingredienti comuni e necessari alla ricetta che garantisce un menù a base di “soldi pubblici”.

Vediamo il menù della Sanità Laziale gestita dal privato e accreditata da Zingaretti:

  1. Regione Lazio; (primo)
  2. ASL di competenza; (secondo)
  3. Sindacati; (contorno)
  4. Crisi Aziendale (supposta).

Chef esperti utilizzano in ricetta la formula “q.b.” (quanto basta) di tutto.
Preparano il piatto e lo gustano comodamente seduti sotto il tendone dell’AIOP Lazio.

Questa volta ci occuperemo della “prova del cuoco” della famiglia Faroni che gestisce il gruppo INI e di Jessica Faroni Presidente Regionale dell’AIOP Lazio. L’Associazione Italiana Ospedalità Privata che rappresenta, su tutto il territorio nazionale, 500 Case di Cura con oltre 53.000 posti letto di cui 45.000 accreditati con il Servizio Sanitario Nazionale.

Le Strutture sanitarie che abbiamo imparato a conoscere, Villa Armonia [2], Gli Annali, Colle Cesarano [2], sono tutte associate all’AIOP e i nomi dei loro gestori, Paolo Rosati, Massimo Forti, Manfredino Genova  sono tutti parte del Direttivo e/o dell’Esecutivo dell’Associazione stessa

Un’inquietante coincidenza, ma per coloro che non credono alle coincidenza il termine  “Associazione” potrebbe far pensare ad un altro tipo di attività.

Tra gli chef non può mancare l’aiuto cuoco, dr. Marco Vincenzi. Pare che sul territorio tiburtino sia il punto di riferimento per il controllo e la cottura dei manicaretti.

Un amico aiuto cuoco serve sempre…

Il caso ha voluto che pochi giorni prima dello scadere del suo mandato da Sindaco di Tivoli, rilasciasse l’autorizzazione  al cambio di destinazione d’uso per una favolosa speculazione edilizia a vantaggio dei Faroni  e secondo un’informativa del Ros dei Carabinieri, risalente al 18 ottobre 2014, allegata all’inchiesta su Mafia Capitale, Marco Vincenzi “ percepisce reddito anche dall’Istituto Neurotraumatologico Italiano Spa”

E che volete? quando la cucina è buona uno si “Associa”, prima assaggia, poi si accomoda e gradisce …

Ma torniamo alla prova del cuoco. Pronti?

Carta, penna e fornelli…seguite con attenzione la ricetta!

Le ASL di competenza sul territorio, dopo i dovuti sopralluoghi, certificano che nelle strutture sanitarie del gruppo, sono rispettati i requisiti minimi previsti dalla legge.  Ma non sempre come vedremo dopo, indagando.

La Regione, al contrario, accredita sempre.

L’equivalente di:  “prendete una pirofila”;

Il 22 luglio 2015 il gruppo INI avvia una procedura di licenziamento collettivo per 496 dipendenti.
Praticamente si vuole dimezzare il costo del personale  e “diliscare la trota”

Il solito funzionario della Regione Lazio, dr. Raffaele Fontana e i sindacalisti della CGIL, CISL e UIL, che sanno come montare la maionese senza farla impazzire, avallano in alternativa ai licenziamenti, un contratto di solidarietà per 802 dipendenti, che prevede fino al 60% in meno delle ore lavorative. “imburrare la pirofila”

“L’intruglio” era già riuscito negli anni precedenti durante i quali  i lavoratori, oltre alla presenza ordinaria sono stati costretti agli straordinari…

Sotto il naso di  Zingaretti a al lezzo di bruciato, la grande certezza: l’accreditamento non si tocca.

Dopotutto qualcuno deve pur tenere il forno acceso e, che volete, se si passa troppo tempo ai fornelli gli odori non si riconoscono più…

Gli chef, intanto, esperti e qualificati, autorizzano l’abbassamento del livello di assistenza del 60% (corrispondente al minor costo per il datore di lavoro che viene pagato dall’INPS, ovvero dai nostri soldi), confermano l’esubero di 496 lavoratori che restano a rischio licenziamento e quando serve sono costretti a fare gli straordinari. Questa è arte culinaria, signori,  destinata alle buone forchette!

La ricetta, sempre ben riuscita, questa volta diventa una frittata indigesta.

Talmente abituati all’équipe solida ed efficiente, all’affidabilità della ricetta della nonna e al forno sempre caldo, che nessuno si è fermato.

Il Gruppo INI, Villa Armonia, Gli Annali, Colle Cesarano, hanno fatto tutti una bella infornata di ghiottonerie con soldi pubblici ma adesso che conosciamo le ricette, gli ingredienti e soprattutto i cuochi, siamo impazienti di vedere cosa rimarrà  dei loro enormi tacchini ripieni.

A marzo del 2016 sul gruppo INI, come per le altre strutture, ho presentato un’interrogazione parlamentare che ha coinvolto il Governo sull’ennesima vicenda dell’ospedalità privata laziale.

Stranamente  la Ministra Beatrice Lorenzin, risponde (evento rarissimo!), affermando che sono state rilevate delle irregolarità a macchia di leopardo su alcune strutture del gruppo INI. Il fumo e l’olezzo di bruciato è talmente forte, che la Ministra non può più ignorarle, ormai è costretta ad ammettere che qualcosa sia irregolare.

A questo quadro dovete aggiungere che il Gruppo INI non risulta aver depositato i bilanci del 2014 e del 2015.
Stanno smantellando il gruppo? Cerchiamo di capire dove finisce, un enorme flusso di denaro pubblico.
La presidente del Lazio della più importante associazione che tutela il privato sanitario in concorrenza con il pubblico è fuori legge.
Non deposita i bilanci da due anni.

Tutta la documentazione disponibile è stata depositata presso la Corte dei Conti per appurare il possibile danno erariale e che trasmetterà alla Procura della Repubblica qualora rilevasse eventuali responsabilità penali.

In tal caso si spegnerà il forno dello sfruttamento del personale nella riabilitazione sanitaria e dello sperpero di denaro pubblico.
Le parole vuote (“io non sapevo…”) del fratello di Montalbano, al contrario, senza un sonoro VAI A CASA! di cittadini indignati,   continueremo a sentirle